Bookcoaching: In Silenzio

Ho nove anni, è estate e sono in mare, come sempre sento di appartenergli. Alla mia età non so bene che valore dare all’appartenenza, per me è naturale che io sia avvolta dal suo fresco abbraccio, un po’ impetuoso oggi, ma non me ne curo più di tanto: mi fido e mi affido, e lascio fare.
L’acqua è così viva! Sembra quasi che mi parli, e questa volta mi chiama per tenermi con sé.
Troppo amore, a volte, può far male.

Non sono sola, il canto delle sirene ha ammaliato anche un mio amico coetaneo e la sorella minore. Quando ci accorgiamo di essere stati ingannati è troppo tardi, siamo al largo. Tra noi solo il maschietto ha le pinne ed è un gentiluomo in miniatura: afferra con la mano sinistra la sorella, con la destra me. Le sue gambe si muovono anche per noi, le nostre braccia anche per lui, che non ci lascia neppure un attimo e ci incita a nuotare.
Siamo creature alla mercé della burrasca, eppure non possiamo morire. Siamo piccole!

Il fresco abbraccio si sta rivelando una gelida morsa, che mi separa dagli altri, scaraventandomi ancora più lontana, e stringe, stringe, stringe alle gambe, alla vita, alle braccia, al collo e mi toglie il fiato. Provo a divincolarmi, invano: ciò che fino a poco fa è stato un amore libero ora è una prigione, senza pareti, ma claustrofobica.

Più provo a liberarmene, più sono travolta dalle onde. Mi sforzo di tenere gli occhi aperti, anche sott’acqua, voglio sapere dove sono ma non vedo niente, neppure quando riemergo. Ogni tanto sembra che il mare rinunci alla lotta, e allora inizio a nuotare forsennatamente verso quella che, nonostante la vista offuscata, mi pare essere la riva: ma è un’illusione, una forza fluida e dirompente mi attira nuovamente a sé. Quanto si può rimanere in vita senza respirare? Pochissimi minuti, a me sta sembrando un’eternità e non so se resisto ancora, non ho alternative: mi sento tradita dal mio amore, mi lascio andare

Non è un sogno, ma un vivido ricordo, ritornato a galla (è proprio il caso di dirlo) leggendo In silenzio, graphic novel di Audrey Spiry, edita da Diabolo Edizioni. Una storia narrata con poche parole, tante immagini dai colori vivaci, talora caldi come i quadri di Gauguin, spesso violenti come le pennellate di Van Gogh. Forti suggestioni, in cui spesso il confine tra essere umano e natura è così labile da fondersi l’uno nell’altra: quel che accade è di fatto manifestazione esterna del tormento emotivo di Juliette, donna in fieri che vive, insoddisfatta, all’ombra del fidanzato più grande e più sicuro di sé. Insieme a lui e ad altri affronta, timorosa, un’avventura di canyoning e quello che all’inizio si presenta come un paesaggio idilliaco si trasforma poi in una metafora della vita, che idilliaca sempre non è e per la quale vale il medesimo monito: A partire da adesso e fino alla fine del percorso, non è possibile tornare indietro … Seguite sempre il senso della corrente. L’acqua viva brulica di insidie per chi non sa come leggerla.

A Juliette capita ripetutamente di perdersi, nonostante non faccia altro che seguire i suoi compagni, gli adulti impavidi e le bambine altrettanto incoscienti di fronte al pericolo; ma a Juliette, quando c’è da lanciarsi da una scogliera, manca sia il coraggio sia l’incoscienza:
– Gettarsi nel vuoto. È un gesto suicida, non posso farlo.
– Non ti getti nel vuoto. All’arrivo c’è l’acqua.
– Non mettermi fretta. Ho bisogno di tempo prima di fare questo passo … Devo uscire dalla mia piccola zona sicura. È solo un passo, dopo non sentirò nulla … Perché non mi spingi? Oppure calami una corda per aiutarmi a scendere.
– Deve venire da te. È questo lo scopo. È l’unico modo per continuare… L’obiettivo è superare i propri limiti, forza!

Se sto scrivendo evidentemente nella mia storia un lieto fine c’è poi stato (per tutti e tre!): ignorerò sempre se il mare lo ha fatto per amore ricambiato o per sdegno verso il mio rifiuto ma, non so quanto tempo dopo la mia resa, mi ha investito con una furia tale da scagliarmi contro la riva, dove braccia forti mi hanno trattenuta per non farmi rifluire nel vortice.

Proprio come accade a Juliette, che alla fine il coraggio lo trova dentro di sé, si lancia, combatte la paura del vuoto, lotta contro altri imprevisti, tocca addirittura il fondo per poi riemergere affaticata sì, ma trasformata, cresciuta, o meglio rinata: si sente più forte, sa in quale direzione andare e il suo viaggio nella vita prosegue con una maggiore consapevolezza di se stessa.

In quel lontano 1983 è avvenuta anche la mia rinascita, prima di tante altre a seguito di ulteriori tempeste, non più marine: è stata la prima volta che ho veramente rischiato e forse è per questo che non do nulla per scontato e sono così legata alla vita, il cui senso rimane ancora un mistero per me, ma finché ce n’è non voglio sprecarla né rinunciare a essere autentica.
Ora lo so che del mare, come del mondo tutto, posso fidarmi, ma con coscienza.

A chi insiste a mettermi solo in guardia dai pericoli, senza apprezzarne la bellezza, non posso che replicare: come potrei, solo per paura, rinunciare a tale meraviglia?

(Audrey Spiry, In silenzio, Diabolo, Torino 2016)

*Ringrazio l’editore per aver concesso l’uso delle immagini

Autore: Flavia Ingrosso

Da quando ho memoria le mie più fedeli compagne di viaggio sono sempre state le note musicali e le lettere dell’alfabeto, per esprimere emozioni e per leggere e raccontare storie. Nel lavoro mi divido felicemente tra la musica e i libri, ora anche strumenti di coaching nella mia attività di Life & Book Coach, abilitata da Accademia della Felicità. Pure io come Goethe ritengo che è “libero ognuno d'occuparsi di ciò che lo attrae, che gli fa piacere, che gli pare utile, ma il vero studio dell'umanità è l'uomo”.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *