Le domande da farsi per affrontare la paura di cambiare lavoro

Hai presente quella paura che ti assale quando sei in procinto di apportare dei cambiamenti importanti nella tua vita privata e/o professionale? Magari sogni di trasferirti in una nuova città, ma non riesci a trovare il coraggio di farlo davvero. Oppure vuoi lasciare quel lavoro che ti sta logorando o addirittura avviare una nuova società. Eppure qualcosa sembra sempre trattenerti anche se, razionalmente, ti rendi conto che il cambiamento non solo è necessario, ma può offrirti grandi opportunità di crescita. Temendo il cambiamento, si tende all’immobilità quando invece sarebbe meglio andare avanti. Come si fa a superare questa paura? Anche se non è semplice, prova a farti queste domande:

1.     Qual è la cosa peggiore che può accadermi se metto in atto questo cambiamento?

Naturalmente non si tratta di immaginare scenari apocalittici, ma di pensare alle difficoltà che più probabilmente potresti incontrare sul tuo cammino a seguito del cambiamento che vorresti attuare. Una volta identificate le possibili criticità, si può pensare a dei piani alternativi che ti consentano di mitigarle o almeno di capire cosa si potrebbe fare se si dovessero presentare nella realtà.

2.     Qual è la cosa migliore che può accadermi se non metto in atto questo cambiamento?

A volte questa domanda è la spinta di cui si ha bisogno per affrontare il cambiamento. È semplice: se non sei soddisfatto dello status quo e il massimo che puoi ottenere dalla situazione in cui sei è, più o meno, quello che già hai, allora restano solo due scelte: o impari ad amare ciò che hai già, oppure quello che ti serve è proprio un grande cambiamento. Se la prima scelta dovesse risultare difficile o impossibile, forse è meglio cambiare o si rischia di rimanere impantanati in una situazione con poche vie d’uscita.

3.     Se non metto in atto questo cambiamento, rimarrà tutto come prima?

Questa domanda ha una risposta ovvia ed è: no, non rimarrà tutto come prima. Va tenuto in considerazione anche questo quando si teme di affrontare un grande cambiamento professionale. È tipico della natura umana credere che le condizioni che siamo abituati a vedere ogni giorno saranno sempre immutabili. Ad esempio, potresti sentirti al sicuro nella tua attuale posizione lavorativa perché hai contribuito ad aumentare il fatturato dell’azienda in cui lavori per poi, magari, essere vittima di un demansionamento l’anno successivo. La verità è che c’è un rischio da affrontare, una scelta da fare e nessuna sfera di cristallo da interpellare.

4.     Posso concedermi di provare nostalgia per la vita professionale che lascerò alle mie spalle?

La risposta in questo caso è affermativa. Provare nostalgia o anche tristezza perché si chiude un importante capitolo della tua vita professionale è assolutamente naturale. Potrebbe essere necessario un po’ di tempo per elaborare questi sentimenti prima di passare completamente a una nuova vita professionale. Ciò non significa però che stai prendendo la decisione sbagliata, decidendo di cambiare.

5.     Sarò in grado di gestire degli eventuali insuccessi?

Questa potrebbe essere la paura che ti trattiene davvero nel decidere di cambiare. E la risposta a questa domanda è quasi certamente sì. Se stai permettendo che questa preoccupazione ti impedisca di mettere in atto un cambiamento professionale, prova a richiamare alla mente gli episodi del tuo passato in cui sei riuscito ad affrontare situazioni e insuccessi che mai avresti immaginato di poter sostenere.

6.     Se non ora, quando? Ovvero: come voglio passare il resto della mia vita professionale?

Riuscire a rispondere a questa domanda può essere determinante nell’aiutarti ad affrontare la paura del cambiamento. E può anche darti il ​​coraggio necessario per fare il grande salto.

Benedetta Bortoluzzi

Autore: Benedetta Bortoluzzi

Figlia dei favolosi Anni ’70, veneziana di nascita e milanese d’adozione, ho un marito, due figli e due gatti (in rigoroso ordine di apparizione!). Amo, fortunatamente ricambiata, la Grecia e le sue isole. Ho vissuto in 7 città diverse nei primi vent’anni della mia vita, sviluppando così un invidiabile senso dell’orientamento, una grande adattabilità e un certo orecchio per i dialetti di tutta Italia. Mi sono laureata passando per ben due Politecnici ed ho lavorato per quasi due decenni in una grande multinazionale. Da sempre (e soprattutto per mia madre) sono “la dama di compagnia”, ovvero colei a cui tutti rivolgono le proprie confidenze. Proprio per coniugare questa mia attitudine con la mia esperienza professionale, ho deciso di frequentare l’edizione 2017 del Master in Coaching di AdF, e sono Coach abilitata.

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