Time Management per soci

Da quando sono entrata come socia in Accademia della Felicità, lasciando il lavoro in azienda, ho l’irrefrenabile tendenza a suddividere le persone che incontro in tre categorie.

  1. La prima è composta da quelli a cui non importa nulla di dove lavoro, e sono fortunatamente la maggioranza.
  2. La seconda, quella di mezzo, comprende chi è più o meno soddisfatto del lavoro in azienda, non tanto da un punto di vista economico quanto per la capacità di realizzare se stesso nel lavoro quotidiano. È una categoria in divenire, nel senso che col passare del tempo chi ne fa parte potrà fare scelte diverse, ma al momento sta bene così. Le aziende, quelle belle, crescono e fioriscono grazie a queste persone ed è bello incontrarle.
  3. Ci sono, infine, i rassegnati, che potremmo ulteriormente distinguere in buoni e invidiosi.

I rassegnati buoni sanno che il loro destino è in azienda, perché non hanno le risorse o la voglia per accollarsi dei rischi, e cercano giustamente di ottimizzare la loro permanenza in quella che a tutti gli effetti considerano una valle di lacrime. Mi guardano sospirando e ammirano in modo sincero il mio coraggio, però… E non vanno oltre. Li rispetto, anche se vorrei incitarli a fare qualcosa di meglio della propria vita!

È più difficile instaurare una comunicazione con i rassegnati invidiosi. Spezzo una lancia a loro favore: ne ho fatto parte, per anni, seppur con toni meno livorosi rispetto a quelli che occasionalmente percepisco. Con varie gradazioni c’è tutto il repertorio che parte da “l’avranno cacciata” a “si vede che se lo può permettere”, fino alle illazioni sul fatto che sia una scelta per lavorare meno.

Questo è il punto più equivoco. Lavorare in proprio non significa lavorare meno, anzi. Tuttavia, almeno su scala mensile o annuale, non significa nemmeno lavorare di più.

In particolare, scegliere di mettersi in proprio collaborando con altre persone, quindi in forma di società, ha moltissimi punti a favore: in particolare, consente di condividere le attività sulla base del principio che ciascuno fa quello che sa fare meglio, apportando automaticamente un beneficio al singolo e al gruppo.

Ecco, qui mi fermo con la teoria e vi racconto cosa è cambiato nel mio time management quotidiano da quando ho lasciato la mia scrivania di funzionario semi-pubblico e sono diventata padrona (seppure non unica) della mia società.

  • Il work-life balance cambia forma. Come per tutte le attività in proprio, quando stai portando a termine un progetto o un’attività non ci sono orari o ferie. Però puoi prenderti due mesi d’estate e portare i bambini al mare lavorando da remoto;
  • Nessuno decide quando devi fare qualcosa. Si riduce l’impatto delle altre persone sull’organizzazione del tuo tempo. Se lunedì hai fissato l’appuntamento con la parrucchiera, lo dici e basta: hai dei soci, non dei capi;
  • L’altra faccia della medaglia, è che nessuno organizza il tempo per te. Se non hai voglia di fare una cosa, non la fai, o almeno la rimandi. Passato il primo momento di sbronza da libertà ritrovata, ti ritrovi a contemplare sgomenta un’agenda in cui mezza giornata di febbre a 38° può scombinare i piani per un mese!

Il vero vantaggio della società, però, è un altro: si riducono gli sprechi di tempo dovuti a una comunicazione sbagliata. Hai la certezza quasi matematica che i soci stanno andando tutti nella stessa direzione: possono esserci idee diverse su come raggiungerli, ma gli obiettivi – sia in termini morali sia, evidentemente, economici – sono condivisi. Sembra poco, ma fa la differenza.

Autore: Irene Facci

Nata dalle parti di Mantova quando a Mantova c'erano solo zucche e zanzare, ho da sempre una grande passione per la leggerezza e quindi per i gatti, massimi esperti della materia. Sono un'inguaribile ottimista e penso che autoironia e humour siano strumenti imprescindibili di resistenza umana. Cerco di trasmettere tutto questo ai miei figli che, come tutti i bambini, tendono a prendere le cose molto sul serio. Nel 2017 è uscito il mio primo romanzo, Alla rivoluzione in tram, sono diventata Life & Career Coach e ho iniziato a collaborare con Accademia della Felicità.

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