Compiti delle vacanze – Parte III

Parlare di compiti delle vacanze mi regala un entusiasmo sornione e mi riporta nel passato: io li amo da sempre!

Avete presente quella sensazione che si annida tra i buoni propositi e l’autoefficacia? Quella promessa di adeguatezza che ti fa immaginare vestita di bianco con i capelli in ordine e la matita in mano, il libro colorato con le pagine lisce e delicatamente plastificate? La speranza che questa volta sarai regolare nello svolgere i tuoi compiti e che in modo puntuale e programmato potrai lavorare e portare a termine i tuoi doveri senza l’assillo del ritardo e l’angoscia della tua voce critica che ti dice che sei sempre la solita!

Per me era così anche da bambina: sognavo di sentirmi leggera e leggiadra e di avere una piccola padronanza di me stessa tale da non inciampare in continuazione e avere l’aria goffa e le ginocchia sbucciate. Sognavo di essere carina, elegante, magra e di finire tutti i compiti delle vacanze per fine agosto.

Non ci sono mai riuscita! O forse ce l’ho fatta un milione di volte in alternanza all’altro milione in cui ho disatteso qualsiasi proposito.

E così anche oggi, mentre scrivo queste righe, mi ritrovo a Porto San Giorgio, dove ho vissuto e trascorso le mie estati, con un vestito bianco, i capelli decentemente in disordine e una scadenza da rispettare all’ultimo momento.

Ma la passione per i compiti è rimasta! Come quella per le liste da spuntare e dei libri da leggere sotto l’ombrellone. Uno dei momenti di massimo godimento estivo.

In fondo i compiti delle vacanze sono un po’ come i buoni propositi che si fanno ogni anno, che si programmano per il lunedì, per settembre o quando ci si avvicina alla fine di un periodo di festa.

Lavorare di più o di meno, riposarsi, fare quelle telefonate, perdere peso…

Se anche quest’anno hai disatteso quest’ultimo obiettivo non preoccuparti, nessuno se ne accorgerà! Le persone che ami ti conoscono per quella che sei e non ti vedono in base a ciò che vorresti essere.

Anche se a settembre dello scorso anno hai salutato il mare commossa promettendogli un inverno proteico o un allenamento frullato energizzante lui non se la prenderà: quello che lo emoziona davvero è il tuo stato di benessere quando ti tuffi tra le onde e lavi via il peso dell’inverno.

Diamo la colpa al lockdown, agli esperimenti con la farina e ai nostri geni risparmiatori, ma accettiamo di essere come siamo e non come immaginiamo di dover apparire, per godere del sale sulla pelle e del sole che asciuga i nostri rimpianti. La paura di sfilare sulla passerella che collega la vita al mare, quei momenti in cui spiamo gli occhi della gente per capire se si intrattengono con commenti e soluzioni, o se sono tutti magicamente distratti da Facebook e dalle foto degli Uffizi.

Forse anche quest’anno ci accuseremo: di non essere abbastanza forti e tenaci, di non avere volontà. Io credo invece che di volontà ne abbiamo troppa!

La volontà che ci induce a voler essere sempre pronte a programmare la nostra giornata e quella di chi ci circonda per evitare il senso di smarrimento che può cogliere chi prende la vita così come viene.

La costante preoccupazione per come vorremmo essere che ci fa vivere protesi verso un miglioramento che non è espressione di sé ma mancanza di accettazione.

La parola che dobbiamo cercare per raggiungere il benessere non è dieta, rigore, sacrificio, repressione ma libertà, passione, desiderio. Per ritrovare un peso in cui stare bene ci vuole piacere. Scoprire abitudini che ci aiutino ad uscire da una routine in cui i giorni sono tutti uguali e sappiamo esattamente cosa aspettarci dalle stagioni.

Voglio dedicare a questo pensiero i miei compiti delle vacanze 2020.

È stato un anno già molto complicato e se non superiamo la prova costume superiamo almeno le nostre barriere, quindi ecco qualche suggerimento.

