Come gestire i conflitti al lavoro

Andiamo subito dritti al punto: i conflitti per la maggior parte delle persone sono fonte di disagio, mal di pancia e giornate da dimenticare. Eppure, proprio coloro che cercano in tutti i modi di evitarli si ritrovano a viverne sempre di più. Un po’ come una strana legge del contrappasso.

Che cos’è esattamente un conflitto?

Le definizioni di conflitto sono molteplici, c’è chi sostiene che un conflitto si verifica quando una persona (o gruppo) percepisce di non poter ottenere ciò di cui ha bisogno a causa dell’altra persona/ gruppo.

C’è chi lo associa a un processo che si innesca quando una delle parti ritiene che l’altra parte stia minacciando, o è sul punto di minacciare, qualcosa per cui la prima parte nutre interesse.

Ma la cosa interessante e che hanno in comune tutte le definizioni è che il conflitto è una percezione e in quella percezione si crea lo spazio della sua stessa risoluzione.

Non solo. Il conflitto è parte integrante del processo di costruzione di una relazione, di qualunque natura essa sia, specie all’interno di un team. E al contempo, però è bene ricordare che i conflitti possono avere un impatto significativo sul benessere e sulle prestazioni sia dell’individuo sia del team in generale.

Il compito di gestirli o risolverli ricadrà sui leader che devono avere strumenti giusti sia per comprendere le esigenze delle parti coinvolte e sia per riuscire a trovare una via da seguire.

D’altro canto, si sa, la discussione e il confronto costruttivo, anche se acceso, sono le componenti auspicabili di uno “spogliatoio” unito che cerca soluzioni capaci di far vincere la squadra.

Cosa fare e cosa non fare assolutamente

Il modo peggiore di gestire il conflitto è relazionarsi a esso con un approccio a due vie: vincere o perdere. Torto o ragione. Questo approccio ha due certezze: ci dimentichiamo della relazione tra le parti, chi “perde” cercherà a breve di rifarsi.

Come se ne esce? Ancora una volta la soluzione è la terza via: l’empatia. Ecco come praticarla.

1 Fermati: sì non è questo il momento di agire. Lo sapevi che ogni conflitto richiama alla mente esperienze passate che influiscono sulle nostre emozioni? Questo vale sia che tu sia direttamente coinvolto nel conflitto, sia che tu sia assistendo a un conflitto e sarai chiamata/o a intervenire.

2 Ascolta: fai domande, chiarisciti le idee e verifica di aver compreso a fondo la questione. Se necessario riformula la questione per accertarti che non ci siano fraintendimenti.

3 Individua i reali bisogni: approfondisci i bisogni delle parti e cerca di trovare un terreno comune. Per ogni situazione ci sono sempre punti di vista diversi e spesso entrambe le parti possono avere “ragione”. Concentrandoti sui bisogni di entrambe le parti e, soprattutto, su eventuali bisogni condivisi tra le due, puoi allontanarti dall’essere avversari e iniziare a lavorare insieme come collaboratori.

4 Agisci: lavora sul terreno comune. Riparti da lì.

 

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Ilenia La Leggia

Autore: Ilenia La Leggia

Piena di energia, estroversa (a tratti), intuitiva e sognatrice, sono appassionata di comportamento umano, comunicazione efficace, tecnologia e lettura. Le contraddizioni sono il mio humus, le domande la mia fissazione. La mia fase dei perché non si è ancora conclusa. Laureata in Sociologia e con un Master in eventi ho lavorato in comunicazione e nell’organizzazione degli eventi B2B per oltre 15 anni, ho fondato un magazine, ne ho diretto un altro e curato la promozione e il lancio di numerosi brand internazionali. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità, oggi sono una Coach abilitata e studio costantemente per supportare le persone a superare i meccanismi auto-limitanti. I miei punti di forza? Capacità organizzativa, empatia e sintesi.  Il mio credo? Ci troviamo continuamente di fronte a una serie di grandi opportunità brillantemente travestite da problemi insolubili!

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