Il tempo

È frase abusata quella che ripete “il tempo è il bene più prezioso”. È abusata se resta racchiusa in parole e non trova uno sfogo nella realtà.

Partiamo dal perché il tempo è il bene più prezioso.

La società contemporanea – e ormai non farei neanche più distinzione tra mondo orientale e occidentale, visto che il primo è detentore delle più grandi e galoppanti economie in crescita, si pensi all’India) – è goal oriented, orientata al risultato, ovviamente da raggiungere nel più breve tempo possibile.

Si tratta molto spesso di raggiungere risultati imposti dall’esterno, da una sovrastruttura che impone all’individuo gli obiettivi da raggiungere e che quasi mai servono a soddisfare i propri bisogni.

È evidente che se l’individuo dispone di/spreca parte del suo tempo per il raggiungimento di risultati imposti o peggio di obiettivi fatui accesi da desideri indotti, ha sempre meno tempo da utilizzare per il raggiungimento degli obiettivi funzionali al proprio benessere che sia fisico, psichico o relazionale.

Chi gestisce in maniera proficua e soddisfacente il proprio tempo?

Chi riesce, decidendo di prendere in mano la propria vita, a dedicare del tempo alla propria costruzione e a percorrere strade di realizzazione di obiettivi volti a consentire una libera espressione della propria essenza, si intende con non poche difficoltà.

Chi si impone di ricercare la propria essenza, e non una disegnata da una società che ci vuole in un modo: multitasking, alla moda, instagrammabili, con profili Facebook da favola…

Chi gestisce efficacemente il proprio tempo e di utilizzarlo per costruire il proprio mondo, il proprio sé.

Non si vuole in questo modo denigrare l’individuo quale animale sociale e che inevitabilmente – e spesso giustamente – risente dell’influenza esterna; si vuole solo valorizzare l’individuo quale essere unico e distinguibile da tutti gli altri. Valorizzare l’individuo quale essere speciale e non clonabile.

Oggi, infatti, il pericolo più grande forse non proviene tanto dai temi legati all’eugenetica spinta, ma dalla fiacchezza dell’individuo che per rincorrere gli indici di valorizzazione esterni e performare ai livelli richiesti da altri, dimentica di ricercare quello che vuole, che lo rappresenta. Cancella i propri difetti e le proprie peculiarità e lui stesso si modella al volere degli altri.

Il tempo per noi stessi, per raggiungere la consapevolezza del proprio sé, serve per evitare che si crei una società di manichini indistinguibili.

Come fare per ricercare un buon livello di consapevolezza del proprio sé?

  1. Porsi delle domande [la mia vita mi rappresenta? Il maglione che indosso mi fa sentire a mio agio? Il lavoro che impegna parte della mia giornata è da me considerato solo come fonte di stress e remunerazione mensile, o anche come fonte di realizzazione della mia persona? Le amicizie che coltivo (se ho tempo di coltivarle) sono reali o in linea con un modello che devo perseguire?].
  2. Individuare i bisogni.
  3. Epurare i falsi bisogni e dunque i falsi obiettivi.
  4. Individuare i bisogni/le azioni/le persone che sono funzionali al proprio benessere e in linea con quello che voglio essere.
  5. Ottimizzare le risorse a mia disposizione, soprattutto quella temporale (è inevitabile che parte del nostro tempo debba essere utilizzato per risultati sovraimposti, ma parte non tutto!).
  6. Se si è in difficoltà, individuare potenziali mezzi e strumenti che possano aiutarmi ad avere maggiore consapevolezza di me, e di conseguenza dei miei bisogni e dei risultati/dei beni da ricercare per soddisfarli. In pochissime parole, imparare a chiedere aiuto anche da parte di professionisti (e qui, onestamente il coaching può essere una vera e propria manna).
  7. Non arrendersi.
  8. Cercare il cambiamento, indurlo.
  9. Rinunciare alla perfezione.
  10. Ascoltare gli altri solo se il loro giudizio è costruttivo.

Soundtrack

Costruire – Niccolò Fabi

Chiudi gli occhi
immagina una gioia
molto probabilmente
penseresti a una partenza

Ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende e
nulla ti appartiene ancora

Penseresti all’odore di un libro nuovo
a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare
al giorno prima della festa

Al 21 marzo al primo abbraccio
a una matita intera la primavera
alla paura del debutto
al tremore dell’esordio
ma tra la partenza e il traguardo

Nel mezzo c’è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è potere e sapere
rinunciare alla perfezione

Ma il finale è di certo più teatrale
così di ogni storia ricordi solo
la sua conclusione

Così come l’ultimo bicchiere l’ultima visione
un tramonto solitario l’inchino e poi il sipario
tra l’attesa e il suo compimento
tra il primo tema e il testamento

Nel mezzo c’è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è sapere e potere
rinunciare alla perfezione

Ti stringo le mani
rimani qui
cadrà la neve
a breve

Ti stringo le mani
rimani qui
cadrà la neve
a breve

Il Vuoto – Franco Battiato

Tempo non c’è tempo sempre più in affanno
inseguo il nostro tempo vuoto di senso senso di vuoto
E persone quante tante persone un mare di gente nel vuoto

year play rest my way day thing man your world life
the hand part my child eye woman cry place work week
end your end case point tu sei quello che tu vuoi
government the company my company ma non sai quello che tu sei
Number group the problem is in fact
money money…

Danni fisici psicologici collera e paura stress
sindrome da traffico ansia stati emotivi
primordiali malesseri pericoli imminenti
e ignoti disturbi sul sesso

Venti di profezia parlano di Dei che avanzano

year play…

Please, Please, Please Let Me Get What I Want – The Smiths

Good time for a change
See, the luck I’ve had
Can make a good man
Turn bad

So please please please
Let me, let me, let me
Let me get what I want
This time

Haven’t had a dream in a long time
See, the life I’ve had
Can make a good man bad

So for once in my life
Let me get what I want
Lord knows, it would be the first time
Lord knows, it would be the first time

Antonella Iacobellis

Autore: Antonella Iacobellis

Sono avvocato e ho lavorato per studi nazionali e internazionali, e società di consulenza nell’ambito del diritto del lavoro. Mi occupo di gestione dei rapporti di lavori, licenziamenti, riorganizzazioni e ristrutturazione aziendali. Sono docente per diversi Master de Il Sole 24 Ore sempre nell’ambito giuslavoristico e nel 2018 ho frequentato il Master in Coaching di ADF. L'ho fatto perché mi spaventò una definizione che mi era stata data di me e che trovavo, ahimè, pericolosamente calzante: un criceto che corre nella ruota. Se per il criceto, la ruota è un indispensabile elemento della sua gabbia perché ha la funzione di una vera valvola di sfogo e lo aiuta a  tranquillizzarsi, per me era inaccettabile identificarmi in una persona che correva affannata in una ruota, senza alcuna meta, in maniera ossessiva. Grazie al Master ho preso in mano la mia vita nel vero senso della parola. Nuovi progetti di lavoro che non sono più sogni nel cassetto, più spazio per me, una casa più ordinata e che mi rappresenta di più, tempo per i miei interessi… insomma ho imparato a coltivare l’amor proprio.

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