Fare progressi: il carburante per il successo

Se hai già fatto un percorso di coaching, dovresti sapere come funziona con gli obiettivi. Per quanto grandi essi possano essere, possiamo trovare il modo di realizzarli, purché siano alla nostra portata. Si procede considerando l’obiettivo finale come un progetto: si valutano i tempi di realizzazione e si individuano tutti gli step intermedi che ci porteranno dal punto A al punto B. Più l’obiettivo è grande, maggiori saranno le azioni da compiere, il che implica che anche i tempi di realizzazione si dilateranno. In una situazione di questo tipo può essere molto difficile mantenere viva la motivazione.

Il senso di fallimento è sempre in agguato, come pure la frustrazione, perché nella nostra mente associamo il concetto di successo alla piena e completa realizzazione del nostro progetto. Come si fa a non mollare se, nel nostro presente, la meta del successo ci appare come irrealizzabile? Possiamo concentrarci sugli step intermedi, sui piccoli successi, e dare risalto a ciò che più di tutto ci indica che stiamo procedendo nella direzione che desideriamo: i nostri progressi.

The Progress Principle

Teresa Amabile è una professoressa della Harvard Business School e nei primi anni 2000 ha condotto uno studio su 238 persone, impiegate in diverse aziende, per indagare la relazione tra produttività ed emozioni. Alla fine della giornata lavorativa queste persone dovevano compilare una scheda, una sorta di questionario di gradimento, in cui segnare lo stato d’animo e i livelli di motivazione. Amabile e i suoi ricercatori hanno analizzato circa 12.000 schede, dalle quali — tolti i fisiologici up e down — è emerso un dato interessante. Tutte le volte che un impiegato considerava una giornata di lavoro come buona e il suo mood era fiducioso e allegro, compariva un comune denominatore: c’erano stati dei progressi tangibili, individuali o di team. Esisteva, dunque, un legame evidente e consequenziale tra i piccoli successi e l’esperienza soggettiva della gioia. Se l’argomento ti interessa, sappi che il lavoro di Amabile e del suo gruppo di ricerca è confluito in un libro dal titolo, appunto, The Progress Principle. Puoi fartene un’idea anche guardando il TEDx di Amabile.

Come i progressi influenzano mood e produttività

Lo studio di Amabile ha dimostrato come un progresso, di qualunque tipo, avesse un’influenza positiva sullo stato d’animo della singola persona, che riacquistava motivazione e diventava, così, più produttiva nel lavoro. C’è una relazione diretta tra il nostro grado di soddisfazione e i risultati che otteniamo. Pensa a una tua giornata-tipo. Se hai una giornata inconcludente, proverai malumore, insoddisfazione, senso di sconfitta. Se, invece, riesci a concludere delle attività in sospeso, anche minime, hai la sensazione di camminare sulle nuvole e non vedrai l’ora di rimetterti al lavoro per ottenere altri risultati tangibili. Questo avviene anche con i nostri obiettivi personali, non solo con quelli professionali. Per ritrovare motivazione e rilanciare, abbiamo bisogno che le nostre emozioni ci supportino. Ecco perché dobbiamo imparare a disseminare le nostre giornate di piccole vittorie, quegli step intermedi che ci fanno sperimentare il “principio di fare progressi”. Quando scomponiamo il nostro obiettivo “big” in obiettivi via via più piccoli, non sempre è possibile prevedere delle azioni da compiere così piccole da essere inserite nelle to-do list quotidiane. Come possiamo sopperire a questa mancanza di baby-step nelle to-do list?

Tutti i micro-obiettivi realizzati sono progressi

Per sperimentare quel senso di soddisfazione che ci spinge ad andare avanti con fiducia e a non perdere il focus, non occorre che tutti i micro-obiettivi siano legati all’obiettivo più grande. Possono essere azioni semplici che, in una visione più ampia, ci conducono sempre nella direzione del nostro progetto. L’ideale, quindi, è inserire nelle to-do list, accanto a obiettivi quotidiani più consistenti, delle azioni da fare che siano di facile realizzazione e che ci facciano sentire, di sera, di esserci portati a casa la giornata.

Qualche esempio di micro-obiettivo che può diventare una piccola vittoria:

  • Inviare un curriculum o un preventivo
  • Aprire un nuovo conto in banca
  • Fare mezz’ora di esercizio fisico
  • Programmare la prossima vacanza
  • Sentire un amico
  • Preparare i pasti per i prossimi tre giorni

Come vedi, si tratta di azioni davvero minime che spesso consideri routine, e che potresti invece cominciare a considerare come successi. Forse non dai valore al tuo impegno quotidiano, non riesci a considerare tutto quello che fai (e se ci pensi, quante cose fai!) come piccoli progressi. Se operi questo cambio di mindset, il senso di soddisfazione e la dopamina che entrerà in circolo nel tuo organismo ti daranno quel boost di cui hai bisogno per progredire nella tua personale tabella di marcia.

L’importanza di celebrare i progressi

Imparare a celebrare le piccole vittorie le rende ancora più efficaci da un punto di vista psicologico: sottolinei, così, la loro valenza di progressi che ti avvicinano al disegno più grande. Quando parlo di celebrare, non intendo che devi organizzare un evento o preparare una torta! Potresti avere un rituale segreto, che ripeti ogni volta che spunti una voce dalla tua to-do list. Potresti concederti una cioccolata calda o fermarti per ascoltare una canzone che adori e “gasarti” con la musica. Sono solo esempi, va bene tutto. Il senso di celebrare i progressi è evitare che passino inosservati. Celebrare i piccoli successi significa celebrare l’impegno e gli sforzi continui che metti tutti i giorni e che, siccome non sono quantificabili, tendi a dare per scontato. Tra il fallimento di un progetto e il suo successo ci sono tantissimi passi da compiere ma lo scoglio più grande da superare è sentirci all’altezza del nostro sogno. Premiarci per le tappe intermedie serve a ricordarci che fare progressi, vivere in cammino, è l’unico modo di misurare la nostra evoluzione come persone.

Giovanna Martiniello

Autore: Giovanna Martiniello

Sono un’introversa ipersensibile con la passione per le storie. Ho l'inquietudine tipica di chi è vissuto a lungo su un suolo vulcanico. Vivo in collina ma non potrei stare senza la città. Nel 2017 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità, ho mollato il posto fisso e mi sono abilitata come coach. Mi occupo di scrittura autobiografica per la comunicazione, integrando la metodologia del coaching nelle mie competenze di scrittura.

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