Comfort zone: una questione personale

Il concetto di comfort zone arriva dalla Psicologia Comportamentale e dalla teoria di Alasdair A. K. White.

È “la condizione mentale in cui la persona agisce in uno stato di assenza di ansietà, con un livello di prestazioni costante e senza percepire un senso di rischio”.

La zona di comfort non è che uno spazio psicologico, emozionale, comportamentale che scandisce efficientemente la routine della nostra vita quotidiana perseguendo un criterio di economicità. Restare all’interno della propria comfort zone significa viaggiare con il pilota automatico.

Sappiamo bene che la comfort zone non è necessariamente un paradiso di felicità. La comfort zone è semplicemente l’ambiente emozionale all’interno del quale siamo in grado di gestire i nostri dolori e le nostre insoddisfazioni.

Stare all’interno della nostra comfort zone significa agire all’interno di meccanismi noti che ripropongono immutabili nel tempo gli stessi meccanismi. Stare all’interno della nostra comfort zone significa rinunciare a scrivere copioni diversi da quelli già sperimentati nella nostra vita.

Cosa significa uscire dalla comfort zone?

Uscire dalla comfort zone è un passo fondamentale per conoscerci e per capire cosa vogliamo e come possiamo perseguire i nostri obiettivi.

Significa prima di ogni altra cosa definire un nuovo mind-set e spezzare i circoli viziosi auto-sabotanti del “è stato sempre così”.

Abbandonare la comfort zone o sperimentare se stessi al di fuori di essa è il passo fondamentale per attivare il cambiamento.

Questo vale per gli individui e vale per le organizzazioni (anche e soprattutto le aziende) che in questi anni di crisi per sopravvivere e per vincere hanno bisogno sempre di più di ridefinire gli schemi.

Così, nel tentativo di affrontare efficacemente la crisi, l’espressione comfort zone è entrata a far parte del vocabolario aziendale. Se l’allenamento a un atteggiamento meno conservativo e incline a sperimentare nuove strade, è fondamentale per innescare e supportare un processo di change management efficace, è altresì vero che capita che l’espressione abbandonare la comfort zone sia utilizzato in modo impreciso o addirittura coercitiva in alcune occasioni.

A chi spetta la decisione?

Nel corso delle sessioni, sempre più spesso i coachee riferiscono di aver ricevuto dai loro responsabili rimproveri perché non sono in grado di uscire dalla loro comfort zone. Il risultato? Nella maggior parte dei casi si sentono profondamente inadeguati e inchiodati di fronte all’evidenza che non sono pronti a rispondere positivamente alle richieste dell’azienda e del mondo che li circonda.

Dirò di più, in alcuni di questi episodi, i coachee stavano affrontando la difficile sfida di dire di no a richieste che non volevano potevano soddisfare.

È necessario chiarire che uscire dalla comfort zone è un processo personale, squisitamente individuale che non può arrivare senza un serio lavoro di analisi che consente alla persone di definire “chi sono, quali sono i miei paletti, quali sono i miei talenti, quali sono in miei obiettivi”. La necessaria acquisizione di consapevolezza per decidere, non solo di abbandonare la stato attuale ma anche in quale direzione andare, in quali tempi e a quale costo.

Quale direzione?

Nessuno (e assolutamente non il capo), può ordinare a qualcun altro l’abbandono della comfort zone. Se lo fa, sta compiendo un’operazione mistificatoria e coercitiva che mira a farvi sentire inadeguati e a bloccare sul nascere un eventuale rifiuto.

Saper dire di no è molto spesso il primo vero passo per uscire dalla comfort zone specialmente se avete da tanto tempo aderito al ruolo del lavoratore efficiente e produttivo che non delude mai le attese.

Detto questo, al di là dei misunderstanding di vocabolario, esistono cambiamenti che ci piovono addosso, e rivoluzionano la nostra vita. Non si tratta di uscire dalla comfort zone ma di affrontarli e trasformarli quando è possibile in grandi opportunità…dopo aver scelto in che direzione andare!

Un percorso di career coaching può essere d’aiuto per individuare gli strumenti perché questo accada.

Angela Salvatore

Autore: Angela Salvatore

La mia vita è un’entusiasmante camminata sul filo, alla ricerca dell’equilibrio tra la mia anima creativa e la mia parte più rigorosa, senza perdere mai di vista l’obiettivo dell’eccellenza. A sedici anni ho intrapreso il mio percorso nel teatro studiando e lavorando con artisti che hanno scritto la storia.
 Laureata in Storia del cinema, negli anni sono stata attrice, regista e autrice teatrale, ho condotto inoltre numerosi laboratori per adulti e bambini.
Qualche anno più tardi sono entrata in azienda, dove mi sono occupata a lungo di Communication e di HR, per approdare infine nel mondo dell’Information Technology. Attualmente sono responsabile di progetti internazionali in ambito di Intranet Business Application per una multinazionale.
 Dal 2015 sono PMP® (Project Management Professional) certificato presso il Project Management Institute. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità: il coaching rappresenta il fil rouge della mia variegata esperienza, fatta di scrittura, teatro, conoscenza dei processi aziendali, il tutto all’insegna di un orientamento tenace e positivo ai risultati. Sono coach abilitato, ho 47 anni, vivo a Torino e la mia passione sono  le storie e l’arte del raccontarle. Amo i viaggi, la letteratura e il cinema.

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