Una mail importante

Abbiamo pubblicato il resoconto ed i nostri feedback sull’ intervento di ADF  in Cattolica. Alessandro ci ha mandato una mail ben scritta, intensa, intelligente. Ci è piaciuta tanto, la pubblichiamo perché ci sembra una testimonianza efficace e perché pensiamo possa aprire una serie di interventi nostri e di altri sul NUOVO mondo del lavoro. Fatevi vivi, scriveteci l’effetto che vi ha fatto, noi Alessandro lo incontreremo domani per un caffè e perché la sua mail ci ha fatto venire delle idee, delle buone idee…

 

Gentile Francesca,

sono uno studente del master in marketing dell’università cattolica (precisamente, se la può aiutare a ricordarsi di me, il ragazzo con la passione per la musica!)  Ho letto attentamente quanto avete scritto oggi sul blog dell’accademia della felicità, e volevo esprimere a questo proposito il mio apprezzamento, poiché siete stati i primi “testimonial” aziendali a darci in qualche modo un feedback sulla giornata passata insieme.

Personalmente non la ritengo una cosa da poco, soprattutto in una fase storica in un cui noi giovani attendiamo, spesso invano, feedback e conferme dal mondo del lavoro, sempre più sordo, autoreferenziale e incapace di ascoltare il nostro disperato bisogno di essere valorizzati (prima ancora che di lavorare). Credo che in questo senso la vostra testimonianza abbia suscitato l’interesse di gran parte della classe proprio grazie alla natura della vostra attività, rivolta principalmente al tema del lavoro, e più in generale del futuro, argomento questo fin troppo importante (quanto indefinito) per noi.

Il fatto che abbiate notato fin da subito un robusto velo di pessimismo, o di quella che avete giustamente chiamato sensazione di “aver finito ancora prima di cominciare”, purtroppo la dice lunga sullo stato d’animo che scorre lungo la nostra generazione, schiacciata ormai fra un senso di inadeguatezza alimentato dai continui rifiuti del mercato di lavoro e una lontana illusione di futura realizzazione legata più che altro all’ideale di una fuga in terre lontane. Concordo con voi, però, che in mezzo fra queste due sensazioni ci sia e ci deve essere in noi uno spazio interno di speranza, e che questa ipotetica via di uscita deve essere incentrata sulla costruzione di un percorso personale basato su una specializzazione professionale che tenga conto delle proprie passioni e delle proprie potenzialità.

Personalmente, mi trovo spesso in una situazione di equilibrio precario fra questo spirito costruttivo e il senso di rassegnazione, dovuto anche a un incontro traumatico con il mondo del lavoro. Ho provato a costruire un percorso di studi coerente con le mie passioni, partendo dalla filosofia della mente, continuando con l’applicazione degli studi della mente ai diversi ambiti che vanno dalla gestione del personale all’economia, dalla politica alle neuroscienze fino alla psicologia del consumatore, che rappresenta per me l’argomento ideale per racchiudere in sé tutta questa serie di discipline. Sono uscito dall’università carico di entusiasmo, aspettative e di fiducia in me stesso e nel mondo del lavoro, e non le nascondo che il confronto con la realtà, la quale mi ha restituito solo continui rifiuti e 6 mesi di stage in una industria farmaceutica per la quale contavo quanto un oggetto inanimato, è stato durissimo, facendo emergere in me, per un certo periodo di tempo, quel lato più buio, pessimistico e senza speranze.

Ci è voluto il suo tempo, ma dopo ho capito che l’unico modo per realizzarmi, indipendentemente dal lavoro che troverò, era quello di vivere comunque sulla base delle mie passioni, soprattutto intellettuali. Ho deciso dunque non solo di riprendere in mano libri di neuroscienze e filosofia, lasciati colpevolmente a impolverarsi durante il periodo di stage, ma anche di proseguire il filone dei comportamenti di consumo, pensando che in particolare questo master potesse permettermi finalmente di acquisire una specializzazione precisa e di ambire a una professione gratificante. Il futuro mi dirà se ho fatto la scelta giusta, per ora quello che conta per me è occuparmi di ciò che mi piace, e spero di poterlo fare anche dopo gli studi.  Mi rendo conto di essermi dilungato troppo, ma da una parte sentivo il bisogno di fornirle una spiegazione per quella diffusa sensazione di “aver finito ancora prima di aver iniziato” che lei ha giustamente notato, e dall’altra volevo ringraziarla perchè il racconto della sua carriera, così decisamente rivolta alle proprie passioni, ha risvegliato in me una sopita voglia di futuro.

Di sicuro la seguirò, dato l’interesse che nutro per il vostro lavoro e per il vostro entusiasmo.

Ringraziandola per l’attenzione, le auguro buona serata.

Alessandro Salati.

Autore: Marco Bonora

Introverso, ingombrante, risvegliato a 40anni da coma lavorativo cerca disperatamente persone appassionate di qualsiasi cosa. Offro ironia caustica, soluzione problemi, creatività, cucina gourmande e musica indie/alternative. Astenersi perditempo