Come essere perfezionista e goderti la vita

Stai lavorando al tuo sito da mesi e non ti decidi a metterlo online perché trovi sempre qualcosa che non ti convince e che può essere migliorato. Il tuo capo ti ha chiesto una relazione e tu la stai rivedendo da giorni cancellando e riscrivendo, perché non ti sembra mai abbastanza esaustiva. Ti sei bloccato su un esame all’università, che hai dato più volte perché non puoi accettare un voto che non sia il massimo.

Il perfezionismo ha molte forme ed è un tratto caratteriale che accomuna molte persone. La perfezione è un ideale e, in quanto tale, per sua stessa natura irraggiungibile. Eppure, molti aspirano a quell’ideale, con il costante desiderio di essere impeccabili e infallibili. La verità è che il perfezionismo, di per sé, non è né positivo né negativo. C’è un perfezionismo buono e uno cattivo, come per il colesterolo. In termini tecnici si dice che il perfezionismo può essere adattivo o maladattivo. Nelle giuste dosi, infatti, il perfezionismo ti dà una marcia in più ma quando è in eccesso ha un sacco di risvolti poco piacevoli. Più di tutto, ti impedisce di goderti la vita.

Il perfezionismo buono

Il perfezionismo è buono e sano quando si configura come la voglia di migliorarsi, di fare del proprio meglio per eccellere nel proprio campo. Il perfezionista adattivo è attento, preciso, puntuale, rigoroso. Mette tutte le proprie energie nella realizzazione di un progetto ma è anche consapevole, in quanto essere umano, di poter commettere degli errori. Se gli capita di sbagliare, non si cruccia restando impantanato nel pensiero dei propri fallimenti e non assume l’errore come metro di valutazione della sua persona. Anzi, sa imparare dai propri sbagli per poter agire in modo più avveduto in futuro. Il sano perfezionista sa anche prendersi del tempo per sé e godersi i suoi successi, che gli sono costati lavoro e impegno. Insomma, cerca l’eccellenza ma è disposto a tollerare l’imperfezione se serve a raggiungere l’obiettivo che si è dato. Per lo stesso motivo collabora di buon grado con altre persone perché crede che il valore di un progetto — di lavoro, ma non solo — sia dato dalla somma del lavoro (eccellente) delle singole parti in causa.

Il perfezionismo cattivo

Il perfezionismo cattivo è quello che non considera né accetta in alcun modo il concetto di fallibilità, applicato a se stessi e spesso anche agli altri. Il perfezionista maladattivo ha scarsa fiducia nelle proprie capacità, ha paura di sentirsi vulnerabile e per questo deve avere tutto sotto controllo. La sua molla non è tanto il desiderio di eccellere quanto di mettere a tacere la sensazione di non essere abbastanza. Così, alza i suoi standard qualitativi — nella vita professionale come in quella personale — e per raggiungerli impiega un tempo infinito, perché non è mai soddisfatto del proprio operato. Ha un dialogo interno negativo, che gli ricorda la sua inadeguatezza. Questo lo porta a vivere in una condizione di continua messa alla prova, come se dovesse sempre dimostrare il suo valore e guadagnarsi l’ammirazione degli altri. Inoltre, anche quando raggiunge i suoi obiettivi, non è in grado di goderseli perché da sé stesso non si aspetta nulla di meno.

Sei troppo perfezionista?

Il perfezionismo incide non solo sui comportamenti ma anche sul mindset e sulla considerazione che hai di te. Ci sono molti segnali tipici per capire se sei troppo perfezionista. Ad esempio:

  • Pensi che non puoi sbagliare mai, per nessun motivo, altrimenti le conseguenze saranno catastrofiche.
  • Quando sbagli, usi quel singolo errore per esprimere un giudizio negativo su di te e ci rimugini sopra per molto tempo. Quell’errore indica, senza dubbio, che sei un fallimento.
  • Hai standard personali elevatissimi e questo ti causa livelli di stress insopportabili.
  • Se non riesci a soddisfare quegli standard che ti sei auto-imposto, frustrazione, rabbia e depressione sono le tue assidue compagne.
  • Ti critichi di continuo, per non aver fatto abbastanza, e ti paragoni alle persone che dal tuo punto di vista sono migliori di te.
  • Sei talmente impegnato a soddisfare i tuoi standard che devi rimandare continuamente i tuoi impegni e le tue scadenze: la procrastinazione è sorella del perfezionismo.
  • Non riesci a delegare perché nessun altro farebbe le cose come le fai tu.
  • Ogni tanto qualcuno ti fa notare che i tuoi parametri sono un po’ — giusto un po’ — esagerati.
  • Tendi a non rischiare e a non metterti in gioco in situazioni in cui c’è la possibilità di un fallimento.
  • Ti neghi esperienze nuove perché non sei sicuro di poter essere il migliore e questo pensiero per te è intollerabile.

