Potenziale: il talento oltre la comfort zone

Esiste un comfort zone del talento? Sì, esiste!

Oltre questo confine si trova la frontiera “scomoda” e al tempo stesso entusiasmante del potenziale.

Ti sto confondendo? Ti hanno sempre raccontato che per occuparti del tuo talento ci vuole coraggio? Come posso accostare concetti così distanti come talento e comfort zone?

Quello che voglio dirti è che superate le resistenze iniziali, occuparti del tuo talento sarà un modo per essere felice, per esprimere te stesso, per stare “nel tuo”. Esercitare il talento ci fa star bene, ci fa percepire il nostro valore, ci permette di riconnetterci con noi stessi e ci conduce a sperimentare l’esperienza del flow che è una delle esperienze più appaganti nella vita.

Bellissimo, ma… tutto questo non basta! Il talento è ambizioso e non ci soddisfa se non lo portiamo ad un livello superiore. Per questo serve qualcosa in più.

Potenziale e talento

Se stai pensando che questo discorso per te non vale perché il talento per te è solo un hobby, stai barando! Oltre la zona di comfort del talento c’è il potenziale che possiamo definire come “l’insieme di tutte quelle competenze da sviluppare per far emergere il nostro talento”.

Qui, inutile dirlo, la faccenda si fa più sfidante. Qui serve la tenacia, la motivazione e tanta tanta umiltà. Qui si arenano la maggior parte dei progetti e qui inizia la frustrazione del talento. Si inizia a dubitare delle proprie possibilità, del proprio valore e si perde la speranza.

In questo scenario oscuro ho per te alcune notizie incoraggianti:

  • Tutto quello che è il potenziale che devi sviluppare è già nelle tue possibilità, devi solo lavorarci e svilupparlo
  • Non devi diventare un’eccellenza in tutte le aree del tuo potenziale, puoi scegliere quelle che ti sono utili e definire un livello coerente con le tue necessità
  • Se proprio qualcosa non ti va giù, dopo aver capito di cosa si tratta, puoi delegare.

Ecco un esempio. Miriam ha un grande talento per la modellazione. Scopre che creare oggetti in ceramica è quello che la rende felice. Si applica con entusiasmo, apprende tecniche, studia la storia della ceramica, sviluppa uno stile proprio. Passerebbe tutto il suo tempo in laboratorio e si sente “completa” quando sta ideando, modellando o affida il pezzo alla cottura.

Inizia a fantasticare di creare un laboratorio tutto suo. Nel frattempo, anche se è “solo” un hobby ha iniziato a farsi notare: i suoi maestri le propongono di partecipare a qualche piccola mostra locale dove vende qualche pezzo. Capisce che è arrivato il momento di mettersi in un gioco più serio.

Miriam fa mente locale per capire come fare. Elenca tutte quello che le serve (un negozio a cui affidare i manufatti in conto vendita che la promuova con i clienti, canali digitali per la promozione, la vendita e la comunicazione, un flyer, packaging, spedizione, il commercialista…). Si scoraggia. Non può certo offrire “in piccolo” tutti i servizi che offrono gli artigiani professionisti che conosce. A conti fatti le costerebbe molto più di quello che potrebbe guadagnare, in termini economici ma anche di soddisfazione. A questo punto il rischio è quello di lasciar perdere.

Come attivare il potenziale per il talento?

Il primo passo che Miriam dovrebbe fare è quello di semplificare e scegliere cosa è davvero essenziale. Questa decisione e sua realizzazione sono oltre il confine della zona di comfort del suo talento che si concentra nelle pareti del laboratorio di modellazione. Che peccato!

Forse anche tu ti riconosci nell’esempio che ho fatto… Come si affrontano queste situazioni?

  1. Semplificare. Pensa in grande ma pensa sostenibile. Offri pochi servizi molto curati.
  2. A partire da queste necessità di base, tradurre in competenze “potenziali” (comunicare, intessere relazioni, pianificare i tempi e i costi, scrivere, parlare in pubblico, intercettare le richieste del cliente)
  3. Scegliere le cinque competenze imprescindibili (quelle di cui proprio non puoi fare a meno)
  4. Studiare, sì cercare di capire teoricamente di cosa si tratta
  5. Sperimentare le competenze sul campo in ogni area della tua vita

Potresti scoprire che una o più aree fondamentali del tuo potenziale sono nelle “tue corde”, che ti piacciono, che basta praticare. Punta su queste, trascineranno il tuo progetto.

Altre competenze ti ricorderanno le attività che non ti appassionano ma che puoi fare senza troppa fatica. Integrale nella tua quotidianità e porta il potenziale ad un livello di sviluppo accettabile (una sorta di “minimo sindacale” necessario a non limitare il tuo progetto) o prova a trovare modi alternativi per affrontarle.

Purtroppo, ci saranno anche quelle cose che proprio non digerisci e che hai l’impressione che prosciughino le tue energie. Delega. Se sai di cosa si tratta, hai gli strumenti necessari per trovare qualcuno che lo faccia al tuo posto secondo i tuoi standard.

Consapevolezza per togliere il talento dalla comfort zone

Seguendo questi consigli cosa hai fatto? Hai allargato i confini della zona di flow dove il talento può brillare!

La consapevolezza degli obiettivi che desideri raggiungere e dei bisogni è sempre la chiave per attivare un cambiamento benefico.

Scegliere di sviluppare il potenziale e metterlo al servizio del talento è un passo necessario per rendere adulta l’espressione della tua personalità. Puoi farlo in autonomia o affrontando un percorso di Talent Coaching che ti aiuti a ottimizzare energie e risultati.

Angela Salvatore

Autore: Angela Salvatore

La mia vita è un’entusiasmante camminata sul filo, alla ricerca dell’equilibrio tra la mia anima creativa e la mia parte più rigorosa, senza perdere mai di vista l’obiettivo dell’eccellenza. A sedici anni ho intrapreso il mio percorso nel teatro studiando e lavorando con artisti che hanno scritto la storia.
 Laureata in Storia del cinema, negli anni sono stata attrice, regista e autrice teatrale, ho condotto inoltre numerosi laboratori per adulti e bambini.
Qualche anno più tardi sono entrata in azienda, dove mi sono occupata a lungo di Communication e di HR, per approdare infine nel mondo dell’Information Technology. Attualmente sono responsabile di progetti internazionali in ambito di Intranet Business Application per una multinazionale.
 Dal 2015 sono PMP® (Project Management Professional) certificato presso il Project Management Institute. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità: il coaching rappresenta il fil rouge della mia variegata esperienza, fatta di scrittura, teatro, conoscenza dei processi aziendali, il tutto all’insegna di un orientamento tenace e positivo ai risultati. Sono coach abilitato, ho 47 anni, vivo a Torino e la mia passione sono  le storie e l’arte del raccontarle. Amo i viaggi, la letteratura e il cinema.

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