io e l’ambiente: istruzioni per l’uso

Amo molto il Giappone e sono da sempre interessato alla sua cultura. Ultimamente mi capita sempre più spesso di sentir nominare o di leggere termini giapponesi utili a farci ragionare su alcuni aspetti della nostra vita. Penso ad esempio allo strepitoso successo della parola Shinrin-yoku, letteralmente “bagno di foresta”, o all’attualità di Ikigai, inteso come “ragione di vita”, o ancora dell’utilizzo di Hanami, “guardare i fiori” per indicare lo spettacolo della fioritura dei ciliegi in primavera.

Gli ideogrammi sono simboli grafici tipici della scrittura cinese e giapponese che non hanno un valore fonetico ma rappresentano un’idea e possono racchiudere nello stesso segno più significati.

Noi occidentali, abituati all’utilizzo dell’alfabeto romano e a infilare le singole lettere per comporre una parola, siamo affascinati soprattutto dalla loro estetica, anche se il loro significato è molto più profondo.

Esho-funi: uno dei miei ideogrammi preferiti

Uno dei miei ideogrammi giapponesi preferiti è esho-funi, un concetto cardine della dottrina buddista ma anche un principio applicabile alla società e alla vita dell’individuo. Questo termine riassume un significato che in italiano si può solo tradurre con più parole: “unicità tra vita e ambiente”. Con vita si intende la vita del singolo individuo e con ambiente la natura tutta e la società. Il termine unicità ci ricorda invece che non c’è separazione tra il singolo individuo e l’ambiente che lo circonda.

Noi e l’ambiente siamo dunque una sola cosa, in una relazione di interdipendenza. E non si tratta solo del nostro ambiente più prossimo, ma di tutto quello che prende forma sul nostro pianeta, sia che si tratti di opere create dall’uomo, sia di forme di vita spontanee che crescono nella natura selvatica.

Io ho deciso di lavorare con le piante, di proteggerle, di prendermi cura di esse e di diffondere una sensibilità sulla relazione uomo-pianta, proprio dopo aver compreso profondamente il concetto di esho-funi. Penso che sia importante che le persone diventino coscienti che le piante sono un elemento essenziale dell’ambiente e che, senza di esse, non ci sarebbe possibile vivere.

Inoltre, ho deciso di trasferirmi in un territorio non eccessivamente lontano dalla città, ma di starne comunque a una certa distanza, circondato dalla natura seppure in relazione con le attività umane. Credo di aver trovato un buon equilibrio tra le due realtà proprio accettando che sono entrambe parti dell’ambiente: vivo vicino ai boschi ma frequento quasi quotidianamente la città.

Dunque oggi, io e l’ambiente, esho-funi, siamo in una condizione di armonia. Per arrivare a questo ho comunque fatto un percorso di consapevolezza durato anni, dove ho compreso meglio quello che sono io, i miei reali bisogni e desideri, e quanto mi costa provare a realizzarli.

Una questione di consapevolezza

Il problema si pone quando questa consapevolezza non c’è, quando non abbiamo idea del perché ci troviamo dove ci troviamo e pensiamo di essere scollegati dagli altri e dall’ambiente. In questo caso la nostra vita è tutt’altro che in armonia con quello che la circonda e la rabbia o la frustrazione prendono il sopravvento. Così, chi è afflitto da questa sensazione di scissione se la prende con il mondo circostante, pensa che la causa delle proprie sofferenze non può derivare in nessuna maniera dalle sue scelte o dalla sua visione della vita. Questa forte sofferenza, insita nell’essere umano, si manifesta ogni qual volta l’ambiente viene maltrattato con azioni violente o attraverso uno sfruttamento indiscriminato.

Per il principio di unicità di individuo e ambiente, quando facciamo un torto alla natura maltrattandola, possiamo pensare che stiamo rivolgendo un torto contro noi stessi. Per questo motivo trovo che sia importantissimo sviluppare la consapevolezza di unicità uomo-ambiente con una certa urgenza, visti gli attuali ritmi di sfruttamento delle risorse del pianeta.

Partiamo dal nostro giardino

La svolta potrebbe avvenire nel partorire un pensiero psicomagico, come lo definirebbe Jodorowski, che consiste nel credere fermamente nel potere trasformativo delle piccole azioni che compiamo tutti i giorni della nostra esistenza. Si tratta veramente di partire con gratitudine dalla cura del nostro giardino, sia esso inteso come spazio interiore sia come luogo fisico (la nostra casa, la nostra famiglia, il nostro posto di lavoro o proprio il nostro giardino, perché no?). Per quanto siano piccole e apparentemente inconsistenti, le nostre azioni quotidiane ci permettono di virare verso la direzione che riteniamo più sana per la nostra esistenza e per l’esistenza del nostro pianeta. Fare scelte consapevoli come consumatori, decidere di muoverci a piedi anziché in macchina per andare a lavorare, compiere gesti di cura nei confronti delle persone che amiamo ma anche di chi incontriamo occasionalmente, sono già azioni di una potenza incredibile.

Non diamo retta ai detrattori! Dal momento in cui inizieremo a esercitare il nostro potere di cambiare l’ambiente, partendo dalle nostre azioni di tutti i giorni, non mancheranno infatti persone critiche nei nostri confronti: ci diranno che da soli non possiamo fare niente per cambiare le cose, e cercheranno di portarci negli stati vitali bassi in cui vivono loro. Quando questo accadrà, non abbiate paura di affermare che il cambiamento comincia dal singolo individuo e che voi vi impegnate in tal senso a favore di un ambiente vivibile e sano per le generazioni future. Probabilmente le stesse persone che vi avranno criticato, penderanno dalle vostre labbra e si sentiranno incoraggiate perché aspettavano da tempo qualcuno con la vostra determinazione.

 

Se la filosofia giapponese, come i suoi ideogrammi, ti hanno incuriosito e ti piacerebbe approfondire l’argomento, il 13 febbraio in Accademia della Felicità parte un percorso in 3 serate dedicato all’Ikigai e a come può aiutarci a ritrovare il senso della nostra vita.

Paolo Astrua

Autore: Paolo Astrua

Ho lavorato per anni in teatro come attore ed educatore. A un certo punto, però, ho sentito che quella non era più la mia strada. Quando mi sono concesso di guardarmi dentro, ho capito che desideravo utilizzare la natura e le piante come mezzi per migliorare la mia vita e quella degli altri. Attualmente creo giardini e terrazzi che portino felicità basandomi sul rispetto dell'ambiente e sulla sostenibilità, tengo laboratori e scrivo della relazione tra uomo e natura. Credo che le piante giuste possano portare benessere emotivo nella vita delle persone e questa convinzione è alla base della mia "Filosofia Vegetale". Amo camminare nei boschi, da solo o col mio cane Athena, riconoscere le piante selvatiche e condividere la quotidianità con mia moglie Giovanna. Nel 2017 mi sono iscritto al Master in Coaching perché desidero diventare ancora più felice.

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