Competizione e litigi tra fratelli: come gestire i conflitti

“In molti rapporti tra fratelli e sorelle il tasso di conflitto può essere elevato, ma i momenti di divertimento riescono a bilanciarlo. Questa proporzione positiva è ciò che predice un buon rapporto più avanti nella vita. Al contrario, i fratelli che durante la loro infanzia e adolescenza semplicemente si ignoravano a vicenda e avevano meno litigi, non sviluppano una relazione profonda e presente nella vita adulta”

Po Bronson

Questa affermazione dovrebbe confortarci e riuscire a consolarci quando sentiamo urla e litigi provenire dalla stanza dei figli, ma non credo sia così, giusto?

Durante questo straordinario periodo in cui i fratelli sono per lo più insieme 24 ore su 24, 7 giorni su 7, si può assistere a una maggiore competizione e a combattimenti. Il che significa che la scelta dei genitori è fra far rispettare le regole della casa o (comprensibilmente) urlare.

Quando i nostri figli hanno difficoltà a stare insieme è naturale concentrarsi sul problema, cercando di aiutarli a imparare a risolvere le loro differenze. Questo però non sembra essere molto efficace, soprattutto in tempi come questi, in cui le differenze esplodono nella quotidianità domestica.

E se invece ci concentrassimo sul rafforzare e incentivare gli elementi positivi che li uniscono? Come abbiamo letto nella citazione a inizio pagina, le liti si bilanciano con il divertimento e con le ore trascorse insieme nel gioco e nella condivisione.

John Gottman ha scoperto che le coppie hanno bisogno di cinque interazioni positive per controbilanciare un’interazione negativa. Questo rapporto è stato sperimentato in diversi studi, dalle coppie ai luoghi di lavoro. Ad oggi non ci sono state ricerche parallele con fratelli e sorelle, ma è un rapporto che potremmo applicare anche in questo contesto.

Certo, facendo due conti, potremmo spaventarci di fronte al fatto che, dopo tutto, se i figli litigano sei volte al giorno, come possiamo aiutarli a creare 30 interazioni positive ogni giorno? Ricordiamoci che un sorriso conta come un elemento positivo; non devono essere tutte interazioni importanti per avere un effetto benefico. Quindi il nostro obiettivo potrebbe essere semplicemente quello di aiutare i nostri figli ad avere il maggior numero possibile di interazioni positive?

Ecco 12 consigli per aiutarvi a stimolare un legame più forte tra fratelli e sorelle, durante l’isolamento o in qualsiasi momento.

