Sappiamo più di quello che conosciamo

È diventato famoso, tra chi si occupa di scienze cognitive, il caso di un professore di economia della Colombia University che doveva decidere se accettare la proposta di un’università rivale o rimanere alla Columbia ed era molto preoccupato da questa situazione. Un collega gli disse: “Ma perché non massimizzi la tua utilità prevista? Lo scrivi e lo insegni sempre che bisogna fare così!”. Il professore gli rispose senza esitare: “Piantala, questa è una cosa seria!”.

Cosa diceva il professore nelle sue lezioni e perché di fronte alle decisioni che davvero contano e possono cambiare la vita lui stesso non applicava ciò che insegnava? Si occupava di teoria delle decisioni, cioè di come si fa ad arrivare a fare quello che è più giusto di fronte a un’alternativa. Generalmente, quando la decisione è importante, i dati da considerare e le scelte possibili sono molti e i costi di una scelta errata sono alti. Dovremmo razionalmente prendere in considerazione tutte le informazioni che abbiamo, magari scrivendole in una bella lista, attribuire a ciascuna un peso, dare delle priorità e alla fine prendere la decisione più vantaggiosa per noi, quella che ci consente di ottenere il massimo possibile, per quanto possiamo prevedere, cioè la famosa utilità prevista. Un po’ come facciamo, o dovremmo fare, quando dobbiamo scegliere il nuovo telefonino o un contratto di fornitura per il gas più economico: ci informiamo, chiediamo diversi pareri, li mettiamo in ordine e decidiamo di comprare la soluzione che ha più vantaggi e meno svantaggi per noi. Sembra un percorso assolutamente corretto, razionale e utile. In questo modello, sembra anche che più informazioni e più tempo abbiamo per processare tutti gli elementi, più vantaggi avremo e meglio sarà per noi.

Però quando il gioco si fa duro, quando le decisioni implicano davvero un cambiamento significativo, allora le cose cambiamo in modo radicale e funzionano in modo completamente diverso. Tutti noi, professori della Columbia compresi, scegliamo non sulla base di un’analisi razionale bensì per pura intuizione. Gli studi dimostrano che avere a disposizione un maggior numero di informazioni non porta a decisioni migliori. E buoni risultati non si hanno nemmeno se si ha molto tempo per decidere e se si riflette troppo su quello che si sta facendo. La semplicità è una forma di adattamento all’incertezza: così il nostro cervello ha imparato a scegliere il meno rispetto al più, ovvero a trovare o ricordare l’informazione che serve per affrontare una determinata situazione scartando tutte le altre che finiscono solo per disorientare. Ci impiegheremmo troppo tempo e troppa energia altrimenti e la decisione non sarebbe né efficace né giusta per noi. La chiamiamo intuizione, ma non ha a che fare con qualche forma di misticismo e tantomeno con la casualità: è il risultato dell’attività della nostra mente inconscia. Usarla non è né impeccabile né inefficace: sfrutta semplicemente capacità acquisite dal cervello attraverso l’evoluzione e ci consente di agire rapidamente e con stupefacente precisione.

Nella maggior parte dei casi, senza pensarci troppo prendiamo decisioni corrette: impieghiamo poco tempo a decidere cosa ci piace e cosa non ci piace, o a crearci un’opinione istantanea delle situazioni nelle quali ci troviamo. Infatti, ogni decisione che prendiamo ha un enorme costo in termini di tempo e di energia: la nostra mente lo sa e tenta continuamente di ottimizzarli. Le sensazioni viscerali possono battere i ragionamenti e le strategie di calcolo più raffinati, ma possono essere anche sfruttate e portarci fuori strada. Basarsi esclusivamente su intuizioni e giudizi non confermati dai fatti è rischioso, specialmente in un mondo sempre più complesso come quello di oggi, in cui non è sempre ovvio sapere da quali informazioni partire per prendere una decisione giusta per noi. Tuttavia non c’è modo di fare a meno dell’intuizione: senza di essa combineremmo ben poco e rimarremmo in un continuo limbo di incertezza, con troppe informazioni a disposizione e nessuna capacità di andare avanti. Sapere quando è il caso di affidarsi all’istinto e quando invece vale la pena essere razionali è una forma di saggezza, sempre più necessaria in un mondo sempre più connesso e complesso come quello attuale.

Francesca Saracino

Autore: Francesca Saracino

Milanese per nascita, biologa per passione, viaggiatrice per indole, sono da sempre interessata a capire come funzionano la vita e la mente e a mettere a disposizione degli altri tutto ciò che imparo, leggo o scrivo. Ho frequentato il mondo accademico per dieci anni e poi quello farmaceutico. Ho lasciato l’azienda e ho deciso di diventare una coach professionista, per accompagnare altre persone lungo la strada della realizzazione dei propri sogni e dei propri obiettivi.

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