Vuoi lasciare il tuo lavoro? Ecco una guida per farlo, in sei step! – I primi 3

Questo post è dedicato a chi sta attraversando un periodo difficile in ufficio, e non riesce a trovare una via di uscita. Sono persone che al mattino, al risveglio, e la sera, prima di andare a dormire, hanno un pensiero fisso: cambiare lavoro, colleghi, routine. In questi casi, forse la soluzione è davvero licenziarsi, ma prima di compiere un’azione così estrema, bisogna capire realmente quali sono i problemi, e provare a elaborare una strategia per risolverli. In questi casi, si corre il rischio  che un problema specifico venga generalizzato ed enfatizzato, e non siano prese in considerazione delle alternative che possono ripristinare un equilibrio, perché siamo resi ciechi dal malessere.

Eppure, se, dopo un’attenta analisi risulta che non ci sono soluzioni, non rimane che pianificare un piano di uscita dall’attuale attività. Perché il nostro obiettivo, vale la pena ripeterlo, è lavorare nel modo migliore, svolgere una professione adatta alla nostra personalità e svolgerla agevolmente, senza fatica e malessere. E allora, ecco step by step i passi da fare per individuare il problema e trovare la soluzione su misura per ciascuno di noi.

Step #1: cosa c’è che non va?

È il passo fondamentale: capire se alla base c’è una questione personale o davvero professionale, perché a volte la vera questione da risolvere si nasconde altrove, e il lavoro diventa una valvola di sfogo, su cui riversare dubbi e malumori. Per scoprirlo, bisogna sondare tutti i settori della nostra vita, dalle amicizie alla famiglia, per valutarne lo stato di salute. Ecco un esercizio che ci può aiutare: la ruota della vita del coaching.

Su un foglio scrivete le aree che volete sondare: amore, famiglia, casa, lavoro, amicizia, passioni, tempo libero… Ora, disegnate una circonferenza, dividetela in spicchi (dello stesso numero delle aree che avete individuato), e nominate ogni segmento. Fate una fotografia della vostra vita attuale per ogni settore. Chiedetevi: come va l’amore? E le amicizie? Rispondete e scrivete le risposte in ogni spicchio. Adesso, su un altro foglio, ricopiate il cerchio, ma in ogni settore descrivete cosa DESIDERATE: avere un aumento, una promozione? Oppure, coltivare di più le vostre passioni?

Questo esercizio permette di mettere in luce la nostra vita nella sua totalità e fa capire che forse, prima di cambiare lavoro, ci sono altre priorità personali da affrontare.

  • Se invece, emerge che il tasto dolente è l’insoddisfazione professionale, andate avanti con gli altri passi.

Step #2: come vanno i rapporti con gli altri?

A volte il problema sono i colleghi. Lavorare a contatto con persone con cui non andiamo d’accordo, che non ci piacciono, può essere faticoso, a lungo andare. Non riusciamo a esprimerci come vogliamo, non ci sentiamo apprezzati, non si lavora al meglio… Ecco, allora, un esercizio per capire quanto questo aspetto può condizionare la nostra qualità della vita lavorativa: la mappa delle relazioni. Prendete un foglio e scrivete il vostro nome al centro e attorno i nomi dei colleghi con cui vi relazionate. Sottolineate in blu quelli con cui vi trovate bene, e in rosso quelli con cui ci sono delle difficoltà. Ora, calcolate la percentuale. Se i rossi superano i blu, effettivamente c’è qualcosa che non va. Ma non è un problema con il lavoro in sé, è di tipo relazionale. Allora, prima di pensare di licenziarvi, chiedetevi onestamente se in parte la responsabilità di questi cattivi rapporti vi appartiene e se in alcuni casi potete cercare di migliorare la situazione. Facendo un piccolo sforzo e un esercizio di tolleranza. Oppure, provate a ingegnarvi e pensate se esistono delle alternative che possano migliorare la vostra situazione, come un trasferimento in un altro ufficio.

  • Se invece, non ci sono possibilità di cambiare, andate avanti con gli altri passi.

Step #3: è davvero il lavoro che fa per noi?

Questo è un passaggio molto importante che ci permette di capire se effettivamente c’è un’incongruenza tra noi, il nostro carattere e il lavoro che svolgiamo. Ciascuno di noi ha delle attitudini, delle abilità e delle predisposizioni caratteriali che rendono agevole svolgere dei compiti, piuttosto che altri. Se per ambizione vogliamo fare il Cost controller ma non siamo in grado di tenere in ordine i neanche conti di casa, sarà un lavoro molto faticoso per noi, che ci farà consumare tantissima energia. E alla fine della giornata ci sentiremo stanchi e provati, psicologicamente e fisicamente. Questo significa, che quella professione non è adatta a noi. Al contrario, il lavoro per noi deve essere in linea con le nostre capacità e inclinazioni, e adatto alla vita che desideriamo: deve esserci un giusto equilibrio tra le nostre aspirazioni e le nostre attitudini. E non viceversa: non dobbiamo cambiare noi stessi per renderci adatti a quella professione. Certo, più facile a dirsi che a farsi, penserete. E allora vediamo come possiamo sciogliere questo nodo. Intanto chiedetevi: cosa fareste anche senza essere retribuiti? Da questa risposta emergono delle indicazioni utili per individuare un percorso da compiere e per definire la vostra futura carriera. Potrebbero emergere delle passioni da approfondire e trasformare in progetto. Sicuramente, capirete subito se quello che state facendo è in linea con i vostri desideri e i vostri interessi.

  1. Se si: bisogna elaborare una strategia per farlo in un altro contesto, o apportando dei miglioramenti.
  2. Se invece emerge che c’è un divario tra voi e il vostro attuale lavoro, allora bisogna definire un piano per trovare l’attività adatta a voi.

 

Continua…

Autore: Marco Bonora

Introverso, ingombrante, risvegliato a 40anni da coma lavorativo cerca disperatamente persone appassionate di qualsiasi cosa. Offro ironia caustica, soluzione problemi, creatività, cucina gourmande e musica indie/alternative. Astenersi perditempo

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