  1. Ballate in riva al mare al tramonto: invitate qualche amica per un aperitivo, accendete Spotify e ricordatevi di quante volte avete lasciato i compiti incompiuti perché vivere l’estate era un’urgenza favolosa!
  2. Comprate un costume intero Anni ’50, un abito lungo e leggero e un cappello di paglia e godetevi la vostra femminilità.
  3. Se vi sentite in imbarazzo pensate che chiunque si spogli per la prima volta, ogni singola estate, a prescindere da quale sia il suo peso, avverte la stessa tensione che state provando voi. I dati rilevano che più dell’80% delle donne non ama il proprio corpo e vorrebbe apparire in modo diverso!
  4. Vedete l’alba almeno una volta: io l’ho già fatto quest’anno e amo il cielo rosa, il silenzio, l’aria nitida. Andare a camminare mentre il sole sorge e pensare alle cose che più amiamo nella vita ci riconnette con noi stesse.
  5. Qual è il vostro cocktail preferito? Se non ne avete ancora uno assaggiate cose nuove e se lo conoscete già imparate a farlo: guardate tutorial, agitate lo shaker e liberate la ragazza del Coyote Ugly che c’è in voi!
  6. Se non vi è chiaro il punto precedente, guardate il film “Le Ragazze del Coyote Ugly”.
  7. Create una nuova routine: scrivete le Pagine del Mattino, tre pagine di tutto ciò che vi passa per la testa ogni giorno al risveglio; dedicatevi ogni giorno una passeggiata in solitudine, al mattino presto o al tramonto (quando non ballate con le amiche); scegliete e gustate una colazione abbondante, gustosa, ricca.
  8. Preparate un’insalata del tutto nuova: andate al supermercato e liberate la fantasia contravvenendo a tutti gli abbinamenti che siete solita fare o che considerate dieteticamente opportuni.
  9. Provate a tenere per una settimana almeno un diario del piacere alimentare dove scriverete non solo tutto quello che mangiate ma anche quanto vi è piaciuto, quanta fame avevate quando lo avete scelto e se vi ha permesso di sentirvi sazie e appagate.
  10. Componete la vostra playlist dell’estate, la musicassetta che vi sareste portate in vacanza se aveste avuto 17 anni. Sarà che ho iniziato luglio guardando la serie di Netflix Skam che parla della quotidianità di un gruppo di adolescenti in modo sincero e reale, ma mi sono guardata indietro con nostalgia: mi piacerebbe rivivere tanti momenti ormai lontani ma soprattutto vorrei parlare con la me stessa di allora e rassicurarla sul suo aspetto fisico, sui chili in più che non la facevano sentire degna dell’attenzione degli altri, sempre in balia delle critiche, soprattutto quelle autoinflitte. Vorrei sostenerla e aiutarla a esprimere se stessa e non ad inseguire diete miracolose o rimedi frustranti.

Ma se il passato non può essere modificato il futuro è tutto da costruire partendo da un presente intenso e goduto. Quindi forza: smalto rosso, un buon profumo che sa di sole e un Gin Tonic ghiacciato in mano.

Siamo a fine luglio e ogni corpo ha il diritto di liberarsi da questo inverno immobilizzante e sentire le carezze dell’estate addosso.

Ilaria Mandolesi

Autore: Ilaria Mandolesi

Abito a Milano da molti anni ma sono nata sul mare, a Porto San Giorgio. Dove torno per ritrovare la mia amata famiglia di donne favolose e un po' di me stessa. Ho 42 anni, che scritti sembrano molti di più. Vivo con mio marito e le mie tre figlie, che mi aiutano a mettermi in discussione e accettare il caos e la mediazione. Coach specializzata nell’Emotional eating, aiuto le donne a raggiungere il giusto atteggiamento mentale per guardare alla vita, al cibo, al proprio corpo con rispetto, gusto e fiducia, a liberarsi dal peso di pensieri continui su quello che si dovrebbe o meno mangiare, per ritrovare il piacere del gusto del cibo. Prendersi cura della costruzione di un ideale di bellezza che sia espressione dell’individualità di ognuno è un aiuto alla prevenzione di disagi e disturbi legati all’alimentazione. Prima di diventare coach, una Laurea in Scienze dell’educazione, l’incontro con il Counseling e la successiva specializzazione in Counseling Cibo e Salute. Un Master presso l’università di Pavia su Trattamento integrato multidisciplinare dei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione. Il Diploma di Wellness Eating Coach e quello di Istruttrice di Wellness Walking, per aiutare le persone a riscoprire la piacevolezza del movimento.

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