Ritrova la tua forza e trasforma la sofferenza in energia

Gli artisti devono imparare l’arte di sopravvivere alla perdita. La perdita della speranza, della faccia, del denaro, della fiducia in se stessi. Ma anche le perdite possono essere trasformate in vittorie artistiche, secondo quanto scrive Julia Cameron ne La via dell’artista.

Se vogliamo che diventino punti di forza dobbiamo prima di tutto riconoscerle e condividerle con qualcuno, altrimenti diventeranno ferite profonde che bloccheranno la nostra crescita e i nostri sogni futuri. Una delle perdite più dolorose ha a che fare con le critiche. Spesso si tratta di commenti falsi ma plausibili, che noi non riusciamo a contestare razionalmente soprattutto se provengono da persone che rispettiamo e che ricoprono un ruolo “importante”, come insegnanti, editori o mentori.

Dobbiamo anche imparare a riconoscere tutte quelle ferite che ci siamo auto-inflitti per paura, per poca autostima o per seguire obiettivi che spesso non sono nemmeno nostri. Le occasioni perse ci perseguitano per anni, ma riconoscendole possiamo iniziare il nostro processo di guarigione. “Ogni perdita deve essere vista come un potenziale guadagno, ogni fine come un nuovo inizio – scrive la Cameron nel suo libro – È normale che, devastati da una perdita, ci focalizziamo su ciò che abbiamo lasciato indietro, sul nostro sogno infranto, ma abbiamo bisogno di focalizzarci su ciò che invece ci aspetta, anche se non crediamo possibile che il dolore di oggi possa avere fine. Dobbiamo chiederci in che modo la nostra perdita ci può essere utile. La risposta ci sorprenderà e ci libererà. Il trucco è di metabolizzare il dolore trasformandolo in energia, sapendo, credendo e agendo consapevoli che c’è sempre un lato positivo se riusciamo a vedere le cose in modo diverso”.

Come si trasforma la sofferenza in energia

Potrebbe sembrare più facile a dirsi che a farsi, ma cerchiamo di capire come si trasforma la sofferenza in energia… La Cameron ci suggerisce di cominciare chiedendoci “come” possiamo uscire dalla situazione in cui ci troviamo, oppure “cosa va fatto adesso” invece che fare le vittime chiedendoci “perché è capitato proprio a me?”. La chiave di tutto è quindi l’azione.

Il dolore che non viene usato per trarne profitto si solidifica velocemente rendendo pesante e duro il nostro cuore, e questo rende molto difficile l’azione. Quando siamo messi di fronte a una perdita, compiamo immediatamente una piccola azione per supportare il nostro artista, un’azione che significhi – Riconosco te e il tuo dolore. Ti prometto un futuro che valga la pena di vivere”.

“Sono troppo vecchio” oppure “Non ho abbastanza soldi” sono due delle bugie che ci raccontiamo più spesso per non entrare in azione. Ci diciamo che siamo troppo vecchi perché iniziare da zero, essere dei principianti, ci fa soffrire. Dobbiamo invece imparare che la creatività si manifesta nel momento, e “nel momento” siamo senza età e senza tempo. Finché siamo bloccati, un anno o alcuni anni per imparare qualcosa ci sembrano un periodo molto lungo, e così non incominciamo nemmeno. Ci focalizziamo su quello che vorremmo avere già imparato o realizzato e perdiamo di vista il processo. Ma in realtà nessun atto creativo è mai davvero finito: è nel processo che sta l’avventura.

Un altro blocco è dato dalla paura che vivere una vita davvero creativa implichi cambiare radicalmente quella attuale. Fantastichiamo di perseguire la nostra arte a tempo pieno e ci rendiamo che al momento per noi non è possibile, così ci impediamo anche di seguirla part-time o vi rinunciamo del tutto. Pensiamo che sia “tutto o niente”. Ci sono tantissimi piccoli cambiamenti creativi che potremmo fare proprio in questo momento, e che non ci richiederebbero di cambiare radicalmente la nostra vita, ma ci permetterebbero di essere felici… Tutti questi pensieri che ci fanno provare ansia sono una scusa per impedirci la nostra prossima azione creativa. L’invito è invece quello di fare una piccola azione quotidiana invece di porci grandi domande.

Ecco alcuni esercizi che possono aiutarci in questo:

  • Dai un nome al tuo sogno e scrivi: “In un mondo perfetto, vorrei segretamente essere…”.
  • Trova un obiettivo concreto che rappresenta il traguardo a cui vuoi aspirare.
  • In un mondo perfetto dove vorresti essere fra cinque anni in relazione al tuo sogno?
  • Nel tuo mondo, quale azione puoi fare quest’anno per avvicinarci al tuo traguardo?
  • Quale azione puoi fare questo mese? Questa settimana? Oggi? Ora?
  • Scegli un modello a cui ti piacerebbe assomigliare e fai un action plan: cinque anni, tre anni, un anno, un mese, una settimana, ora. Scegli di compiere un’azione.
  • Cosa saresti potuto diventare se fossi stato cresciuto in modo perfetto? Scrivi una pagina su questa infanzia immaginata. Puoi crescere da capo in quella direzione?
  • Scegli un colore e scrivi velocemente qualche frase che descrive in prima persona di che colore ti senti. Qual è il tuo colore preferito? Cosa hai di quel colore? E se dipingessi una stanza intera?
  • Fai una lista di venti cose che ti piace fare. Costano? Tanto o poco? Si può farle da soli? Riguardano il lavoro? Sono rischiose? Si fanno velocemente o lentamente? Riguardano la mente, il corpo o sono spirituali?

Questo articolo fa parte di una serie di post dedicati ai capitoli de La via dell’Artista: se ti sei perso i precedenti li puoi leggere qui:

Micaela

Autore: Micaela Terzi

Business Coach, imprenditrice seriale, startupper, esperta di comunicazione, journaling e scrittura. Vado pazza per la cancelleria, adoro il K-pop e poche cose mi rendono felice come viaggiare (se poi è per andare a New York, meglio ancora). Sono diventata una Coach dopo aver frequentato il Master in Coaching di ADF, e ho così fatto diventare la mia passione per la formazione e per la trasformazione delle vite e dei progetti degli altri un lavoro.

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