  1. Osservate e promuovete le attività che fanno giocare insieme i vostri figli. Le ricerche sul miglioramento dei rapporti tra fratelli e sorelle dimostrano che i bambini hanno rapporti migliori quando condividono le attività che piacciono a entrambi. Può essere difficile identificare tali attività, soprattutto se c’è un divario di età o di interessi. Ma se si presta attenzione, di solito si può suggerire qualcosa che possa interessare entrambi i bambini. Ad esempio, se lei vuole giocare al negozio e lui vuole giocare all’astronauta, perché non avere un negozio sulla luna? O magari entrambi si divertono a giocare in cucina, o a fare arte insieme, o a costruire fortini. Cercate di incoraggiare almeno un’attività condivisa ogni giorno.
  2. Non interrompete quando sono intenti nel gioco. Probabilmente ricorderete il vecchio adagio “Mai svegliare un bambino che dorme”. Potemmo cambiarlo in “Non interrompere un bambino che gioca felice”. Quindi, quando i fratelli giocano bene insieme, non datelo per scontato. Sostenerli in qualsiasi modo li aiuti a continuare a giocare, e non interromperli a meno che non sia inevitabile.
  3. Usate l’ossitocina per far sì che i vostri figli si leghino. Includete nella vostra routine quotidiana il maggior numero possibile di attività che stimolano la produzione di ossitocina. Ridere. Ballare insieme. Cantare insieme. Fare casino.
  4. Stabilite un momento definito “Tempo speciale” tra i vostri figli. Individuate un blocco di tempo giornaliero di 15 minuti in cui i bambini stiano insieme. Questo è particolarmente utile se i vostri figli sono molto distanti per età o se uno dei due è meno interessato a giocare insieme all’altro, perché mantiene la connessione in un’attività giornaliera. Bisogna assicurarsi di pianificare qualcosa da fare che piaccia a entrambi.
  5. Quando notate che hanno una brutta giornata, tirate fuori un’attività che aiuterà entrambi a cambiare umore, come fare biscotti o giocare con l’acqua.
  6. Includete nella routine della nanna la possibilità che i vostri figli di dirsi sempre “Buonanotte” e “Ti voglio bene” l’uno all’altro. Si possono anche costruire dei rituali di legame, come il bambino più grande che legge al più piccolo prima di andare a letto.
  7. Sostenete i fratelli e le sorelle ad aiutarsi a vicenda. Quando un bambino si fa male, fate in modo che tutti i fratelli smettano di giocare e si occupino del bambino che si è fatto male, senza drammatizzare, ma solo per insegnare loro a prendersi cura uno dell’altro. Rimanete con loro un momento per assicurarvi che i fratelli si prendano cura l’uno dell’altro. Mandate un bambino a prendere il ghiaccio, i cerotti o lasciate che assuma il ruolo di vostro assistente medico e che si occupi del fratello.
  8. Invece di mettere i vostri figli l’uno contro l’altro, trovate il modo di unirli nella stessa missione. “Potete lavorare insieme in modo da essere entrambi pronti a iniziare i lavori scolastici alle 9 del mattino? Questo ci darà il tempo di iniziare con un libro di racconti, prima dei vostri compiti. Sì? Che squadra!”.
  9. Suggerite l’idea del team di fratelli e sorelle creando attività familiari in cui i vostri figli lavorino insieme. Per esempio, date loro un enorme foglio di carta su cui disegnare insieme. Chiedete loro di scrivere insieme una lettera alla nonna. Progettate una caccia al tesoro in cui i ragazzi si aiutano a vicenda, piuttosto che competere l’uno contro l’altro. Organizzate le squadre mettendo sempre i bambini in squadra contro gli adulti.
  10. Designate i vostri figli capi di un progetto. Per esempio, magari si occuperanno delle decorazioni per il compleanno del papà, o pianificheranno un divertente “picnic” familiare sul pavimento del soggiorno, completo di farfalle di carta e fiori. Lasciate che i bambini lavorino insieme alla progettazione, con voi solo marginalmente coinvolti per garantire la sicurezza e il massimo divertimento.
  11. Il diario famigliare della gentilezza. Legate dei fogli di carta con un nastro, o aggiungete semplicemente dei fogli di carta ad un raccoglitore. Sull’etichetta scrivete “Il Diario della gentilezza della famiglia xxxx” e lasciate che siano i bambini a decorarlo. Potreste iniziare con una citazione sulla gentilezza, come quella del Dalai Lama: “Siate gentili quando possibile. È sempre possibile”. Annotate quindi gli atti di gentilezza tra i vostri figli, e scrivete nel diario, con la data.Marco ha aiutato Giulia quando la sua costruzione di Lego stava per cadere
    Anna ha aiutato Filippo a raggiungere l’interruttore della luce.
    Quando abbiamo ordinato online dal negozio di alimentari, Matteo ci ha suggerito di comprare le arance per Francesco perché sa che le adora.Ricordate ai vostri figli che la gentilezza ha un modo di fare bene a entrambe le persone: a chi dà e a chi riceve. Presto i vostri figli noteranno le piccole gentilezze tra loro e vi chiederanno di registrarle. Prima che ve ne accorgiate, saranno ispirati ad altri atti di gentilezza l’uno verso l’altro.
  12. Aiutate i bambini a risolvere i problemi senza incolpare nessuno. Il conflitto fa parte di ogni relazione umana e i bambini stanno ancora imparando a gestire le loro forti emozioni. Quindi potete aspettarvi che i vostri figli litighino tra loro. Il nostro compito di genitori è quello di resistere a schierarsi, il che aumenta la rivalità tra fratelli e sorelle. Invece, insegnate ai bambini la capacità di risoluzione dei conflitti in modo sano, come ascoltare, esprimere i propri bisogni senza attaccare l’altra persona, e cercare soluzioni vantaggiose per tutti.
Sabrina Ciraolo

Autore: Sabrina Ciraolo

Sono nata a Roma nel 1972. Laureata in Storia dell’Arte, lavoro da vent'anni nella formazione a distanza, e da tredici svolgo attività di consulenza presso le agenzie dell’ONU con sede a Roma, FAO e WFP. Sono diventata coach nel 2015 e mi sono poi specializzata in coaching al femminile con Francesca Zampone, oltre a seguire i tanti workshop e corsi di Accademia. Sono in perenne formazione e aggiornamento. Sono madre di due figlie e il mondo della genitorialità e dell’adolescenza mi ha spinto verso il Parent Coaching, sul quale mi sto ulteriormente specializzando seguendo un corso di formazione specifico. Sono un’avida lettrice fin da piccola, ascolto musica appena mi sveglio al mattino, ma amo anche rintanarmi in un silenzio rigenerante. Sono cultrice della bellezza della natura e dell’arte, che credo sia l’unico modo per sfuggire alla rassegnazione. Sono diventata socia di Accademia perché credo di poter contribuire con il Parent coaching a costruire un percorso verso la felicità aiutando i genitori e gli adolescenti.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *