Come coltivare il talento? Con l’olio di gomito!

Una domanda che ricorre spesso tra i miei clienti è – come faccio a coltivare il talento? E la mia risposta, in estrema sintesi, è – con l’olio di gomito!

“Olio di gomito” è un’espressione che per molti di noi fa parte del linguaggio familiare e si riferisce alla fatica fisica, alla tenacia e alla certosina attenzione richiesta da alcuni lavori domestici di pulizia.

Nella mia infanzia era mia nonna a parlare di olio di gomito e per lungo tempo ho creduto che si trattasse di una sostanza magica che rendeva possibile realizzare molte idee.

Da quando mi occupo di talento come coach, questa idea si è rafforzata: il talento non esiste se non viene coltivato, allenato ed esercitato. Questa idea semplice in realtà è il vero scoglio che le persone incontrano nella strada della loro realizzazione.

Come si riconosce il talento?

Quasi sempre, quando chiedo di pensare a un talento, la risposta che arriva è il nome di una persona di talento. Quali indicazioni arrivano da questo tipo di risposta?

Per prima cosa, risulta evidente che riconosciamo il talento quando è completamente espresso, realizzato e per questo evidente.

La seconda indicazione è che consideriamo il talento come un potere magico individuale e il portatore di talento è considerato come un supereroe, che improvvisamente si è trovato a gestire il carico e gli onori.

Questi sono due concetti assolutamente veritieri e allo stesso tempo pericolosi se non sono oggettivamente contestualizzati. Spesso inducono a credere che se non siamo noi stessi esempi lampanti di una qualche eccellenza non ci siano chance e, ci inducono a “lasciar perdere”.

Questo è il tipico tranello in cui è facile cadere. Comunichiamo a noi stessi che il nostro talento non è abbastanza, sviliamo il nostro valore e ci diamo la scusa per non fare fatica.

Stando ben centrati nella nostra zona di confort, troviamo rifugio nella convinzione dolorosa e al tempo stesso rassicurante di non essere abbastanza dotati di talento e ci esentiamo dalla necessità di mettere impegno nella nostra auto-realizzazione.

Per allenare il talento devi faticare

Nel coaching quando si definisce il talento si parla di qualcosa che piace, per cui abbiamo una predisposizione naturale e che facciamo con facilità e bene. Aggiungo il talento è qualcosa per cui siamo disponibili a fare fatica, senza risparmiarci e senza farci sconti. È qualcosa in cui vogliamo mettere tutte le nostre energie, che non ci aspettiamo si realizzi senza il nostro contributo perché è proprio nel nostro impegno che troviamo la soddisfazione. Insomma, olio di gomito a profusione!

Per questo quando una persona vuole lavorare sul proprio talento è fondamentale che passi all’azione, si sperimenti e decida da subito di “sporcarsi le mani” e inizi a realizzare.

Le storie delle persone che definiamo di talento sono veri e propri viaggi dell’eroe, in cui si studia (si acquisiscono conoscenze), si sperimenta (si acquisiscono competenze) e si affrontano ostacoli inaspettati (si impara a superare i limiti che ci impediscono di dar voce al nostro talento, si sviluppa il potenziale anche quando non coincide con il nostro interesse primario).

Un esempio? Maria ha una predisposizione per il disegno e vorrebbe sviluppare questo talento. Sicuramente deve iniziare a studiare la storia dell’arte, a trovare fonti di ispirazione, a conoscere tecniche di cui apprezza la resa; dovrà disegnare quanto più possibile, sperimentando tecniche differenti e diverse modalità fino ad arrivare a scegliere quella che preferisce e i cui risultati sono più interessanti, e, in ogni caso, anche se ama stare da sola con le sue matite dovrà trovare il modo per comunicare il valore del suo lavoro (una rete di disegnatori con cui confrontarsi, mostre in cui esporre, concorsi, gestire un sito web… trovare canali di vendita).

Fatica sì, ma orientata

Un altro aspetto evidente è che, in molti casi, anche quando siamo disposti a fare fatica per portare alla luce il nostro talento, il risultato potrebbe non essere all’altezza delle aspettative e darci la sensazione di “girare in tondo”.

È importante che la nostra energia non sia a fondo perduto ma orientata ad un risultato concreto e misurabile. Ma come possiamo capire quando i nostri sforzi hanno un’utilità nel nostro percorso?

Dobbiamo procedere per tentativi, dosando la motivazione e la valutazione oggettiva del nostro percorso. Sviluppare il talento è per ognuno di noi un vero e proprio progetto, che come tale deve essere monitorato in corso d’opera. I conti non si fanno solo alla fine, le verifiche devono essere periodiche e ravvicinate e ci devono consentire di apportare i correttivi necessari a raggiungere l’obiettivo.

Un metodo efficace è quello di porci delle domande:

  • Quale tipo di risultato mi porta questa attività?
  • Questa attività mi rende felice?
  • I risultati di questa attività mi riempiono di orgoglio?
  • Questa attività porta i risultati che mi aspettavo?
  • Come posso migliorare questa attività o alleggerirla o renderla più efficace?
  • A chi posso chiedere aiuto per questa attività?
  • Questa attività è davvero funzionale alla mia riuscita?
  • Con cosa posso sostituire questa attività?

Farsi domande e darsi risposte è una degli aspetti più faticosi quando si lavora sul talento, significa essere consapevoli e assumere la responsabilità del nostro successo. Il talento non è solo un dono ma soprattutto uno strumento potente per essere pienamente noi stessi.

Se ti è venuta voglia di spendere tempo ed energie per trovare e realizzare chi sei veramente e pensi che ti piacerebbe avere una guida e un alleato in questo viaggio, allora forse è il momento di pensare a un percorso di Talent Coaching, per direzionare la tua fatica e renderla produttiva.

Angela Salvatore

Autore: Angela Salvatore

La mia vita è un’entusiasmante camminata sul filo, alla ricerca dell’equilibrio tra la mia anima creativa e la mia parte più rigorosa, senza perdere mai di vista l’obiettivo dell’eccellenza. A sedici anni ho intrapreso il mio percorso nel teatro studiando e lavorando con artisti che hanno scritto la storia.
 Laureata in Storia del cinema, negli anni sono stata attrice, regista e autrice teatrale, ho condotto inoltre numerosi laboratori per adulti e bambini.
Qualche anno più tardi sono entrata in azienda, dove mi sono occupata a lungo di Communication e di HR, per approdare infine nel mondo dell’Information Technology. Attualmente sono responsabile di progetti internazionali in ambito di Intranet Business Application per una multinazionale.
 Dal 2015 sono PMP® (Project Management Professional) certificato presso il Project Management Institute. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità: il coaching rappresenta il fil rouge della mia variegata esperienza, fatta di scrittura, teatro, conoscenza dei processi aziendali, il tutto all’insegna di un orientamento tenace e positivo ai risultati. Sono coach abilitato, ho 47 anni, vivo a Torino e la mia passione sono  le storie e l’arte del raccontarle. Amo i viaggi, la letteratura e il cinema.

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