Competenti e sicuri, comunque umani

Bertrand Russell una volta disse: “il problema principale nel mondo è che i fanatici sono sempre così sicuri di loro stessi, e i saggi sono così pieni di dubbi”. competenza

I Bluffatori

Spesso incontriamo persone che improvvisano o che fingono di essere all’altezza del ruolo che ricoprono. La reazione istintiva che proviamo è quella di avere davanti dei bluffatori. Hanno conoscenze approssimative, ma conoscono l’arte di presentarsi al meglio e fanno carriera più velocemente o con più facilità. Costoro si collocano, secondo la definizione della giornalista americana Erica Heath, nella schiera delle persone affette dalla Sindrome da irrazionale sicurezza di sé (ISC).

Un esempio pratico? Alcuni partecipanti ai provini dei talent show ci hanno mostrato cosa significa essere incapaci di riconoscere i limiti reali del proprio talento. Osservarli in televisione è spassoso e comico, ma non è altrettanto divertente lavorare o incontrarli nelle nostre relazioni! L’estrema fiducia in sé procura buoni incarichi in settori come il marketing e la vendita. Quando qualcuno raggiunge questi risultati, se gioca bene le sue carte, è difficilmente individuabile nel breve periodo. Nel mondo aziendale gli operatori ISC ottengono più riconoscimenti, acquisiscono budget più ricchi e propongono – nel caso ricoprano ruoli manageriali – frequenti riorganizzazioni del personale, poiché le relazioni con i colleghi tendono a logorarsi velocemente.

Chiariamo: non stiamo parlando di quella sana fiducia in sé stessi che ci permette di accettare di non saper fare tutto, ma di provarci ugualmente (quel tipo di sicurezza è vitale e fondamentale!). Parliamo delle persone la cui fiducia nelle proprie capacità eccede di molto la competenza reale. Questo tipo di sicurezza è deprimente, la falsa autorevolezza ci infastidisce e ci chiediamo perché il riconoscimento del merito, dell’impegno, del valore professionale, passi troppo spesso in secondo piano.

Eppure, tra i consigli che più frequentemente le persone con bassa autostima si sentono rivolgere c’è proprio questo: fingi di saperlo fare, fino a quando non saprai farlo. Ma se nutriamo sospetti verso i millantatori, se fingere di sapere più di ciò che si conosce davvero ci sembra ingannevole e disonesto, come si può mettere in pratica questo consiglio?

La mappa della competenza

Qual è la chiave per essere professionisti capaci, riconosciuti, ma anche persone autentiche? Chiariamolo subito: non serve assolutamente imparare ad essere degli artisti dell’improvvisazione, ma è utile ridefinire la propria mappa della competenza.

Chiunque sia efficiente vuole fare del proprio meglio, ma questo non significa aspettarsi costantemente da se stessi prestazioni che vanno oltre il fare bene. Se lo standard qualitativo che ci poniamo è irrealisticamente alto, raggiungere gli obiettivi risulta estremamente faticoso. Lavorare con colleghi che padroneggiano l’arte dell’improvvisazione, ottenendo successo, può diventare logorante.

Se pensiamo costantemente di non essere abbastanza bravi, nonostante si dica di noi esattamente il contrario, allora è forse il momento di ridefinire il nostro modello di competenza. Perché è importante farlo? Per trovare quell’equilibrio adatto a noi e alla nostra storia personale, che ci permetta di sentirci competenti e umani allo stesso tempo. A parte ovvie eccezioni, non tutto quello che facciamo merita il nostro impegno più tenace.

Se non possiamo evitare di condividere l’ufficio con un ISC possiamo perlomeno ridefinire il suo raggio d’azione. Riconosciamo le sue dinamiche ed evitiamo di pensare erroneamente “chiunque, tranne me, riesce a farsi valere come professionista!”.

Non importa se lo chiamiamo improvvisare, fare come tutti gli altri, avere faccia tosta, ciò che conta è provare a comportarci come le persone capaci che siamo effettivamente, specialmente quando scegliamo di non lasciarci influenzare dalle scelte e dai comportamenti altrui. Per sentirci competenti e autentici dobbiamo sforzarci di agire utilizzando al meglio le nostre abilità, nonostante i dubbi, così umani, che nutriamo su noi stessi.

La riflessione richiede tempo, ma ecco un buon esercizio per iniziare a ridefinire la nostra “mappa della competenza”:

  1. Mi sentirei competente se…
  2. Se non dubitassi delle mie competenze farei…
  3. Mi sento poco qualificato quando…
Barbara Mantovi

Autore: Barbara Mantovi

Sono nata e cresciuta a Reggio Emilia dove ho vissuto una selvaggia infanzia campagnola. Ho da sempre fame di storie e la mia carriera di bibliotecaria e operatrice culturale mi permette di incontrare ogni giorno persone, libri e nuovi progetti creativi. Perseguo l’obiettivo di attraversare la vita con leggerezza, perché la leggerezza è un’attitudine che mi è congeniale e che trovo liberatoria; mi permette di vedere dove voglio andare, anche nella nebbia della mia Emilia. Ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità nel 2017/2018 e ora sono felicemente in tirocinio.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *