Il fattore soddisfazione

Per i giapponesi il piacere è uno degli obiettivi di una vita salutare.

Al contrario, anni di diete e restrizioni alimentari hanno fatto credere a gran parte del mondo occidentale che il piacere del cibo sia una sensazione da tenere sotto controllo, saldamente chiusa in piccolo stanzino per evitare che esploda in una compulsione indomabile.

Tuttavia dobbiamo fare i conti con la realtà: per quanto cerchiamo con tutte le forze di domare questo istinto primordiale i nostri reali bisogni trovano il modo per prevalere sulla nostra piccola volontà e si riprendono il terreno perduto inseguendo il potente e solenne diritto alla soddisfazione.

Se lasciati liberi di scegliere e al netto delle contaminazioni su cosa è meglio preferire a tavola vogliamo quello che non abbiamo e adottiamo strategie per evitare la privazione che altrimenti aumenterebbe la nostra insoddisfazione!

Non si tratta di qualcosa contro cui combattere ma di un istinto di sopravvivenza che ha salvato la vita a molti nostri avi e che permette a noi, oggi, di godere del sole sulla pelle e di lamentarci per il sudore sulla schiena.

Come si raggiunge la soddisfazione con il cibo

Come si raggiunge la soddisfazione con il cibo? Mangiando tutto ciò di cui si ha voglia? Concedendosi una vaschetta di gelato al cioccolato ogni volta che il ricordo dell’ultimo cono si affievolisce? Nutrendosi esclusivamente di patatine fritte, se è questo ciò che desidero?

Rispondo alle domande con una domanda più potente: ma siamo così convinte che se ci autorizzassimo, senza se e senza ma, a mangiare ciò che desideriamo davvero, ascoltando la nostra fame e rispettando la sazietà del corpo, mangeremmo solo dolci e cibi proibiti?

Siamo sufficientemente in ascolto del nostro corpo per ascoltare i messaggi di fame e sazietà che ci invia durante il giorno? Anche il cibo più appetitoso del mondo non ci darà una soddisfazione adeguata se non accompagnato da una fame reale, così come una scarsa percezione della nostra pienezza ci indurrà a mangiare fino a sentire un fastidioso riempimento perché ricerchiamo la tanto agognata soddisfazione.

Tutto ciò fino a incastrarci nel circolo viziose delle diete e dell’alternanza tra controllo eccessivo e perdita di esso.

Affidarsi all’alimentazione intuitiva abbandonando diete e prescrizioni è sicuramente un atto di fede, almeno all’inizio! Dal momento che perdere il controllo e finire una torta al cioccolato è molto più facile che mollare il controllo e smettere di imporci cosa dovremmo desiderare, trovare una soddisfazione quotidiana sembra da un lato una chimera e dall’altro l’anticamera per l’inferno popolato da macarons, noccioline e meringhe da prendere al volo. In realtà scoprirai come dedicarsi al cibo aiuta a raggiungere un equilibrio spontaneo molto più tangibile di qualsiasi ferrea limitazione.

Forse senza saperlo ne hai già fatto esperienza!

Se ti è capitato di dedicarti a scegliere o preparare un pasto gustoso e soddisfacente, forse hai notato che senza troppo controllo hai preferito saltare la cena o mangiare qualcosa di leggero. Al contrario, quando trascorri la giornata nel tentativo di controllare e di evitare alcuni alimenti rischi di arrivare all’ora in cui si svegliano i mostri dell’apparato digerente (per molti intorno alle 19) e avere un craving che ti porta con molta probabilità a mangiare quello che trovi nel frigorifero. Molte calorie e poco piacere. Per non parlare della quasi totale assenza della percezione del gusto.

Come si può riguadagnare il piacere di mangiare?

Come risultato delle diete e della paura di prendere peso, molte persone hanno perso il vero piacere di mangiare e non sono più in grado nemmeno di elencare i loro cibi preferiti se non quelli che sognano solo perché percepiti come proibiti!

Vorrei la pizza, le patatine fritte e salate e un budino con panna montata solo perché sono solita pensare di doverlo evitare: ma se davvero potessi scegliere il mio cibo della vita, cosa desidererei onestamente?

Proviamo ad osservare il percorso in cinque step proposto da Evelyn Tribole ed Elyse Resch (tratto dal libro Intuitive Eating: A Revolutionary Program That Works) per ritrovare la soddisfazione.

  1. Chiediti quello che vuoi davvero mangiare: la soddisfazione ha bisogno di tempo per ascoltare e per scegliere, darsi il permesso di desiderare un cibo e preparare un’atmosfera adeguatamente rilassante per gustarlo. Si può fare esperienza di molti piatti come se fosse la prima volta e decidere cosa si apprezza davvero nel qui e ora. I gusti cambiano! Scoprirai che quando mangi ciò che veramente ti piace te ne basterà meno per essere soddisfatta.
  2. Riscoprire il piacere del palato: ritrovare le qualità sensoriali del cibo. Il gusto, la consistenza, l’aroma, la temperatura ideale o la capacità riempitiva degli alimenti rispettando i propri gusti.
  3. Rendi la tua esperienza più piacevole: se i tuoi pasti vengono consumati sempre con molta fretta è difficile “sentire” e avere il tempo di provare soddisfazione. Siediti a tavola, appoggia la forchetta ad ogni boccone, mangia quando sei gentilmente affamata per essere più in contatto con i tuoi desideri senza l’urgenza. Evita le tensioni: tieni le discussioni per un altro momento.
  4. Non eliminare il problema alla radice: non sei obbligata a finire quello che hai nel piatto o a mangiare qualcosa solo perché ne hai preso un morso. Quello che conta è il tuo piacere. Puoi lasciare ciò che non ti appaga e pensare che potrai mangiare di nuovo un alimento ogni volta che lo vorrai (quindi non è necessario farne scorta in questo momento).
  5. Check in: è ancora buono? Hai mangiato una scatola di biscotti e una confezione di gelatini? Allora saprai che i primi morsi hanno un sapore completamente diverso dagli ultimi.

Prova con un esperimento edonistico: valuta il piacere del cibo da 1 a 10 e senti come cambia all’inizio del pasto, a metà e alla fine. Forse vale la pena di fermarsi quando non sentiamo più la stessa soddisfazione?

If you don’t love it, don’t eat it, and if you love it, savor it

Ilaria Mandolesi

Autore: Ilaria Mandolesi

Abito a Milano da molti anni ma sono nata sul mare, a Porto San Giorgio. Dove torno per ritrovare la mia amata famiglia di donne favolose e un po' di me stessa. Ho 42 anni, che scritti sembrano molti di più. Vivo con mio marito e le mie tre figlie, che mi aiutano a mettermi in discussione e accettare il caos e la mediazione. Coach specializzata nell’Emotional eating, aiuto le donne a raggiungere il giusto atteggiamento mentale per guardare alla vita, al cibo, al proprio corpo con rispetto, gusto e fiducia, a liberarsi dal peso di pensieri continui su quello che si dovrebbe o meno mangiare, per ritrovare il piacere del gusto del cibo. Prendersi cura della costruzione di un ideale di bellezza che sia espressione dell’individualità di ognuno è un aiuto alla prevenzione di disagi e disturbi legati all’alimentazione. Prima di diventare coach, una Laurea in Scienze dell’educazione, l’incontro con il Counseling e la successiva specializzazione in Counseling Cibo e Salute. Un Master presso l’università di Pavia su Trattamento integrato multidisciplinare dei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione. Il Diploma di Wellness Eating Coach e quello di Istruttrice di Wellness Walking, per aiutare le persone a riscoprire la piacevolezza del movimento.

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