Adattarsi al cambiamento

Ci sono persone che reagiscono a circostanze difficili che cambiano la loro vita rimbalzando in avanti, intraprendendo azioni che rispondono ad una nuova realtà in continua evoluzione, riconoscendola e percependone sia le opportunità che le condizioni sfavorevoli. Di fronte a questi esempi, mi chiedo cosa farei al posto loro: sarei in grado di affrontare le difficoltà in maniera così lucida? Come fanno ad adattarsi allo stress che tale cambio di vita e condizioni comporta? Qui entra in gioco la resilienza.

Il termine, inteso come “capacità di sostenere gli urti senza spezzarsi”, ha guadagnato secondo l’Accademia della Crusca una sorprendente popolarità negli ultimi anni, risultando inflazionato quanto poco compreso e spesso confuso con resistenza: “Resilienza assume un valore simbolico forte in un periodo in cui l’accesso interpretativo più frequente alla condizione economica, politica, ecologica mondiale è fornito da un’altra parola, crisi”.
La ricerca ha dimostrato che la resilienza è ordinaria e non straordinaria, coinvolge infatti una combinazione di fattori – comportamenti, pensieri, azioni – che possono essere appresi e sviluppati da chiunque. Essere resilienti non vuol dire cancellare le difficoltà o evitare lo stress, ma cambiare il modo in cui questi si interpretano e il modo in cui ad essi si risponde. Tutti noi abbiamo quindi la possibilità di costruire la nostra strategia personale per favorire la resilienza, da soli o chiedendo aiuto.
I libri ci possono offrire esperienze dirette, come nel caso delle biografie di coloro che hanno gestito con successo situazioni particolarmente avverse, ma possiamo trovare esempi di resilienza anche nella narrativa: per esempio, le caratteristiche caratteriali o comportamentali dei protagonisti, come in questi tre romanzi proposti.

LA LETTRICE DI ČECHOV – Giulia Corsalini (Nottetempo)

Nina ha quarant’anni, è ucraina ed ha lasciato il suo Paese, in accordo con il marito malato, per venire in Italia, lavorare come badante e garantire alla figlia Katja gli studi in medicina e un futuro. Ha una laurea in letteratura russa, ottenuta con sacrificio e dedizione, studiando di notte mentre cresceva la figlia.
Proprio la lettura consente alla protagonista di questo romanzo di estraniarsi da un lavoro alienante: grazie ai libri che porta con sé in Italia, riesce a dare un senso alla propria sofferenza, ritrovando temi comuni e un senso di destino condiviso con i personaggi di quelle pagine. E proprio l’amore per Čechov le offre uno squarcio di libertà portandola a frequentare la biblioteca universitaria di Slavistica: qui si concede il diritto di seguire le proprie passioni, decidendo di scrivere un saggio che la possa accreditare come studiosa sull’influenza dello scrittore russo nella narrativa italiana. Si fa così conoscere ed apprezzare e ottiene un contratto come docente.
Tuttavia la speranza di felicità e riscatto è controversa, soffocata dal peso delle scelte che incombono: Italia o Ucraina, la figlia e la malattia del marito o la docenza. Nel momento in cui Nina decide di dare spazio a un ruolo per se stessa, questo spazio viene reclamato dai ruoli che ha sempre dovuto ricoprire per gli altri, in maniera ad un certo punto per lei insostenibile.
Un racconto di solitudine tra relazioni umane, di accettazione di un destino doloroso dove però non c’è disperazione ma viene mantenuta, giorno dopo giorno, sempre una sorta di innata fiducia.

