Il paradosso francese: mangiare con gusto e rimanere sani

Hai mai pensato che mangiare con gusto e soddisfazione possa permetterti di compiere scelte a lungo termine che favoriscono la salute? Te ne parlo oggi in questo articolo.

Il periodo di reclusione continua e con esso quel senso di mancanza che spesso risulta difficile da decifrare. Si prova a mantenere un’adeguata normalità tra lavoro da casa, qualche esercizio fisico con l’ausilio del video e un sospiro, tra un’attività e l’altra.

A differenza della scorsa primavera, dove ci sentivamo uniti da una causa comune e ci lasciavamo intrattenere da mille attività alternative con la voglia di non perdersi e il desiderio di sfruttare al meglio il così raro tempo dilatato, ora si panifica meno. I video di workout sembrano meno motivanti e qualsiasi cosa si faccia sembra sempre poco nutriente.

Quello che forse resta davvero rincuorante è concedersi il tempo di una coccola sul divano sotto la famigerata copertina calda, divenuta un bene di prima necessità quasi quanto il lievito e la cioccolata.

L’unico modo di viaggiare è attraverso i libri e i telefilm e questo mese sono stata in Francia con Valérie Perrin e il suo appassionante Cambiare l’acqua ai fiori e con Emilie in Paris, deliziosa serie tv di Netflix ricca di abiti da sogno, scorci favolosi della città dell’amore e croissant a tutte le ore.

Molto vicina a Sex&theCity ma con un’attenzione in più per la buona cucina, che le quattro ragazze americane non avevano. Sarà un caso? Assolutamente no!

Da una ricerca condotta sulle abitudini alimentari in Francia, Stati Uniti, Belgio e Giappone, ancora una volta è stato dato infatti lustro al Paradosso francese, il presunto fenomeno per il quale in Francia, nonostante il relativamente alto consumo di alimenti ricchi in acidi grassi saturi come burro e formaggi, l’amore per il buon vino e dolci che farebbero trasecolare qualsiasi diet addicted, viva il popolo più sano, quello cioè con il livello d’incidenza minore per malattie cardiovascolari e con una percentuale di persone affette da un disturbo del comportamento alimentare tra le più basse d’Europa.

In un primo momento i furbi francesi hanno provato a portare acqua ai loro mulini provenzali sostenendo che i loro vasi sanguigni erano lubrificati dal vino rosso grazie agli effetti benefici contenuti nel resveratrolo, un composto polifenolico contenuto in alcune piante, tra cui la vite, dai miracolosi effetti antiossidanti.

Dopo aver prodotto tonnellate di integratori, si sono purtroppo accorti che i miracoli non esistono e che il vino, per quanto buono, non poteva aiutare tutti i cuori del mondo. Come mai allora sono così sani nonostante l’omelette (mai mescolare le proteine), le fromage (i latticini creano stati infiammatori latenti), le quiche (troppo burro, la pancetta poi… veleno!) e soprattutto (o dopo tutto) Saint’honoré, macaron, pain au chocolat… Attraenti al pari del Louvre, la tour Eiffel e Notre Dame.

E con un’alimentazione così nutriente e calorica come fanno i francesi ad essere sani e tendenzialmente in forma? Qual è il loro segreto?

Il cibo che scelgono è sempre finalizzato ad appagare il palato e nutrire il senso di soddisfazione. Per questo popolo un po’ snob il momento del pasto è sacro, lo consumano con calma, appagano il palato più che rispettare regole dietetiche e la soddisfazione che ne traggono è tale da consentire loro di mangiare meno. Sconvolgentemente semplice!

Ma i risultati della ricerca ci raccontano anche altro. In Belgio ad esempio il consumo di cioccolata supera quello degli altri stati d’Europa ma il livello di obesità è il più basso. Per i giapponesi il piacere è uno degli obiettivi irrinunciabili di una vita salutare. Al contrario gli americani si rivelano il popolo con il più alto livello di preoccupazione sul cibo e sul suo presunto potere ingrassante. Questa costante attenzione incrementa ansia ed effetti contrari a quelli sperati, tanto che i padri della dieta Atkins, della Weight Watchers, della Scarsdale, nonché leader mondiali nella produzione di integratori e pasti sostitutivi, sono il popolo con un livello di salute media tra i più bassi del mondo occidentale e con problemi di obesità costantemente in crescita.

