5 segnali che indicano che il tuo team è in difficoltà

Saper lavorare in gruppo è una vera e propria skill sempre più indispensabile e richiesta nel mondo del lavoro, eppure non è una materia scolastica… bensì viene delegata ad altri ambiti che per altro non si è tenuti a frequentare.

Di fatto trascorriamo in media i primi ventidue anni della nostra vita a essere valutati, elogiati o criticati per i nostri attributi individuali e per quello che siamo in grado di conseguire da soli. Mentre per il resto della vita il nostro successo nei contesti aziendali è quasi interamente interconnesso con quello degli altri.

Il che fa sì che non si possa sottovalutare il valore di un’altra competenza basilare: l’intelligenza emotiva. Se è vero, infatti, che non possiamo controllare e agire su tutti fattori contingenti ai quali siamo è esposti, è vero anche che abbiamo la possibilità – anzi oserei dire quasi il dovere – di occuparci delle proprie e delle altrui emozioni.

Perché? Semplicemente perché una squadra che opera a partire da una sana dose di intelligenza emotiva e sociale gode di numerosi benefici, che vanno dalla maggiore felicità, creatività, motivazione, perseveranza e dedizione dei suoi membri, all’incremento della produttività. Non solo. Miglior benessere motivo implica anche una maggiore probabilità di mantenere un buon equilibrio tra vita lavorativa e vita privata. E anche le organizzazioni traggono benefici evidenti: più felici significa anche più sani, il che si traduce in risparmi tangibili perché calano le assenze dal lavoro e il turnover.

Come riconoscere i campanelli d’allarme

Naturalmente quando parliamo di relazioni interpersonali, siano esse sul lavoro o nel privato, le cose non sono mai né solo bianche né solo nere, sta a noi cogliere per tempo i segnali e capire quando e come agire prima che la situazione precipiti. Vediamo da vicino tutti i campanelli d’allarme.

  • Il team è sbiadito: inizia a vacillare l’orgoglio di appartenenza, le persone non si identificano più con la squadra e non sono più in grado di dire o raccontare all’esterno a cosa stanno lavorando. L’identità perde il suo smalto.

Cosa fare? Il team ha bisogno di uno scopo condiviso, senza una chiarezza di intenti in termini di mission e vision non si va lontano. Oppure potrebbe essere necessario rafforzare l’impegno. È l’impegno nei confronti del team che sprona i membri a superare gli alti e bassi, i successi come le battute dal resto.

  • Il team non ha slancio: la parola motivazione condivide la radice latina muovere con emozione. Far muovere un team è ovviamente essenziale e, in verità, più facile di quanto si pensi. Ma far lavorare ogni persona di concerto con il resto della squadra in modo che tutti possano procedere insieme, al passo giusto, nella direzione giusta, al momento giusto, questo sì che richiede una grande determinazione e abilità. La motivazione è l’impegno con cui il gruppo è disposto a mobilitare le sue, ecco perché senza è impossibile portarlo a realizzare un piano di azione.

Cosa fare? Le ragioni per cui le persone fanno quello che fanno sono molteplici. Non possono mancare: ascolto dei bisogni e dei desideri, condivisione di obiettivi, valorizzazione di ricompense, responsabilità e persistenza.

  • Il team non è indipendente: consapevolezza e responsabilità sono il fulcro dell’autonomia, se mancano fiducia e delega, il processo si inchioda e le persone diventano puri esecutori senza responsabilità. L’alienazione è assicurata il fallimento anche.

Cosa fare? Ogni membro della squadra deve avere spazio di manovra e l’autonomia di muoversi entro lo spazio e gli obiettivi che gli sono stati dati, senza che nessuno faccia costantemente un check delle sue attività quotidiane.

  • Il team si perde i pezzi: se le persone non comunicano correttamente e fluidamente, ci si espone a errori e problemi ai quali tocca poi dedicare tempo per rimediare. La comunicazione è una danza magica che fai con gli altri per colmarne il divario tra te e i tuoi compagni di squadra, i membri della tua famiglia e il resto del mondo.

Cosa fare? Impara a dire di meno e ascoltare di più. La conoscenza è potere e ascoltare è il modo più veloce per ottenere informazioni rilevanti dall’ambiente. Incrocia i dati che ottieni dall’ascolto attivo con ciò che già conosci e sintetizzerai nuove conoscenze con estrema naturalezza.

  • Il team è eccessivamente stressato: lo stress è una costante nelle nostre vite e di per sé, a prescindere dalla situazione che lo provoca, non è negativo né positivo. Quando la tolleranza allo stress cala, la risposta agli eventi esterni diventa scomposta e iniziamo a vedere nervosismo, tensione e battibecchi che scoppiano senza motivo.

Cosa fare? Occorre lavorare sul sistema di allerta precoce che è parte della nostra consapevolezza emotiva, così da ricominciare a leggere i segnali esterni in modo accurato e a rispondervi adeguatamente. Un esempio? Comunica in modo chiaro i tuoi pensieri. Non devi sperare che gli altri capiscano cosa provi o pensi tu. È tua responsabilità dire alle persone di cosa hai bisogno e cosa desideri.

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Ilenia La Leggia

Autore: Ilenia La Leggia

Piena di energia, estroversa (a tratti), intuitiva e sognatrice, sono appassionata di comportamento umano, comunicazione efficace, tecnologia e lettura. Le contraddizioni sono il mio humus, le domande la mia fissazione. La mia fase dei perché non si è ancora conclusa. Laureata in Sociologia e con un Master in eventi ho lavorato in comunicazione e nell’organizzazione degli eventi B2B per oltre 15 anni, ho fondato un magazine, ne ho diretto un altro e curato la promozione e il lancio di numerosi brand internazionali. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità, oggi sono una Coach abilitata e studio costantemente per supportare le persone a superare i meccanismi auto-limitanti. I miei punti di forza? Capacità organizzativa, empatia e sintesi.  Il mio credo? Ci troviamo continuamente di fronte a una serie di grandi opportunità brillantemente travestite da problemi insolubili!

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