Gentilezza: accelerante per talenti (consapevoli)

Il motore che abilita il talento è la gentilezza.

Come vedi inizio questo articolo con una frase perentoria e insieme provocatoria perché intendo mettere in discussione l’idea diffusa che il talento sia una forza sovrannaturale che “non deve guardare in faccia a nessuno” e che, in quanto tale “non deve chiedere mai”.

Hai provato a riflettere sulle caratteristiche delle persone che ammiri e che nel tuo ambito consideri essere dei maestri? Se ci fai caso si tratta di individui generosi che offrono suggerimenti, danno spunti e condividono con gli altri le loro storie, le fonti da cui sono ispirati e i loro strumenti. Quando li incontri sono disponibili e attenti ad ascoltarti. Sono persone che costruiscono giorno per giorno la loro competenza e la restituiscono al mondo per far fiorire il talento di chi li circonda. Sono persone gentili che ti accolgono nella loro sfera di influenza e si fanno accettare nella tua.

Spesso ci stupiamo quando questo accade e pensiamo di avere di fronte a noi personaggi con una grande consapevolezza di se stessi quando, nella maggior parte dei casi, abbiamo di fronte a noi persone che esercitano il loro umano bisogno di relazione con gli altri. Questa caratteristica è esplicita nella radice etimologica della parola gentilezza (dal latino gentilis) che significa letteralmente “che appartiene alla gens” e cioè al gruppo di famiglie. Nel mondo globalizzato e iperconnesso in cui ci muoviamo il concetto di gens è l’intera umanità.

Accoglienza, gentilezza e autostima

Siamo condizionati dalla dicotomia tra noi e gli altri, tra il desiderio di vincere e il piacere per la condivisione.

Questo dipende dall’educazione che riceviamo soprattutto a scuola, dove siamo spinti a ottenere il risultato individualmente in modalità “uno contro tutti”, arrivando al diploma, alla laurea o all’ambito posto di lavoro velocemente, senza che il percorso ci insegni veramente a vivere (e neppure a essere professionalmente efficaci).

Quando ci troviamo nella vita adulta, spesso viviamo il riavvicinamento a una prospettiva di gruppo come una sconfitta che suona un po’ come “non siamo abbastanza bravi da andare avanti da soli per la nostra strada” e sprechiamo moltissime energie cercando di recuperare quella dimensione agonistica che non ci aiuta a raggiungere i nostri obiettivi.

Sul lavoro, ma anche in famiglia, ci sentiamo dire che dovremmo avere, mostrare o agire “più cattiveria”, dove si scambia il concetto di tenacia con quello di essere vincenti su un antagonista o un competitor.

Viviamo così giornate in cui combattiamo contro un nemico, ci dimentichiamo che chi abbiamo di fronte può essere una grande risorsa e arriviamo a pensare che la gentilezza sia antitetica al successo.

La gentilezza non è un segno di debolezza

Quello che più di tutto temiamo è che la gentilezza ci renda deboli anche se, in cuor nostro lo sappiamo, è proprio la mancanza di consapevolezza sulle nostre possibilità che ci impedisce di essere accoglienti ed attenti agli altri.

La gentilezza è spesso la chiave per un WIN-WIN che ci porta lontani (tutti insieme).

Cosa ha da spartire con il talento? La gentilezza è un modo di porci che si nutre di rispetto, empatia e capacità di dare valore a quello che osserviamo. E in questa prospettiva ha una duplice natura: permette a te di realizzare quello che sei e questa realizzazione della tua identità avviene attraverso il confronto con gli altri.

Il talento non esiste senza contesto

Sviluppare il talento è una responsabilità sociale (ho scritto di questo argomento in un precedente articolo del blog), ed è al contempo impossibile che le persone intorno a te si accorgano di quello che stai realizzando se la forma della tua realizzazione non parte dall’ascolto dei bisogni tuoi e degli altri.

La messa a terra del talento (ovvero la realizzazione di un progetto in cui spendere i tuoi talenti) è sempre il risultato di un dialogo aperto con il contesto in cui ti muovi.

La gentilezza è la base per il networking. Abbiamo bisogno degli altri per portare avanti i nostri progetti nella stessa misura in cui gli altri hanno bisogno di noi per realizzare i loro. Un mondo di individui realizzati è un mondo in cui si vive bene.

Già, ma non sempre la gentilezza viene naturale! Spesso ci capita (nell’era dei social più che mai) di osservare con attenzione cosa fanno gli altri ed è sempre più facile criticare, denigrare o provare invidia. Queste manifestazioni sono espressioni della nostra insicurezza.

Allenati alla gentilezza

È importante lavorare sulla tua autostima. Se la tua autostima è equilibrata, sei perfettamente in grado di riconoscere i tuoi punti forza e i tuoi punti di debolezza ma anche di apprezzare le capacità degli altri, di imparare da loro. Vuoi perderti tutto questo?

È importantissimo attivare i tuoi talenti. Apri gli occhi su chi sei e su come puoi realizzare quello che sei nel mondo e inizia a comprendere quali sono le risorse su cui puoi contare. Questa è una ricetta imbattibile contro l’invidia, perché se hai un obiettivo e sei consapevole di te stesso il tuo massimo desiderio sarà quello di essere circondato di talenti eccellenti con i quali fare sinergia.

Coltiva la curiosità, smetti di paragonarti agli altri e inizia a confrontarti. Non “proteggere” nell’ombra le tue idee migliori. Nessuno potrà farle fiorire al tuo posto

Se vogliamo esercitare la gentilezza dobbiamo essere pronti a rubare (“accogliere”) gli spunti degli altri e farci “rubare” (“affidare”) le nostre intuizioni al prossimo. Il talento non è gentile in sé; è brillante, scoppiettante, esplosivo. Ma la gentilezza è per il talento un accelerante di efficacia e di benessere!

Ovunque ci sia un essere umano, vi è possibilità di gentilezza

(Seneca)

Angela Salvatore

Autore: Angela Salvatore

La mia vita è un’entusiasmante camminata sul filo, alla ricerca dell’equilibrio tra la mia anima creativa e la mia parte più rigorosa, senza perdere mai di vista l’obiettivo dell’eccellenza. A sedici anni ho intrapreso il mio percorso nel teatro studiando e lavorando con artisti che hanno scritto la storia.
 Laureata in Storia del cinema, negli anni sono stata attrice, regista e autrice teatrale, ho condotto inoltre numerosi laboratori per adulti e bambini.
Qualche anno più tardi sono entrata in azienda, dove mi sono occupata a lungo di Communication e di HR, per approdare infine nel mondo dell’Information Technology. Attualmente sono responsabile di progetti internazionali in ambito di Intranet Business Application per una multinazionale.
 Dal 2015 sono PMP® (Project Management Professional) certificato presso il Project Management Institute. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità: il coaching rappresenta il fil rouge della mia variegata esperienza, fatta di scrittura, teatro, conoscenza dei processi aziendali, il tutto all’insegna di un orientamento tenace e positivo ai risultati. Sono coach abilitato, ho 47 anni, vivo a Torino e la mia passione sono  le storie e l’arte del raccontarle. Amo i viaggi, la letteratura e il cinema.

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