Slasheur: il futuro delle nostre vite professionali?

La parola “slasheur” definisce lo stato delle persone che accumulano più lavori. Fa riferimento al segno tipografico della barra obliqua (/ slash in inglese) e sta ad indicare le persone che, per obbligo economico o per scelta, decidono di ricoprire più lavori alla volta. Questo riguarda in particolare la generazione Y (i nati tra il 1980 e il 2000), ma si può applicare a tutte le fasce d’età.

In Francia per esempio, paese di Marielle Barbe – la scrittrice che ha teorizzato questo modo di lavorare nel libro “Profession Slasheur” – la professione di slasheur ha coinvolto sempre più lavoratori dipendenti.

Questo modo di approcciare il lavoro permette di realizzarsi al meglio e di subire meno le pressioni della gerarchia, e si è molto sviluppato negli Stati Uniti, ma si comincia a riscontrare anche in Europa. Secondo  uno studio del Salone Francese delle SME (Piccole e medie imprese), gli slasheur sarebbero il 16% della popolazione attiva.

Ma chi sono, in definitiva, gli slasheur?

Il fenomeno viene assimilato, come detto, alla Generazione Y. Contrariamente ai loro predecessori, queste persone sanno che la sicurezza dell’impiego e della pensione non sarà garantita. Occuparsi di più attività permette loro di trovare un senso al loro lavoro e di non doversi riconoscere unicamente all’interno di una struttura.

Ma il fenomeno sta toccando tutte le generazioni, anche i quarantenni e i cinquantenni. “Le persone rivendicano e adottano nuovi modelli di vita – scrive la Barbe – nei quali lavoro fa rima con sviluppo personale, curiosità, desiderio di auto apprendimento”.

Va sottolineato che il nuovo approccio delle persone deriva dal mercato del lavoro stesso, che è in piena mutazione: contrariamente al secolo scorso, sono pochissime le persone che nel corso della vita professionale hanno un unico impiego. Secondo un recente rapporto dell’ODCE (l’Ente internazionale di Organizzazione di Cooperazione e Sviluppo Economico), i giovani di 30 anni praticheranno in media 13 mestieri, di cui alcuni non esistono ancora.

La rivoluzione digitale è alla base di questa mutazione, da cui derivano importanti fenomeni quali la digitalizzazione di moltissime operazioni, ma anche lo stato di auto-imprenditore, la pratica del telelavoro, l’uberizzazione (inteso come l’introduzione di piattaforme digitali in grado di stravolgere totalmente il rapporto tra operatori e clienti).

Come si diventa slasheur?

Fondamentale è coltivare alcune qualità quali:

  • La curiosità: il radar che definisce il nostro rapporto con il mondo;
  • La voglia: il nostro carburante che ci spinge a moltiplicare le nostre passioni, interessi e talenti;
  • L’entusiasmo: quello che ci dà il coraggio e la perseveranza di andare al cuore delle cose;
  • L’audacia, che ci spinge a uscire dalla nostra zona di confort e persuadere gli altri sul nostro progetto;
  • L’autonomia, il nostro pegno di libertà. Grazie alle competenze sviluppate, non si dipende più dagli altri.

Ed ecco un piccolo esercizio, tratto dal libro di Marielle Barbe, per futuri Slasheur, che permette di proiettarsi in quella che potrebbe essere la nostra vita professionale nel 2030.

  1. Sfogliate alcune riviste e ritagliate tutto ciò che vi motiva, progetti, voglie, luoghi in cui amereste lavorare e persone che vi ispirano.
  2. A partire da questi elementi , componete un collage delle nostre future vite professionali.
  3. Guardate questi pannelli per qualche minuto, per sentire se corrispondono bene alle nostre attese.
  4. Annotate su un quaderno cosa provate di fronte alla vostra opera.
  5. Conservate questi pannelli e arricchiteli secondo i vostri nuovi desideri.

Siete pronti ad immaginare?

Laura Pandolfi

Autore: Laura Pandolfi

Laureata in architettura, la mia inclinazione è sempre stata l’osservazione delle persone e la loro relazione con il contesto in cui vivono. Sono milanese di nascita e legnanese di adozione, ho una lunga esperienza come project manager in progetti di sviluppo locale, ai quali mi sono dedicata più come una missione che come un’attività professionale. Oggi mi occupo di orientamento all’autoimprenditorialità in un’agenzia per il lavoro, seguendo le persone che decidono di mettersi in proprio. Mi appassiono molto in generale alle cose che nel tempo ho assunto come le mie preferite: i viaggi in cammino, ma anche quelli nelle grandi città, la fotografia, la vela e le persone, soggetti che non smettono mai di stupirmi. Nel 2017 mi sono iscritta al Master in Coaching di AdF, per perfezionare la mia attività di orientatrice. È stato molto di più; l’occasione per una riflessione profonda sulla mia crescita personale, che mi ha portato a voler diventare coach.

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