Ritrovare l’autonomia artistica

Siamo quasi alla fine del nostro percorso attraverso La via dell’artista di Julia Cameron. Oggi parliamo di come accettare e gestire il nostro successo come artisti, recuperando la nostra autonomia.

Come creativi dobbiamo imparare a identificare il nostro valore e quello del nostro lavoro con il valore di mercato. “La creatività- dice la Carmeron – non è un business, anche se può generare business”. Le strategie di marketing a volte ci fanno sentire sopraffatti, ma dobbiamo essere in grado di accettare lo scambio di valore che si instaura quando offriamo al mondo le nostre creazioni.

La creatività richiede azione, e parte di questa azione dev’essere fisica: abbiamo cioè bisogno di una sorta di “meditazione in movimento”. L’obiettivo è quello di connetterci al mondo, di lasciar perdere l’attenzione ossessiva per l’auto-esplorazione e di cominciare semplicemente a esplorare ciò che ci circonda. L’esercizio fisico ci mostra il premio insito nel processo stesso, ci insegna come essere soddisfatti delle piccole cose fatte bene. L’esercizio fisico rappresenta spesso quella mossa che ci fa passare dalla stagnazione all’ispirazione, dal problema alla soluzione, dall’autocommiserazione al rispetto per noi stessi. Impariamo che siamo più forti di quanto pensassimo. Impariamo a guardare le cose da una prospettiva diversa. A risolvere i problemi cercando le risposte dentro di noi, non fuori o altrove.

La forma di meditazione per eccellenza, secondo la Cameron sono certamente Le pagine del mattino, che ci aiutano a rimanere spiritualmente centrati. Cosa che diventa molto più facile se ci creiamo dei rituali. Una stanza o un angolo da dedicare alla spiritualità (l’altare dell’artista) è un ottimo rituale che ci aiuta a sciogliere i nostri blocchi, a ritrovare la nostra spiritualità più autentica e la nostra libertà.

Vuoi costruire il tuo? Riempi questo spazio con le cose che ti rendono felice, e ricordiamoci che l’artista si nutre di immagini. L’altare di un artista dovrebbe essere un’esperienza sensoriale, e puoi sbizzarrirti per trovare piccoli rituali che fanno bene all’anima: ecco alcuni dei suggerimenti che ci dà Julia Cameron…

  • bruciare incenso mentre si leggono o si scrivono le affermazioni
  • accendere una candela
  • ballare al ritmo delle percussioni
  • tenere in mano una pietra e ascoltare canti gregoriani

Queste sono tutte tecniche tattili, fisiche, che rafforzano la nostra crescita spirituale. Il nostro altare dovrebbe perciò risultare divertente da guardare, apparentemente forse anche sciocco, proprio perché deve piacere al nostro bambino artista e non a un ipotetico pubblico.

Esercizi per ritrovare l’autonomia artistica

  1. Scegli un brano da un libro e registralo con la tua voce, poi usalo per la meditazione.
  2. Scrivi a mano su un foglio la tua Preghiera dell’Artista e mettila nel portafogli.
  3. Comprati un quaderno speciale. Numera le pagine da uno a sette. A ogni pagina assegna una delle seguenti categorie: salute, beni materiali, divertimento, relazioni, creatività, carriera, spiritualità. Esprimi cinque desideri per ciascuna area, senza essere per forza realistico.
  4. Fai l’inventario di come sei cambiato dall’inizio del percorso.
  5. Trova cinque cambiamenti che vuoi realizzare in futuro.
  6. Trova cinque modi in cui ti prenderai cura di te stesso nei prossimi sei mesi.
  7. Progetta un’intera settimana dedicata a te stesso, al nutrimento dello spirito, pianificando una concreta azione amorevole nei tuoi confronti per ogni giorno della settimana.
  8. Scrivi e spedisci una mail di incoraggiamento al tuo artista interiore.
  9. Fai un elenco di dieci esempi di sincronicità personale che possano supportare la forza creativa.

Questo articolo fa parte di una serie di post dedicati ai capitoli de La via dell’Artista: se ti sei perso i precedenti li puoi leggere qui:

Micaela

Autore: Micaela Terzi

Business Coach, imprenditrice seriale, startupper, esperta di comunicazione, journaling e scrittura. Vado pazza per la cancelleria, adoro il K-pop e poche cose mi rendono felice come viaggiare (se poi è per andare a New York, meglio ancora). Sono diventata una Coach dopo aver frequentato il Master in Coaching di ADF, e ho così fatto diventare la mia passione per la formazione e per la trasformazione delle vite e dei progetti degli altri un lavoro.

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