Passione, ovvero dove piantare il seme del talento

Tra gli esercizi che il coaching propone per l’identificare i talenti, alcuni rievocano l’infanzia.

L’intento è quello di risvegliare il bambino che siamo stati e proiettarci in un’età della vita in cui – si presume – non ponevamo troppi vincoli all’immaginazione.

Ognuno di noi ricorda la lista dei “da grande farò” che hanno riempito gli anni della nostra crescita e che spaziavano dalle ambitissime professioni di “mamma” e “parrucchiera” ad altrettante luminose carriere di “astronauta” o “scienziato”, tutte incoraggiate dagli adulti che ci accudivano. Erano ispirazioni che potevano durare pochi mesi o essere persistenti e che, mentre attraversavamo l’adolescenza, si trasformavano in attività da sperimentare sul campo.

A sedici anni scrivevamo poesie e racconti, magari sperando che venissero pubblicati prima della nostra maturità; suonavamo uno strumento o cantavamo in una band; facevamo teatro o giocavamo a calcio. Nell’adolescenza ci siamo messi alla prova, poi – è accaduto a molti – le aspirazioni si sono disperse di fronte agli impegni di studio, al lavoro e al desiderio di autonomia.

Abbiamo sprecato per disattenzione i germogli del nostro talento? Quello stesso talento che oggi, con molti più anni di esperienza, cerchiamo di identificare per realizzare noi stessi? Abbiamo sbagliato strada?

L’equivoco pericoloso sul talento

Queste sono domande che arrivano sempre in un percorso di coaching sul talento. Il rammarico del “se a quel tempo avessi…” si accompagna alla rabbia ma anche al senso di colpa per essere stati superficiali, distratti o pigri.

Tranquilli! Nel 90% dei casi si trattava di passione, non di talento. Qual è la differenza? Nel linguaggio quotidiano facciamo una grande confusione e per questo vi propongo di partire dall’etimologia della parola.

  • PASSIONE – A livello etimologico l’origine è molto chiara nel greco pathos che indica sofferenza, ma anche forte emozione. Nella nostra lingua passione indica un desiderio, un trasporto dell’animo contrapposto alla ragione e per questo portatore di profonda sofferenza.
  • TALENTO – Deriva dal greco: tàlanton, che significava piatto della bilancia, peso, somma di denaro. Per astrazione, l’inclinazione come abilità naturale. Ma anche moneta e unità di misura. Nella nostra lingua talento evoca il senso di responsabilità e di impegno ma anche la realizzazione autentica dell’individuo.

Il talento e la passione non sempre sono in relazione tra loro; quando lo sono la relazione potrebbe non essere un’equazione lineare come ce l’eravamo immaginata da giovani. L’equivoco della nostra giovinezza risiede spesso nel desiderio semplice di far coincidere talento e passione.

Accade spesso che si abbandonino le passioni perché non siamo in grado di capire come sono o quali sono i talenti che possiamo realizzare coltivandole.

Un esempio. Paolo, Giulio e Luca sono tre amici di lunga data e sono tutti e tre molto felici perché realizzano il loro talento applicandolo alla loro comune passione. Molti anni fa fondarono insieme una band.

Paolo fa il musicista, ha iniziato giovanissimo a suonare, ha studiato al Conservatorio ed è impegnato in concerti e tournée internazionali.

Giulio oggi fa il produttore discografico, sta per lanciare la sua etichetta di musica di ricerca.

Luca è giornalista, firma pezzi di critica musicale e insegna alla scuola di giornalismo della sua città.

Tre percorsi di eccellenza dove talenti differenti (suonare uno strumento, il management e la scrittura) si sono consolidati attorno alla stessa passione, la musica.

Paolo, Giulio e Luca hanno seguito la loro passione, impiegando i loro talenti e riuscendo ad esprimerli nella loro vita e a trasformarli in un percorso professionale.

Cambiamo prospettiva e apriamoci alle passioni

Il ruolo che la passione ha giocato nei loro percorsi individuali è quello di coagulare i talenti di cui disponevano intorno a un tema a loro caro (la passione), la musica.

In questa prospettiva riscoprire cosa ci entusiasmava da bambini, da adolescenti ma anche da adulti è un passaggio fondamentale per scoprire dove applicare i nostri talenti, senza affidarci a un’equazione elementare, che potrebbe tradire le nostre aspettative.

Come? Un modo è affrontare un percorso di Talent Coaching e scoprire qualcosa di più su di noi, sulle nostre passioni e sviluppare intorno a quello che amiamo i nostri talenti.

Angela Salvatore

Autore: Angela Salvatore

La mia vita è un’entusiasmante camminata sul filo, alla ricerca dell’equilibrio tra la mia anima creativa e la mia parte più rigorosa, senza perdere mai di vista l’obiettivo dell’eccellenza. A sedici anni ho intrapreso il mio percorso nel teatro studiando e lavorando con artisti che hanno scritto la storia.
 Laureata in Storia del cinema, negli anni sono stata attrice, regista e autrice teatrale, ho condotto inoltre numerosi laboratori per adulti e bambini.
Qualche anno più tardi sono entrata in azienda, dove mi sono occupata a lungo di Communication e di HR, per approdare infine nel mondo dell’Information Technology. Attualmente sono responsabile di progetti internazionali in ambito di Intranet Business Application per una multinazionale.
 Dal 2015 sono PMP® (Project Management Professional) certificato presso il Project Management Institute. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità: il coaching rappresenta il fil rouge della mia variegata esperienza, fatta di scrittura, teatro, conoscenza dei processi aziendali, il tutto all’insegna di un orientamento tenace e positivo ai risultati. Sono coach abilitato, ho 47 anni, vivo a Torino e la mia passione sono  le storie e l’arte del raccontarle. Amo i viaggi, la letteratura e il cinema.

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