Talento e autostima: un legame indissolubile

Talento e autostima sono legati in maniera indissolubile. La capacità di godere i frutti del proprio talento è infatti il risultato della capacità di avere un equilibrato livello di fiducia in noi stessi.

Ogni giorno sento persone come te che si nascondono dietro due posizioni opposte ma ugualmente pericolose: la sindrome dell’Impostore e l’effetto Dunning-Kruger.

Di cosa parlo?

  • Effetto Dunning-Kruger – Forse non ne hai ancora sentito parlare, perché è tra i due il meno conosciuto; è la distorsione cognitiva tipica di chi è nuovo e inesperto in una data disciplina e sopravvaluta il suo livello di competenza. Questo atteggiamento è tipico di chi, alle prime armi, sovrastima le sue capacità, è incapace di valutare la propria necessità di approfondimento; si supera solo con lo studio e l’approfondimento. Occorre fare attenzione. Il talento ci da piacere e ci mostra al mondo nella nostra veste migliore, ma il successo non è nel plauso del mondo ma in una realizzazione all’altezza delle tue aspettative.
  • Sindrome dell’impostore – Immagino tu abbia già sentito parlare di questa sindrome. Le prime a farlo sono state le psicologhe americane Pauline Clance e Suzanne Imes nel loro studio “The Imposter Phenomenon in High Achieving Women: Dynamics and Therapeutic Intervention” del 1978. La loro ricerca si concentrava su un campione di donne di successo in ambito accademico, che nonostante i loro evidenti e “sudati” risultati non erano in grado di trarne soddisfazione perché non riuscivano a riconoscersi il merito dei risultati raggiunti e vivano nella convinzione di “spacciarsi” per quello che non erano e nel conseguente terrore di essere smascherate come “impostori”. La sindrome dell’impostore è “una collezione di sentimenti di inadeguatezza che persiste anche di fronte a un’affermazione che indica come vero il contrario” (California Institute of Technology Counseling Center). Scommetto che hai provato almeno una volta nella vita questa sensazione.

Quando il nostro talento ottiene riscontri positivi alle sue prime manifestazioni e la pigrizia e l’ebbrezza del successo sono più forti del piacere di imparare e di applicarci, può capitare che il passo da una distorsione cognitiva all’altra sia veramente breve.

Come puoi tenerti lontano da questi due eccessi? La prima risposta è “non smettere mai di studiare” ma, da sola, rischia di aprire la strada ad un perfezionismo che può bloccarti. Ecco perché è necessario non solo studiare e sperimentare ma anche studiare il nostro comportamento nel corso del nostro apprendimento.

Come? Con un processo di metacognizione, ossia applicando un’analisi riflessiva del nostro processo di apprendimento, che ci permette di sorvegliarlo razionalmente, per capire meglio il nostro approccio ai contenuti con cui nutriamo il nostro talento. Metacognizione significa letteralmente “oltre la cognizione”, ed è fondamentale soprattutto quando ci dedichiamo al talento. Se dedicarci al nostro talento significa fare qualcosa in cui riusciamo, che non ci affatica e che ci viene riconosciuto dall’esterno, dobbiamo prestare attenzione a non sprecare le nostre possibilità di riuscita.

In una parola, guardati intorno, smetti di considerare il “territorio” del tuo talento come un’area di sviluppo autoreferenziale e confrontati con la realtà.

Ti suggerisco di pensare al talento come a un tassello fondamentale del processo di costruzione della tua autostima, dove l’obiettivo non è sentirsi i più bravi del mondo ma essere in grado di avere il polso dei nostri punti di forza e dei nostri punti di debolezza in modo equilibrato, per promuovere verso l’eccellenza i primi e per superare o minimizzare l’effetto dei secondi.

Se sai chi sei e cosa realmente desideri, puoi definire i tuoi standard qualitativi, lavorare senza ansia per raggiungerli e tenerti lontano dai due pericolosi effetti di “malapercezione” di te stesso e dei tuoi risultati.

Un percorso di coaching sul talento ti può aiutare a gestire proficuamente il tuo impegno per realizzare te stesso e aiutarti a attivare un equilibrato approccio all’apprendimento.

Angela Salvatore

Autore: Angela Salvatore

La mia vita è un’entusiasmante camminata sul filo, alla ricerca dell’equilibrio tra la mia anima creativa e la mia parte più rigorosa, senza perdere mai di vista l’obiettivo dell’eccellenza. A sedici anni ho intrapreso il mio percorso nel teatro studiando e lavorando con artisti che hanno scritto la storia.
 Laureata in Storia del cinema, negli anni sono stata attrice, regista e autrice teatrale, ho condotto inoltre numerosi laboratori per adulti e bambini.
Qualche anno più tardi sono entrata in azienda, dove mi sono occupata a lungo di Communication e di HR, per approdare infine nel mondo dell’Information Technology. Attualmente sono responsabile di progetti internazionali in ambito di Intranet Business Application per una multinazionale.
 Dal 2015 sono PMP® (Project Management Professional) certificato presso il Project Management Institute. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità: il coaching rappresenta il fil rouge della mia variegata esperienza, fatta di scrittura, teatro, conoscenza dei processi aziendali, il tutto all’insegna di un orientamento tenace e positivo ai risultati. Sono coach abilitato, ho 47 anni, vivo a Torino e la mia passione sono  le storie e l’arte del raccontarle. Amo i viaggi, la letteratura e il cinema.

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