Ritrovare il potere creativo grazie alla… rabbia

Ne La via dell’artista, Julia Cameron definisce la rabbia “un combustibile”. Quando proviamo questa emozione siamo spinti a fare qualcosa di violento, ma poi pensiamo che “non sta bene” e quindi la reprimiamo, facciamo finta che non esista, ci impegniamo in qualsiasi cosa tranne che nella cosa più giusta che potremmo fare: ascoltarla.

La rabbia va ascoltata perché è come una mappa che ci mostra dove vogliamo andare in futuro, dove siamo stati in passato e che cosa non ci è piaciuto. Essere arrabbiati può essere un sintomo di buona salute, perché ci spinge all’azione (se sappiamo ascoltarla). Invece se continuiamo a reprimerla finiremo nell’apatia, che è proprio quello che fa più male a noi e alla nostra energia creativa. La rabbia parla sempre nel nostro interesse, perché ci dice quando siamo stati tradito o addirittura quando abbiamo tradito noi stessi.

Quindi, quando provi rabbia, invece di arrabbiarti perché sei arrabbiato (lo fai, vero?!) prova a fermarti un attimo e a dare ascolto a ciò che stai provando. Perché fa parte del tuo percorso di guarigione verso una riscoperta della tua creatività.

Nel terzo capito del suo libro, la Cameron introduce il tema della sincronicità (o serendipità, come veniva chiamata negli Anni ‘70). Quando iniziamo la nostra guarigione creativa – dice – non dobbiamo stupirci che le nostre preghiere vengano ascoltate, e cioè che otteniamo ciò che volevamo. Non ci dobbiamo stupire nemmeno di trovarci a non prendere questi doni sul serio: preferiamo ignorare la possibilità che ci sia un universo intelligente che agisca nel nostro interesse. Non chiediamoci mai se siamo in grado di fare una cosa o no. Invece diciamo a noi stessi che la stiamo facendo. Il cosa deve sempre venire prima del come. Una volta deciso quello, di solito il modo arriva da solo.

Superare la vergogna

Tra i “nemici” pronti a sabotarci c’è anche la vergogna, che non è altro che un sistema di controllo. Scoprirci per quello che siamo, vulnerabili e imperfetti, ci fa vergognare e allora per difenderci dai nostri attacchi o da quelli degli altri togliamo valore a quello che facciamo, diciamo che non è importante. Questo ci succede fin da piccoli, ad esempio quando abbiamo fatto qualcosa di creativo e siamo stati criticati. Con l’andare del tempo questo ci ha convinti che essere creativi è sbagliato, e ogni nuovo tentativo di esprimere la nostra creatività è stato subito bloccato dalla vergogna.

Quello che dobbiamo fare è proteggere il nostro “artista bambino” dalla vergogna e rifiutare i pensieri negativi quando fanno capolino nella nostra mente. Perché non ci fanno bene, come siamo portati a pensare: non ci preservano cioè dalle delusioni, ma ci impediscono di fare quello che siamo nati per fare.

Dobbiamo abituarci a distinguere le critiche costruttive dalle critiche inutili: quelle inutili di solito hanno un tono che ci fa vergognare, sono personali, non accurate, piene accuse vuote. Ma rendiamoci conto che il nostro percorso creativo non è mai lineare: a volte siamo iperproduttivi e abbiamo degli insight pazzeschi, altre volte ci sembra di essere bloccati e di non fare nessun passo avanti. Non dobbiamo scoraggiarci, ma fare dei gesti di gentilezza verso noi stessi e concedendoci la solitudine necessaria per fermarci un attimo e chiederci come ci sentiamo in quel momento.

Esercizi per la tua guarigione creativa

  1. Descrivi cinque aspetti di te di quando eri bambino, che ami.
  2. Scrivi cinque successi della tua infanzia e datti un premio: scegli uno dei cinque cibi che ti piacevano di più quando eri piccolo e conceditelo questa settimana.
  3. Prova a scrivere quali sono le tue brutte abitudini, e chiediti cosa ci guadagni a mantenerle. Prova a scavare a fondo e a trovare anche le cattive abitudini più subdole e meno visibili: perché dovresti continuare ad auto-sabotarti?
  4. Scrivi i nomi di tre amici che ti nutrono, cioè che ti danno un senso della tua competenza e delle tue possibilità. Quale delle loro qualità ti è più utile? Ora chiama uno di questi amici, perché la tua guarigione creativa ha bisogno di qualcuno che ti supporti.
  5. Scrivi i nomi di cinque persone non più in vita e che avresti voluto conoscere. Che qualità trovi in queste persone che puoi ricercare anche nei tuoi amici?

Come sempre, se vuoi allenare la tua creatività e seguire il percorso completo de La via dell’artista, ricordati di praticare sempre i due esercizi base suggeriti dalla Cameron: le pagine del mattino e l’appuntamento con l’artista. Sono spiegati nel primo articolo di questa serie. E puoi recuperare il secondo sul nostro blog.

 

 

Micaela

Autore: Micaela Terzi

Business Coach, imprenditrice seriale, startupper, esperta di comunicazione, journaling e scrittura. Vado pazza per la cancelleria, adoro il K-pop e poche cose mi rendono felice come viaggiare (se poi è per andare a New York, meglio ancora). Sono diventata una Coach dopo aver frequentato il Master in Coaching di ADF, e ho così fatto diventare la mia passione per la formazione e per la trasformazione delle vite e dei progetti degli altri un lavoro.

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