Se conosci bene molti di questi “sintomi”, è possibile che il tuo perfezionismo tenda all’eccesso.

Diventa un perfezionista imperfetto

Posto che il perfezionismo non è il male assoluto, come puoi tenerti il bello dell’essere perfezionista e, al contempo, goderti la vita?

  1. Individua gli aspetti positivi del tuo perfezionismo. Anche se il tuo perfezionismo è cattivo ha un sacco di aspetti positivi. Ad esempio, ti dà motivazione e concentrazione nel lavoro o ti aiuta a superare degli ostacoli. Concentrarti su questi aspetti ti consentirà di lasciare andare i lati negativi del perfezionismo.
  2. Stabilisci una soglia di tolleranza nei confronti dell’imperfezione. Molti perfezionisti applicano i loro standard irraggiungibili a tutti gli ambiti della loro vita, dal lavoro alle pulizie di casa. Altri, invece, sono perfezionisti solo in alcuni ambiti. Magari sono perfezionisti al lavoro ma chiudono un occhio se la casa è in disordine. In base al tipo di perfezionista che sei, stabilisci i tuoi livelli di tolleranza. Ad esempio, decidi che non muore nessuno se invii un’email con un errore di battitura o che puoi lasciare i piatti sporchi nel lavabo per un giorno. Scendi a patti con il tuo perfezionismo: sarà liberatorio.
  3. Trasforma i “devo” e “dovrei” in “voglio” e “vorrei”. Il perfezionismo è fatto di tutte le cose che “devi” fare per forza e lascia pochissimo spazio ai tuoi desideri, a tutto quello che scegli di fare perché ti va. Il senso del dovere ti fa perdere tutto il divertimento e la soddisfazione. Prova a spostare il focus: anche se si tratta di un’incombenza, concentrati sulla tua volontà, sulla possibilità che hai di scegliere. In questo modo, sarai molto più coinvolto emotivamente nei progetti da realizzare e saprai goderne i risultati.
  4. Scrivi to-do list più realistiche. Se sei perfezionista, avrai senza dubbio liste lunghissime di cose da fare entro ieri. E quando poi non riesci a fare tutto, ti senti inadeguato, ti colpevolizzi e ti dai addosso. Inizia a compilare delle to-do list più razionali. Stabilisci delle priorità e concentrati su quelle. Tieni sempre a mente gli obiettivi che sono importanti per la tua vita, in modo da non perdere mai di vista dove vuoi andare. Libera spazio per respirare.
  5. Ogni tanto prova qualcosa di nuovo. Datti il permesso di essere un principiante in qualcosa, di essere un disastro in un’attività che non hai mai svolto prima. Il fatto di imparare qualcosa da zero, di vedere come migliori col tempo, ti aiuterà a concentrarti sul processo, ti farà vedere i tuoi errori come insegnamenti per migliorare. All’inizio sarai a disagio ma ti assicuro che, col tempo, ti divertirai un sacco e magari scoprirai di avere inclinazioni insospettabili.
  6. Datti il tempo di diventare un perfezionista imperfetto. Da bravo perfezionista vorrai liberarti dal perfezionismo immediatamente perché tu, quando fai una cosa, devi farla bene. Ti do una notizia con cui ti conviene fare pace: diventare un perfezionista imperfetto (o adattivo) richiede tempo. Sarà un percorso accidentato e quasi certamente pieno di errori — fattene una ragione — ma ne vale senza dubbio la pena. Parola di una perfezionista felicemente pentita.
Giovanna Martiniello

Autore: Giovanna Martiniello

Sono un’introversa ipersensibile con la passione per le storie. Ho l'inquietudine tipica di chi è vissuto a lungo su un suolo vulcanico. Vivo in collina ma non potrei stare senza la città. Nel 2017 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità, ho mollato il posto fisso e mi sono abilitata come coach. Mi occupo di scrittura autobiografica per la comunicazione, integrando la metodologia del coaching nelle mie competenze di scrittura.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.