Le tre domande da farsi sulla carriera

Nel mio post di gennaio ho indicato alcune domande da porsi per capire se fosse giunto il momento di cambiare lavoro. Sempre sullo stesso tema, ho trovato molto interessante la teoria di Bruce Hazen, career consultant e management coach americano. Hazen invita chi si trova in un momento di impasse professionale a porsi tre domande sulla carriera (Three Career Questions) che vanno utilizzate come guida per fare il punto della propria situazione professionale.

Quando è utile porsi le 3 domande sulla carriera?

  1. Quando lavoriamo per la stessa azienda da un po’ di tempo e non abbiamo più gli stessi stimoli che avevamo all’inizio.
  2. Quando non ci sentiamo a nostro agio nell’organizzazione o gruppo di cui facciamo parte.
  3. Quando pensiamo di non avere più grandi possibilità di crescita professionale nel contesto aziendale in cui siamo, e vogliamo fare qualcosa per cambiare la situazione.

Se si verifica una di queste situazioni, ecco le domande da farsi:

1. Move up? È il momento di crescere?

Questa domanda non si riferisce unicamente a una promozione per un ruolo a un livello organizzativo più alto. Fa anche riferimento a come si può migliorare la propria curva di sviluppo in ambito lavorativo. Può quindi significare: arricchire la propria professione migliorando le proprie competenze, cambiare posizione nell’organizzazione e, anche, il grado di complessità del proprio lavoro. Attenzione alla distinzione tra progresso e promozione: non sempre a un avanzamento di carriera corrisponde un reale arricchimento della nostra vita professionale. Se la risposta alla domanda è sì, allora è necessario mettere in atto una vera e propria strategia di sviluppo professionale. Lo scopo è quello di essere più ricettivi verso gli aspetti più significativi rispetto a dove e come vogliamo progredire. Avere un piano di sviluppo professionale consente di dare una maggior priorità al tempo, alle energie e ai modi che sono più utili al raggiungimento della nostra crescita in ambito lavorativo.

2. Move out? È il momento di uscire?

Il significato di questa domanda è piuttosto chiaro: è arrivato il momento di andarsene? Ovvero: siamo giunti al punto in cui il nostro ruolo/impiego/capo/organizzazione non fanno più per noi? Può trattarsi di un tema valoriale (ad esempio, i nostri valori non coincidono con quelli aziendali) o emotivo (la passione per il nostro lavoro è calata). Oppure non stiamo imparando più nulla di nuovo o il nostro lavoro è troppo faticoso o psicologicamente stressante. In questi casi è opportuno considerare una strategia di transizione che comprenda l’identificazione e la definizione di chiari obiettivi professionali e la successiva ricerca mirata di un nuovo lavoro.

3. Adapt your style? È tempo di adattare il tuo stile per avere più successo?

Per capire qual è il senso di questa domanda, Hazen ci viene in soccorso spiegando il concetto di Skyle, ovvero la sintesi di skill (abilità) e style (stile). Hazen sostiene che, per avere successo in una professione, non è importante solo quello che sai fare (skill), ma anche il modo in cui lo fai (style). Nel caso in cui si stia ottenendo poco o nulla da un determinato team di progetto, gruppo di lavoro o dal proprio responsabile, può essere utile chiedersi se vada cambiato il modo in cui abbiamo svolto il nostro lavoro finora. Dobbiamo svolgere il nostro lavoro in maniera differente? Come? In questo caso è importante chiedere ai propri colleghi, clienti o responsabili di darci un riscontro non soltanto relativamente alle nostre competenze, ma anche riguardo al nostro stile. Non è sempre facile ottenere feedback onesti e sinceri, ma è il modo più efficace per rendersi conto se è arrivato il momento di modificare il nostro modo di lavorare.

Ancora qualche dubbio? Rispondete onestamente al questionario (in inglese) sul sito di Bruce Hazen per capire qual è il tema per voi più cruciale in questo preciso momento lavorativo. Avrete così una chiara indicazione su come mettere in atto il vostro piano d’azione professionale.

Benedetta Bortoluzzi

Autore: Benedetta Bortoluzzi

Figlia dei favolosi Anni ’70, veneziana di nascita e milanese d’adozione, ho un marito, due figli e due gatti (in rigoroso ordine di apparizione!). Amo, fortunatamente ricambiata, la Grecia e le sue isole. Ho vissuto in 7 città diverse nei primi vent’anni della mia vita, sviluppando così un invidiabile senso dell’orientamento, una grande adattabilità e un certo orecchio per i dialetti di tutta Italia. Mi sono laureata passando per ben due Politecnici ed ho lavorato per quasi due decenni in una grande multinazionale. Da sempre (e soprattutto per mia madre) sono “la dama di compagnia”, ovvero colei a cui tutti rivolgono le proprie confidenze. Proprio per coniugare questa mia attitudine con la mia esperienza professionale, ho deciso di frequentare l’edizione 2017 del Master in Coaching di AdF, e sono Coach abilitata.

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