Interculturalità: un tema di coaching

L’interculturalità è un tema sempre più presente nella società moderna, che sta diventando fondamentale anche quando si parla di Career Coaching e di Diversity Management.

L’antropologia, disciplina utilissima ai coach, ci spiega come ogni gruppo umano sia naturalmente portato a difendere la propria identità che è composta di tradizioni, abitudini e valori.

Ci spiega anche come sia naturale (anche se negativo) lo sviluppo di forme di razzismo che puntano a difendere l’identità del gruppo in contrapposizione agli altri.

Quasi sempre chi “migra” si trova, almeno per un periodo prima di integrarsi, a fare gruppo con una comunità con cui condivide la provenienza. Se hai vissuto all’estero in modo stabile probabilmente hai sperimentato questa situazione. Se conosci stranieri che vivono nella tua città, puoi osservare questa situazione.

Questo essere separati generalmente non è possibile nell’ambito professionale. È così che le aziende diventano il laboratorio di gestione delle diversità culturali.

Multiculturalità e interculturalità

Per prima cosa è importante distinguere l’interculturalità dalla multiculturalità, che è la oggettiva compresenza di culture diverse entro una stessa realtà sia essa società, azienda o gruppo. La multiculturalità è uno stato di fatto con cui ognuno di noi si misura.

L’interculturalità descrive invece uno specifico “progetto” di interazione all’interno delle società multiculturali. Rappresenta la filosofia e la strategia con la quale intendiamo interagire in un ambiente multiculturale.

I primi team interculturali professionali sono stati sperimentati ad “alto livello” sia gerarchico che tecnologico. Erano i team che rendevano efficace o almeno operativa la prima globalizzazione.

Quando delocalizzare è diventata non solo una chiave di successo per le aziende, ma anche una via di sopravvivenza alle crisi economiche, anche le aziende più piccole, magari con una tradizione di imprenditoria famigliare, hanno dovuto muoversi e confrontarsi con il mondo esterno.

Inoltre gli imponenti flussi migratori degli ultimi trent’anni hanno cambiato la composizione della forza lavoro, attraverso l’inserimento di personale che non è nato e cresciuto nel nostro Paese e che non è stato più solo dedicato alle mansioni operative. In questo modo la multiculturalità è entrata nelle fabbriche e negli uffici fino a diventare un fenomeno su cui riflettere. Le aziende, soprattutto quelle più piccole, magari alle prese con il difficile passaggio generazionale, hanno patito un vero e proprio shock culturale nel passaggio dal carattere “nazionale” e spesso locale alla necessità di far convivere e valorizzare le diverse culture presenti, accettando le diversità.

Occuparsi di interculturalità significa confrontarsi con culture differenti che non sono solo geografiche ma anche anagrafiche. Pensa ai nativi digitali in confronto alle generazioni più vecchie!

Interculturalità: perché è un tema di Career Coaching?

Negli Anni ’90 uno dei requisiti fondamentali per crescere e fare carriera era conoscere le lingue straniere. Oggi è una competenza che viene considerata in modo residuale, è considerata scontata e comunque acquisibile, oltre al fatto che la tecnologia offre ormai strumenti per tradurre raffinatissimi.

Se sei un manager o se vuoi fare il manager quello che ti viene richiesto è di essere in grado di gestire la diversità ovvero creare un ambiente dove le persone sono in grado di riconoscere e accogliere la diversità e renderla produttiva.

Detto così, in astratto, sembra semplice. In pratica si tratta di bilanciare i propri valori e la curiosità e, soprattutto, sviluppare una competenza da coach, l’ascolto. Un coach può aiutare ad acquisire la consapevolezza dei propri bias, allenarti a gestirli e aiutarti a capire che si può accogliere senza assimilare.

Angela Salvatore

Autore: Angela Salvatore

La mia vita è un’entusiasmante camminata sul filo, alla ricerca dell’equilibrio tra la mia anima creativa e la mia parte più rigorosa, senza perdere mai di vista l’obiettivo dell’eccellenza. A sedici anni ho intrapreso il mio percorso nel teatro studiando e lavorando con artisti che hanno scritto la storia.
 Laureata in Storia del cinema, negli anni sono stata attrice, regista e autrice teatrale, ho condotto inoltre numerosi laboratori per adulti e bambini.
Qualche anno più tardi sono entrata in azienda, dove mi sono occupata a lungo di Communication e di HR, per approdare infine nel mondo dell’Information Technology. Attualmente sono responsabile di progetti internazionali in ambito di Intranet Business Application per una multinazionale.
 Dal 2015 sono PMP® (Project Management Professional) certificato presso il Project Management Institute. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità: il coaching rappresenta il fil rouge della mia variegata esperienza, fatta di scrittura, teatro, conoscenza dei processi aziendali, il tutto all’insegna di un orientamento tenace e positivo ai risultati. Sono coach abilitato, ho 47 anni, vivo a Torino e la mia passione sono  le storie e l’arte del raccontarle. Amo i viaggi, la letteratura e il cinema.

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