I primi passi nel “nuovo mondo”

Siamo tornati a uscire, siamo tornati a vivere all’esterno delle nostre abitazioni una quota maggiore della nostra giornata, abbiamo ricominciato a incontrare le persone e abbiamo iniziato a sperimentare il balletto del distanziamento sociale, modi nuovi di gestire gli spazi, per stare sempre ad almeno un metro di distanza da un altro umano, e di dosare la nostra fisicità che a tratti ancora prova (per fortuna) l’impulso spontaneo ad andare verso un abbraccio o anche solo una stretta di mano e al momento ancora deve essere contenuta e bloccata.

Ho ricominciato a uscire ormai da un mese, curiosa di sperimentare questo mondo di mascherine e detergenti, di misurazioni della temperatura e di poco traffico: lentamente le persone stanno tornando ai loro ritmi di gennaio ma il passaggio per me è curiosamente poco fluido, richiede sforzi che non mi aspettavo. Mi sono resa conto che alcune cose dei miei comportamenti davvero sono cambiate e che sembrano essere cambiate le mie preferenze sul modo di gestire la relazione e i suoi tempi e spazi. Ero ansiosa di capire se ci sarebbero stati dei cambiamenti, di ascoltare le mie reazioni all’incontro con l’altro e a questo nuovo modo schermato e igienizzato di vivere. È chiaramente presto per dire se e quanto di questo sarà permanente, certo sono disposta a scommettere che un’impronta post traumatica sarà resistente più di quanto io non voglia o di quanto le mie future esigenze non richiederanno.

Chiaramente questa non è la “normalità”. Per un certo periodo la normalità come la intendevamo prima del lock down non la riavremo indietro, ad esempio credo che per me tornare al cinema sarà decisamente un passaggio importante e le sensazioni e difficoltà che ne potrebbero scaturire al momento non completamente intuitive.

L’idea ragionevole a cui rifarsi, per quelli di noi che sentano di avere la situazione sotto controllo e di poterla gestire, è semplicemente che l’esserci dovuti chiudere a casa ha richiesto un adattamento comportamentale ed è stato rafforzato da una narrazione di paura e di morte, difficile quindi che il ritorno alla frequentazione del mondo esterno, soprattutto mentre il virus è ancora presente nelle cronache e nelle nostre vite, non richieda degli ulteriori sforzi anche cospicui di adattamento e non sia, a tratti, straniante.

La legittima aspirazione dovrebbe essere non tanto quella di ritornare alla “normalità”, categoria dai contorni vaghi, sempre più sbiaditi, che tenderanno retrospettivamente a sembrarci sempre di più irragionevoli in un futuro in cui l’igiene sarà inevitabilmente oggetto di pregnante attenzione, ma di cercare la nostra “nuova normalità”, una situazione da equilibrare e da pianificare, a seconda della nostra identità e dei nostri desideri: la nostra “nuova normalità” deve essere migliore di prima, più gratificante, consapevole e salutare.

Quali potrebbero essere i punti da esaminare per progettare la nostra fase 3? Provo a mettere in fila qualche spunto di riflessione.

