Come trovare la tua voce quando scrivi

Ho vissuto la mia infanzia in un’epoca in cui si insegnava ai bambini a non interrompere i discorsi dei grandi. Questo veto manifestava il senso di rispetto che si doveva alla voce degli adulti ma, al contempo, celava anche un sottile giudizio sulla voce del bambino, considerata meno importante di quella di una persona matura. Essendo io una bimba poco incline al conflitto, a questo diktat non mi sono ribellata apertamente. Lo facevo scrivendo pagine e pagine di temi in cui riversavo i miei pensieri e il mio sguardo sul mondo. Non avevo bisogno di strepitare, urlare o fare capricci: avevo scoperto che scrivere era un modo altrettanto valido di far sentire la mia voce.

Voce deriva dal latino vocem, accusativo di vox, che si può tradurre come discorso, parola, suono. La voce, quindi, è un sistema complesso, che comprende in sé due aspetti complementari:

  1. Da un lato rappresenta il suono che articoliamo attraverso le corde vocali, ed è caratterizzata dall’estensione, dal timbro, dall’intensità.
  2. Dall’altro rappresenta il modo in cui ci esprimiamo, con tratti distintivi come il tono, il lessico, la sintassi.

La nostra voce è soggetta a condizionamenti come il contesto, il tono e le fasi della vita. Non è la stessa in ogni situazione, ma cambia registro e modulazione a seconda delle circostanze. Ci esprimiamo in modo diverso a seconda del fatto che ci troviamo in famiglia, al lavoro, con gli amici o in coppia. Allo stesso modo, sussurriamo, bisbigliamo, urliamo o assumiamo toni dolci, pacati, veementi in base alle emozioni e alle diverse occasioni in cui ci troviamo a relazionarci. Non solo: il nostro modo di esprimerci varia moltissimo anche in funzione dell’età, dalla lallazione della prima infanzia, fino alla costruzione di un linguaggio che ci rappresenti appieno. Accompagnandoci in ogni momento della nostra vita, la nostra voce si fa strumento inconsapevole anche della nostra evoluzione come persone.

Spunti per far emergere la tua voce autentica

Ti è mai capitato di ascoltare un brano che non conosci e di identificare al volo la voce inconfondibile di un cantante che ti piace? Oppure di leggere un passo di un libro e di riconoscere senza dubbio alcuno l’autore, prima ancora di guardare la copertina? La voce ci rende unici, ci distingue da chiunque altro: non esistono due voci identiche, siano esse voci orali o scritte. Nella sua doppia accezione di suono e logos, essa è un tratto caratteristico di ciascun essere umano. Eppure capita spesso che non ne siamo soddisfatti, addirittura che ce ne vergogniamo, e allora tendiamo a mistificarla, a camuffarla, a nasconderla. Perché?

Perché facciamo molta fatica ad accettare ciò che ci rende unici, ci sentiamo come spogliati, indifesi di fronte agli occhi – e al giudizio – degli altri.

Il suggerimento più efficace per tirar fuori la tua vera voce è di una semplicità disarmante: sii te stesso. Quando ci sentiamo nudi davanti allo sguardo altrui, infatti, il primo istinto è quello di schermarci. Con la conseguenza di diventare artificiosi, costruiti, finti. Soprattutto quando scriviamo, essere noi stessi fa la differenza.

Sì, ma come si fa nella pratica? Ecco qualche piccolo spunto che può esserti utile:

  • Prima di iniziare a scrivere, scegli il tuo registro, il tuo tono di voce. Vuoi essere incisivo, accogliente? Vuoi rassicurare il tuo lettore? Vuoi spronarlo a compiere un’azione? Vuoi informarlo di un’iniziativa? In base al tuo intento, tara il “calore” del tuo messaggio e trova il tuo lessico per esprimere ciò che hai in mente.
  • Va bene lasciarti ispirare dal modo di scrivere di qualcuno che ammiri ma senza esagerare, altrimenti la tua voce sembrerà la brutta copia di quella di un altro. E addio autenticità.
  • Per quanto possibile, cerca di non farti influenzare da chi leggerà il tuo scritto. Non hai bisogno di far colpo con effetti speciali. L’effetto speciale sei tu.
  • Sia che stai scrivendo un diario, un post di un blog o una lettera a un amico, elimina dai tuoi discorsi scritti tutte le frasi fatte, i modi di dire vuoti che non ti appartengono. Non servono ad avvalorare quello che hai da dire. Se è coerente con ciò che intendi trasmettere, trova delle espressioni che siano solo tue, che magari utilizzi anche nella vita di tutti i giorni.
  • Sii credibile, affronta solo argomenti che conosci bene o che hai approfondito. Perché dovresti parlare di fisica nucleare se ti occupi di gestione del personale?
  • Non censurare i tuoi pensieri perché li ritieni banali ma fidati del valore che il tuo punto di vista può aggiungere, anche se si tratta di un argomento già ampiamente dibattuto.
  • Datti il permesso di mettere in discussione tutti questi suggerimenti e di trovare delle linee guida che siano sensate ed efficaci per te.

Alla fine, tieni sempre presente che c’è una variabile che sfugge totalmente al tuo controllo: la voce del lettore. Il tuo lettore processerà, attraverso il proprio sistema di valori e anche in base alle proprie emozioni, le tue parole che, così, diventeranno parte di una voce collettiva e condivisa che non sarà più solo tua. Non è meraviglioso?

Giovanna Martiniello

Autore: Giovanna Martiniello

Ho l'inquietudine tipica di chi è vissuto a lungo su un suolo vulcanico. Vesto sempre di nero, così i miei accessori colorati risaltano meglio. Sono appassionata di handmade perché credo nel lavoro etico e nel valore di ogni singola persona. Sono in una relazione complicata con Mortifera, il mio darkside, di cui parlo in un blog autobiografico e un po' strampalato. Nel 2017 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità e al momento sono alle prese col tirocinio per diventare coach professionista.

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