Misurare il successo per un talento felice

Giulia e Michela si conoscono da quando sono bambine: hanno partecipato insieme all’età di 10 anni a un laboratorio di ceramica. Hanno scoperto di avere talento per la modellazione, hanno una buona manualità e una grande creatività. Si sono impegnate in altri corsi e hanno coltivato il sogno di diventare ceramiste. A tredici anni hanno vinto il primo premio pari merito a un concorso.

Vent’anni più tardi Giulia vive in una metropoli, è una ceramista di tendenza, i suoi lavori sono esposti in prestigiosi musei, mentre Michela gestisce la sua bottega-laboratorio nella città dove è nata e organizza corsi di ceramica.

Vi ho raccontato questa storia e ora vi domando: chi delle due ha avuto successo?

Una faccenda di consapevolezza e responsabilità

Immagino la raffica di domande che affollano le vostre menti. Michela ha figli? E Giulia? Dove vivono? Sono sposate? Con chi? Quanto guadagnano? Hanno i genitori? Conoscono le lingue? Sono belle? Hanno conoscenze influenti?

Queste domande riguardano il contesto e prendono per buona una generica idea di successo convenzionalmente accettata composta da due soli ingredienti, ricchezza economica e fama.

In realtà le sole domande che ci possono aiutare a dare una misura del loro successo sono: quali obiettivi si era posta Michela? Quali obiettivi si era prefissata Giulia? Ovvero cosa è per ognuna di loro il successo?

Cosa è il successo?

Il vocabolo “successo” deriva dal latino “successus” e letteralmente si può tradurre come “accaduto dopo” (a seguito di). Il successo è l’esito positivo di un progetto, è il raggiungimento di un obiettivo.

Cresciamo con l’idea che se metteremo a frutto il talento questo ci porterà al successo. Allenare il talento ci rende felici ma costa fatica. Se non riusciamo a misurare i risultati questo impegno può risultare fonte di frustrazione. Tutti noi desideriamo realizzarci, coltiviamo il nostro talento e lo alleniamo fino a quando ci poniamo la domanda “dove mi ha portato?” o “cosa me ne faccio?”, con il rischio di demotivarci o di sentirci incapaci di mettere a frutto il nostro tesoro.

Questo accade soprattutto se non ci siamo soffermati a definire i nostri obiettivi, la nostra idea di successo e la nostra idea di felicità. Questo fraintendimento ci impone di desiderare qualcosa che di per sé non conosciamo, così valutiamo il nostro successo con un sistema di misura generico in cui il solo parametro disponibile è il confronto con gli altri.

Al contrario se abbiamo un’idea realistica e precisa di cosa è per noi il successo otteniamo:

  • consapevolezza dei nostri desideri
  • consapevolezza nel progettare le nostre azioni
  • consapevolezza dei nostri progressi
  • consapevolezza delle risorse che noi investiamo
  • immunità dall’invidia (che consuma tempo, denaro e energie)

In una parola assumiamo la responsabilità del nostro percorso e della sua realizzazione. Diventiamo protagonisti del nostro successo e non figurine passive in attesa di un miracolo, di un talent scout o una magica combinazione di eventi.

Essere Pigmalione di noi stessi

Quando si parla di talento siamo immersi in una mitologia popolata di storie in cui alternativamente o in concomitanza sono il caso e l’ineluttabilità a condurre il gioco.

La diva di Hollywood era una sconosciuta cameriera con il sogno di recitare che un talent scout improvvisamente notava; il fenomeno del pallone veniva “scoperto” per caso su un campetto pieno di buche in periferia. Siamo cresciuti con queste storie, empatizziamo con questi eroi e anziché agire per realizzarci restiamo sospesi in attesa di qualcuno che ci promuova.

Pigmalione nella leggenda era uno scultore tanto abile da creare una statua così bella da innamorarsene e da darle vita. L’effetto Pigmalione ci porta a delegare il successo del nostro talento a qualcun altro al di fuori di noi e a metterci nella posizione di essere una sua creatura anziché individui capaci di auto-determinarci e realizzare il nostro essere.

Solo acquisendo consapevolezza a tutto tondo dei desideri, degli obiettivi e della capacità realizzativa è possibile trasformare il talento e la sua realizzazione in un successo, il nostro autentico e desiderato successo nella forma e nella quantità che abbiamo scelto. Il coaching del talento si occupa di questo.

Il coaching non inventa il talento ma offre tutti gli strumenti per individuarlo, allenarlo e portarlo al suo massimo grado di compimento.

Angela Salvatore

Autore: Angela Salvatore

La mia vita è un’entusiasmante camminata sul filo, alla ricerca dell’equilibrio tra la mia anima creativa e la mia parte più rigorosa, senza perdere mai di vista l’obiettivo dell’eccellenza. A sedici anni ho intrapreso il mio percorso nel teatro studiando e lavorando con artisti che hanno scritto la storia.
 Laureata in Storia del cinema, negli anni sono stata attrice, regista e autrice teatrale, ho condotto inoltre numerosi laboratori per adulti e bambini.
Qualche anno più tardi sono entrata in azienda, dove mi sono occupata a lungo di Communication e di HR, per approdare infine nel mondo dell’Information Technology. Attualmente sono responsabile di progetti internazionali in ambito di Intranet Business Application per una multinazionale.
 Dal 2015 sono PMP® (Project Management Professional) certificato presso il Project Management Institute. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità: il coaching rappresenta il fil rouge della mia variegata esperienza, fatta di scrittura, teatro, conoscenza dei processi aziendali, il tutto all’insegna di un orientamento tenace e positivo ai risultati. Sono coach abilitato, ho 47 anni, vivo a Torino e la mia passione sono  le storie e l’arte del raccontarle. Amo i viaggi, la letteratura e il cinema.

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