  1. Il corpo: in questi mesi è probabile che molti di noi non abbiano mantenuto la loro routine di allenamento o abbiano modificato in modo sostanziale le loro abitudini alimentari. Ci siamo dovuti dimenticare la palestra e in situazioni di emergenza l’insalatina poco condita con il tonno al naturale non dava certo l’idea di essere l’arma decisiva per riconquistare appagamento e serenità. È certamente il momento di riappropriarsi con gioia dello spazio esterno per fare attività fisica, anche solo per concedersi finalmente lunghe passeggiate e un po’ di natura e decidere quali sono i nostri obiettivi in tema di cura di noi stessi e di allenamento per i prossimi mesi. È il momento di creare un nuovo equilibrio e un nuovo idillio con il nostro corpo.
  2. Gli oggetti: abbiamo potuto sperimentare nuovi punti di vista e differenti esigenze nella gestione dello spazio domestico e nel rapporto con gli oggetti. Ci siamo resi conto che le case dovrebbero essere fatte per questo, per “stare” a casa. Se non abbiamo colto l’occasione durante il lock down per alleggerire e riprogettare le nostre abitazioni, è giunto il momento di occuparcene. È certamente apparso in tutta la sua evidenza che lo “stare in casa” richiede ambienti anche radicalmente diversi da quelli in cui abbiamo vissuto finora. È il momento di chiederci se la nostra casa ci rispecchi davvero e come intervenire per modificarla, renderla più bella e funzionale al nostro futuro.
  3. Le persone: ne abbiamo incontrate poche, ne abbiamo viste in video e sentite in ogni modo probabilmente anche troppe. Il silenzio, per lo meno dalle mie parti, è stato estremamente raro e frenetica la quantità di riunioni e di video chiamate. Anche qui, è il momento di cercare il nostro nuovo equilibrio, di cogliere l’opportunità per trovare, dove è possibile, nuovi modi di gestire la relazione con le persone e per condividere ciò che è davvero essenziale, che rappresenta davvero il valore del dialogo e dell’incontro. È il momento per asciugare le parole, ascoltare di più e far parlare i fatti. E, certamente, per fare selezione. Credo che per tutti questi mesi siano stati una eccezionale lente di ingrandimento che ha magnificato le cose che amiamo di più e quelle che non siamo più disposti a sopportare. Chi ci è mancato? Chi vogliamo nella nostra vita da oggi? È giunto il momento di occuparcene.
  4. Il tempo: è già giugno e io… no. Quasi metà del ventiventi è andata ed io non me ne sono praticamente accorta. Mi è mancata forse la riflessione, ne avrei voluta di più. Mi è mancata la lucidità in certi passaggi, avrei voluto avere un atteggiamento più mindful e assaporare con maggior consapevolezza i pros and cons di un momento comunque straordinario che ora posso solo modellare e rivivere sempre diverso nel ricordo. Ecco, questo mi fa ritornare sull’importanza del prendere nota, del tenere traccia di quello che si fa, dei propri progetti e progressi, dei pensieri e dei desideri. Per che cosa lo voglio usare il mio tempo? Quanta parte della mia giornata e della mia settimana voglio dedicare al lavoro? Alle persone che amo? Alla relazione con me stessa? Quanto tempo voglio dedicare alla lettura? Alla formazione? Mai come in questi mesi il tempo, purtroppo volando e volando in modo amaro, mi ha mostrato quanto sia importante saperlo cogliere, afferrare, vivere fino in fondo con la consapevolezza del suo valore. È il momento di chiedersi che uso si vuole fare dei prossimi sei mesi di questo strano anno, probabilmente non sarà lo stesso che pensavamo a gennaio. È il momento di ripensare a come si desidera davvero trascorrere il tempo e in che cosa lo vogliamo trasformare, in sorrisi, in parole, in cultura, in muscoli, nel nostro unico inimitabile mix di colori e emozioni. L’importante è, lo abbiamo ben visto, vivere con presenza, intensità, coraggio.
  5. Il Valore: questa deve essere la nostra (nuova) unità di misura, il nostro benchmark, il metro con cui misuriamo ogni cosa. Lettura di valore. Relazione di valore. Acquisto di valore. Dono di valore. Il Valore deve essere la nostra ambizione. Lo scambio di Valore e la creazione di Valore. Qui sta una parte fondamentale della qualità della nostra vita, della nostra ricerca dell’Eccellenza e del nostro senso di responsabilità nei confronti degli altri e del mondo. È il momento di scegliere le cose e le situazioni che sono in linea con i nostri valori e che davvero hanno valore. Non è detto che i nostri confini non si possano spostare un po’ più in là, non è detto che tutte le situazioni in cui ci troviamo a mediare debbano risolversi così. È il momento di valutare se abbiamo bisogno di nuovi modi per individuare e affermare noi stessi, per iniziare a costruire la nostra felicità futura.

Ho riscoperto proprio ieri un proverbio cinese che trovo delizioso e che desidero condividere: “Nelle mani di chi regala un fiore rimane sempre un po’ di profumo”.

L’auspicio è che nella fase 3 le mani di tutti noi siano profumate, e non solo di Amuchina.

Autore: Sabrina Corsini

Nata a Torino nel 1971, è un caparbio Ariete e si vede subito. Juventina dalla nascita, in orario diurno è Promotore Finanziario, nottetempo e nei weekend frequenta Accademia della Felicità e studia per iniziare il tirocinio da Money Coach. Ama leggere in modo compulsivo ed onnivoro ed i libri sono il suo oggetto totemico: in questo periodo sta godendosi Joe R. Lansdale e Christopher Moore. Le piacciono i film con le astronavi, i draghi ed i supereroi perché in fondo è una creatura semplice: da grande diventerà un cavaliere Jedi.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.