Come studiare la nostra funzione

Negli ultimi giorni ho letto un bellissimo libro di David Foster Wallace sull’infinito e la sua storia dal punto di vista matematico. David Foster Wallace è un eccellente scrittore e sebbene non mancassero notazioni e teoremi l’ho divorato come si fa come un romanzo avvincente. Poi, come spesso succede, quello che ho letto è rimasto a sedimentare nella mia mente e concetti matematici e ricordi di scuola si sono mescolati con il coaching e la crescita personale.

Ho collegato la cosa che mi piaceva di più della matematica al liceo con quello che ho imparato negli ultimi anni e quello che ne sono usciti sono collegamenti e suggestioni che per una multipotenziale come me sono affascinanti. A me piaceva soprattutto disegnare curve, ossia lo studio di funzioni, che qualcuno di voi forse ricorderà: mi è sempre piaciuto perché è come tradurre numeri e lettere in una linea sul foglio: qualcosa di molto concreto e immediatamente visibile.

Disegnare come si comporta una curva è un po’ come disegnare il proprio percorso: suona familiare perché è esattamente quello che succede nel coaching e nella crescita personale.

Come si parte? Nello studio di funzioni la prima cosa è definire che valori può assumere la nostra x: equivale a capire il cosiddetto dato di realtà, ovvero dove siamo ora, che valori abbiamo, qual è la situazione che ci circonda. Bene, ora, dove vogliamo andare? Cosa o chi vogliamo diventare? Quella è la nostra y e bisogna sapere, anche per lei, che valori assume, dove si colloca, quale situazione le sta intorno.

Ora bisogna stabilire dei punti fermi: sono quei punti dove la nostra curva, il nostro percorso, deve per forza passare. Li possiamo chiamare milestones: quegli obiettivi lungo la strada che ci aiutano a mantenere l’attenzione sul traguardo finale e servono come punti di riferimento lungo la strada.

Poi devo stabilire dove la mia curva sarà positiva e dove negativa: dov’è che posso immaginare ostacoli e negatività? Quali sono gli scenari peggiori che possono capitare e come li posso fronteggiare? Al contrario, dove prevedo che mi sentirò bene e felice lungo il cammino?

Il passo successivo è studiare i limiti della curva. Anche noi dobbiamo farlo: dobbiamo sapere dove si situano i nostri confini, per rispettarli noi stessi e farli conoscere agli altri. Dobbiamo conoscere i nostri limiti, per imparare ogni volta a superarli un po’ e raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati ma anche per accettarli senza criticare troppo se stessi. Impariamo a chiederci: dove non voglio o non posso andare? Dove posso arrivare? E qui arriviamo a un’altra fase: per le curve si studia che comportamento hanno quando si estendono all’infinito. Anche noi possiamo chiedercelo: a che cosa vogliamo tendere? Qual è il tipo di persona che vogliamo diventare? Come ci vogliamo sentire una volta raggiunto il nostro obiettivo? Dove vediamo la nostra espansione e attraverso cosa la vogliamo raggiungere?

Ci saranno ovviamente lungo il percorso dei punti di minimo e di massimo: momenti in cui avremo sensazioni negative o al contrario in cui ci sentiremo al massimo della forma. Nel primo caso, abbiamo pensato a come uscirne? Sappiamo come non cedere del tutto al pessimismo? Sappiamo invece sfruttare i momenti di entusiasmo e di felicità come spunto e stimolo? Sappiamo prima di tutto riconoscerci i traguardi che raggiungiamo?

Quando si disegna una curva, ci si fanno soprattutto delle domande, così come nel coaching: cosa succede in determinati punti? Quali sono i limiti? Quali sono le condizioni di partenza? Possiamo prevedere quando cambierà direzione e dove tenderà? Sono domande in realtà che possiamo applicare anche al nostro progetto. Ci aiutano a disegnarne la mappa, a capire in anticipo dove potranno essere i punti difficili, a vedere dove vogliamo andare davvero. Con una mappa disegnata bene, è molto più difficile andare fuori rotta, non capire cosa si sta facendo o perché o dove ci troviamo. Possiamo sempre produrne di nuove, se quelle che abbiamo non ci soddisfano o fare modifiche. Ma sempre chiedendosi le stesse domande.

Francesca Saracino

Autore: Francesca Saracino

Milanese per nascita, biologa per passione, viaggiatrice per indole, sono da sempre interessata a capire come funzionano la vita e la mente e a mettere a disposizione degli altri tutto ciò che imparo, leggo o scrivo. Ho frequentato il mondo accademico per dieci anni e poi quello farmaceutico. Ho lasciato l’azienda e ho deciso di diventare una coach professionista, per accompagnare altre persone lungo la strada della realizzazione dei propri sogni e dei propri obiettivi.

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