SALVARE LE OSSA – Jesmyn Ward (NN editore)

L’universo ruota intorno ad un avvallamento chiamato la Fossa, siamo a Bois Sauvage, Mississipi, ed è l’estate del 2005. Dieci giorni all’arrivo di Katrina, “la madre che è entrata nel Golfo come una regina per portare la morte”. Dodici i capitoli in questo romanzo, dieci di attesa e due dei giorni successivi all’uragano più devastante che la storia recente ricordi. Qui, ai margini della società americana, tra squallore e fatiscenza, vive la famiglia Batiste: un padre incapace di prendersi cura dei propri figli, tre maschi – Randall, Skeetah e Junior – e una femmina, Esch. La mamma è morta di parto e da allora ognuno è stato lasciato a prendersi carico degli altri. La forza dei legami familiari e comunitari, le relazioni di cura e sostegno costituiscono un grande fattore di resilienza in questo luogo dove la vita è disagio estremo e povertà.
Esch è la narratrice di questi giorni di attesa: quella della forza distruttiva della natura, ma anche della forza vitale che sta maturando nel suo ventre. Poco più che bambina, si scopre incinta. Legge le storie della mitologia greca e l’immedesimarsi nelle sue figure – Psiche, Euridice, Dafne, ma soprattutto Medea – diventa la strategia per reagire a un mondo degradato, trovando in questa immagine arcaica la forza per scoprirsi e intraprendere il proprio cammino nel mondo. Ancestrali, poderose, minacciose e benevole: una di fronte all’altra la potenza della natura e quella del femminile distruggono e generano in un’ambivalenza che accompagna tutto il racconto, ferendoci a morte e lasciandoci vivi, “perché impariamo a camminare da soli. A salvare ciò che possiamo.”

PERSUASIONE – Jane Austen (vari editori)

In un articolo di qualche anno fa dedicato a Persuasione, ultimo romanzo scritto da Jane Austen, il giornalista e critico Pietro Citati presentò Anne Elliot come “la figura femminile più complicata” tra le eroine della scrittrice inglese. Una definizione cui non si può dare torto: la protagonista ha ventisette anni nel 1814 – che potrebbero equivalere ad almeno una decina di anni in più al giorno di oggi – è saggia, matura, raffinata, colta, silenziosa e solitaria. Orfana di madre e secondogenita di sir Walter di Kellynch Hall, non viene tenuta in considerazione dal genitore, nobile vanesio e snob, ed è oscurata nel mezzo dalle sorelle, la maggiore Elizabeth, luce degli occhi del padre e la minore Mary, quantomeno sposata.
Anne ci viene presentata come “sfiorita” e “smunta”, donna il cui “splendore giovanile era presto svanito” a causa della perdita di un grande amore. Perdita di cui si è resa essa stessa responsabile, colpevole di essersi lasciata persuadere da un’amica di famiglia a scaricare brutalmente il capitano del suo cuore, Frederick Wentworth, considerato non abbastanza per lei. Dopo anni il destino glielo farà riapparire intorno, bello, affascinante e ora anche ricco. Rancoroso, a tal punto da ignorarla. Anne però ora ha imparato a vivere consapevolmente, a essere cosciente del proprio mondo interiore, avendo riorganizzato la propria vita accettando se stessa e la realtà dei propri sentimenti. Sa adattarsi agli imprevisti dell’esistenza, e dall’esperienza ha imparato a fidarsi di se stessa e dei propri giudizi e non più delle opinioni degli altri, anche se date in buona fede. Coglieranno i due la loro seconda chance? Lo sapremo solo arrivando in fondo a questo romanzo, dove Jane Austen ci insegna ad andare avanti senza arrendersi, ma soprattutto a vedere sempre il cambiamento come un’opportunità.

Autore: Anna De Pascalis

Rodigina di nascita, veneziana per amore. E poi Bologna, Firenze e Londra nel cuore. Un’adolescenza negli Anni ’80, tra capelli cotonati, glitter e musica pop, spiega una perdurante predilezione per i colori accesi e le braghe di pelle. Mi piace scoprire posti nuovi e organizzare piccoli viaggi slow. Il cibo cucinato con passione e presentato con cura è un dono che apprezzo tantissimo. Ottimista, ironica e diplomatica, cerco sempre di guardare al di là delle apparenze e di stupirmi delle cose di ogni giorno. Ho frequentato il Master in coaching di Accademia della Felicità per conoscermi meglio e per aiutare gli altri a creare la vita che desiderano vivere.

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  • Fantastico, infatti il cambiamento negli ultimi anni è stato accelerato così che ci stiamo togliendo l’attenzione dalle cose essenziali facendo così spreco di energia. Dobbiamo lavorare molto su cosa ci rende felici