La magica utilità del talento

Molte persone rinunciano a coltivare il proprio talento anche quando hanno ben chiaro quale sia perché, dal loro punto di vista, non rientra nella categoria delle cose utili.

Del resto siamo abituati a chiederci, praticamente per qualsiasi cosa, se è utile o inutile… E per quanto ci sforziamo di non farlo, la categoria dell’utilità è una di quelle che più applichiamo quando facciamo una scelta.

Utilità: una leva per attivare il talento

In realtà la categoria dell’utilità può essere un’ottima leva per attivare il talento. Capita che moltissime persone non solo ritengano di possedere talenti tanto prodigiosi quanto inutili, ma che siano anche certi di cosa sia utile e cosa no. Ma di fatto questa è spesso una scusa per non impegnarsi e restare senza troppi rimorsi nella confortevole e stagnante zona di confort.

Di sicuro questo atteggiamento è il risultato di una credenza limitante con la quale siamo cresciuti e che ci ha educato a un concetto generalizzato di utilità. Per sfatare questa idea preconcetta e limitante desidero che tu concentri la tua attenzione sull’aggettivo utile e sul suo duplice significato: indica da un lato “qualcosa che serve a uno scopo” e dall’altro “qualcosa che porta un miglioramento”.

Scopo e miglioramento sono due concetti che nel coaching viaggiano a braccetto, dunque, dovresti chiederti se coltivare il tuo talento è utile a darti uno scopo e a migliorare.

Stai pensando che non sempre cosa è utile a te è utile anche alla collettività? Consideriamo utili professioni che ci proteggono dai guai della vita o che producono qualcosa di tangibile o un bene primario. Applichiamo il concetto di utilità ai bisogni che sono posizionati alla base della piramide di Maslow.

Tutto il resto è accessorio e, in quanto tale, considerato meno utile. In questa visione miope perdiamo di vista il benessere nostro e di chi ci circonda.

Il paradosso della produttività

Così realizziamo un paradosso: per inseguire una propensione alla produttività, diventiamo massimamente improduttivi, cioè non ci mettiamo in gioco, gettiamo la spugna prima di cominciare, recriminando di non avere in dote un talento diverso che, se consideriamo il talento come massima esperienza di quello che siamo, non ci attrarrebbe neppure.

Un vero e proprio corto circuito.

Ti ritrovi in questa situazione? Come puoi uscirne? Come puoi prevenirla? Parti da dentro di te. Per una volta ti invito a spostare il punto di vista da fuori a dentro. Prova a immaginare cosa ti piacerebbe fare per realizzare il tuo talento e quali potrebbero essere i suoi “esiti”. In una parola per cosa ti piacerebbe impegnarti. Per fare questa riflessione in libertà non considerare gli impegni che hai verso la comunità in cui vivi (compagni di vita, figli, genitori, fratelli, padrone di casa, vicini, dipendenti, capi, colleghi, amici…).

Disegna un’idea di cosa potresti fare senza vincoli di utilità generica.

E ora? Stai pensando che stai perdendo tempo con un’attività inutile che ti porterà frustrazione perché tanto non sarà mai realizzabile? Ti sbagli. Perché, ora sì, ti invito ad assumere la terza posizione, quella dell’osservatore esterno e imparziale e ti chiedo di considerare tutte le persone per le quali ritieni che la tua presenza o azione abbia un’utilità di rispondere alla domanda: quali vantaggi lo sviluppo del mio talento porterebbe alla sua vita? Ovvero come “potrei essere un interlocutore migliore se sviluppassi il mio talento?”.

Scommetto che troverai motivi validi per considerare il tuo talento utile anche agli altri. Che ne dici? È arrivato il momento per sviluppare il tuo potere di realizzazione e di metterti in azione?

Allenare il talento migliora l’individuo e il mondo in cui si muove. Il talento è ispiratore e contagioso. Se pensi di avere bisogno di un aiuto per scoprire i tuoi talenti e per svilupparli, o semplicemente non vuoi farlo da solo, considera l’idea di farti aiutare da un coach, avrai un compagno di viaggio che ti aiuterà anche a gestire i pregiudizi inconsci.

Un talent coach fa proprio questo: ti accompagna a scoprire e valorizzare l’utilità del tuo talento.

Angela Salvatore

Autore: Angela Salvatore

La mia vita è un’entusiasmante camminata sul filo, alla ricerca dell’equilibrio tra la mia anima creativa e la mia parte più rigorosa, senza perdere mai di vista l’obiettivo dell’eccellenza. A sedici anni ho intrapreso il mio percorso nel teatro studiando e lavorando con artisti che hanno scritto la storia.
 Laureata in Storia del cinema, negli anni sono stata attrice, regista e autrice teatrale, ho condotto inoltre numerosi laboratori per adulti e bambini.
Qualche anno più tardi sono entrata in azienda, dove mi sono occupata a lungo di Communication e di HR, per approdare infine nel mondo dell’Information Technology. Attualmente sono responsabile di progetti internazionali in ambito di Intranet Business Application per una multinazionale.
 Dal 2015 sono PMP® (Project Management Professional) certificato presso il Project Management Institute. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità: il coaching rappresenta il fil rouge della mia variegata esperienza, fatta di scrittura, teatro, conoscenza dei processi aziendali, il tutto all’insegna di un orientamento tenace e positivo ai risultati. Sono coach abilitato, ho 47 anni, vivo a Torino e la mia passione sono  le storie e l’arte del raccontarle. Amo i viaggi, la letteratura e il cinema.

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