Non solo l’ossessione per il dimagrimento e l’impossibilità di raggiungerlo attraverso programmi rigidi e frustranti causa un aumento del craving (desiderio irrefrenabile) di cibo spesso processato e di basso livello nutrizionale, ma l’abitudine a consumarlo in concomitanza con altre attività (al cinema, in macchina, guardando la TV) non permette una reale esperienza con i sapori e con il valore del rituale di scegliere, preparare, gustare, sentirsi appagati.

Hanno confuso il cibo con i composti chimici di cui è costituito, i sapori con le calorie e le quantità con i punti, e perso completamente di vista il concetto originale di Nutrizione gentile, i cui valori fondamentali sono:

  • Moderazione – se sappiamo che un pacco di biscotti dopo cena possa non essere una scelta salutare, costringersi ad eliminarli del tutto si rivela altrettanto pericoloso. La moderazione non contempla l’eliminazione.
  • Equilibrio – Hai presente quando ti riprometti di mangiare solo verdure e proteine semplici e ti ritrovi ad aprire la scatola di biscotti a metà pomeriggio? A quel punto pensi – Domani è un altro giorno. E dai sfogo ai desideri alimentari spesso negati senza nemmeno percepirne il sapore. Ti do una buona notizia. L’equilibrio non si manifesta nel pasto perfetto, nei cibi perfetti o nel giorno perfetto. L’equilibrio va considerato sulle scelte compiute in un tempo più lungo che va dai 3 giorni alla settimana intera. Non abbiamo un cronometro che si resetta a mezzanotte e che può farci distinguere i giorni virtuosi da quelli no.
  • Varietà – nel mondo del dieting è molto più facile rinunciare ai carboidrati che conoscere quanti tipi di cereali esistono, con o senza glutine, integrali o raffinati e imparare a cucinarli.

I cambiamenti non sono mai così immediati: non ingrasserai da un giorno all’altro, il tuo livello di minerali non diminuirà improvvisamente e il tuo corpo non può ammalarsi improvvisamente. Quindi quando puoi iniziare a mangiare sano? Alla fine di un percorso di conoscenza e rispetto di te stessa che ti permetterà di scegliere il cibo sano perché costituisce un piacere anziché una privazione.

Quando elimini il giudizio morale sul cibo che mangi, dividendolo in giusto e sbagliato, buono e cattivo, appropriato e sconveniente, ti permetti di sentirne davvero il sapore e di percepire l’effetto che quel cibo ha sul tuo corpo. Può esserci una differenza nutrizionale nello scegliere di mangiare una mela o una torta, ma non esiste nessuna differenza morale o che intacchi il tuo valore come persona.

Siate un po’ più francesi e un po’ meno americani. E gustatevi una cioccolata calda mentre guardate Emily in Paris sotto una coperta rosa!

Ilaria Mandolesi

Autore: Ilaria Mandolesi

Abito a Milano da molti anni ma sono nata sul mare, a Porto San Giorgio. Dove torno per ritrovare la mia amata famiglia di donne favolose e un po' di me stessa. Ho 42 anni, che scritti sembrano molti di più. Vivo con mio marito e le mie tre figlie, che mi aiutano a mettermi in discussione e accettare il caos e la mediazione. Coach specializzata nell’Emotional eating, aiuto le donne a raggiungere il giusto atteggiamento mentale per guardare alla vita, al cibo, al proprio corpo con rispetto, gusto e fiducia, a liberarsi dal peso di pensieri continui su quello che si dovrebbe o meno mangiare, per ritrovare il piacere del gusto del cibo. Prendersi cura della costruzione di un ideale di bellezza che sia espressione dell’individualità di ognuno è un aiuto alla prevenzione di disagi e disturbi legati all’alimentazione. Prima di diventare coach, una Laurea in Scienze dell’educazione, l’incontro con il Counseling e la successiva specializzazione in Counseling Cibo e Salute. Un Master presso l’università di Pavia su Trattamento integrato multidisciplinare dei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione. Il Diploma di Wellness Eating Coach e quello di Istruttrice di Wellness Walking, per aiutare le persone a riscoprire la piacevolezza del movimento.

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