Lascia il tuo lavoro schifoso

Ho poca memoria per compleanni, ricorrenze e commemorazioni, quindi alcuni mesi fa mi sono appuntata in agenda la data del 31 marzo. Si tratta dell’International “Quit your crappy job” Day, che tradotto suona Giornata Internazionale del “Lascia il tuo lavoro schifoso”. La Giornata è promossa da Woohoo Inc., società danese di cui avete già sentito parlare qui e nel blog di Accademia Business .

Non sono una sostenitrice della resa incondizionata. Nonostante io abbia compiuto una scelta piuttosto radicale, lasciare un posto di lavoro per molte persone equivale ad ammettere un piccolo o grande fallimento: perché non siamo stati in grado di fare le valutazioni giuste, perché non siamo riusciti a relazionarci in modo efficace con le persone… i motivi possono essere tantissimi.

Infelici al lavoro

Dire, però, che stiamo lasciando “il nostro lavoro schifoso” significa puntare l’attenzione su qualcosa di diverso. Non stiamo, cioè, lasciando con rammarico un posto che ci piaceva, ma stiamo dicendo addio a qualcosa che non ha in alcun modo contribuito alla nostra felicità, se non (a volte) per l’aspetto economico e di status.

Recita il sito: “essere infelice al lavoro può danneggiare la tua carriera, la tua salute e la tua vita privata”. Prosegue suggerendo come procedere per… lasciare il lavoro?

Non necessariamente.

Ma per decidere, una volta per tutte.

Lascia il tuo lavoro

Per prima cosa, alcune domande permettono di fare un’autovalutazione della propria posizione lavorativa. Poi, la pagina dedicata alla Giornata Internazionale elenca “10 cose che dovresti sapere prima di andartene”. Alcune mi hanno colpito in modo particolare, perché sono strettamente connesse con ciò che da anni affermiamo noi di Accademia della Felicità; prima di cercare un nuovo lavoro, accertati che sia un lavoro che potrai amare. Prenditi, quindi, il tempo che serve per analizzare la situazione in maniera obiettiva sia per quanto riguarda i pro e i contro del lavoro attuale, sia per quanto riguarda i tuoi talenti, valori e potenzialità.

L’ideale di una perfetta corrispondenza tra tutti gli elementi in gioco è forse utopistica, ma un buon compromesso è sempre meglio di un “crappy job”.

Metti da parte le scuse

In ogni caso, da questa valutazione obiettiva potresti anche trarre considerazioni diverse da quelle di partenza. L’importante è che l’eventuale decisione di mantenere il tuo lavoro non sia determinata da una delle pericolose scuse a cui ricorrono “quelli che resistono”, del tipo: le cose miglioreranno, ho investito tanto per fare carriera qui, dalle altre parti sarebbe uguale…

Se hai già fatto molto per migliorare la situazione senza ottenere alcun risultato, forse è il caso di lasciar perdere.

E se hai fatto carriera in un posto di lavoro deprimente o frustrante, presumibilmente potresti farla anche altrove, ad esempio in una delle molte aziende decenti che ci sono in circolazione.

In conclusione, buona giornata del Lavoro Schifoso a tutti, con l’augurio che sia solo il primo passo verso il vostro Lavoro Fantastico.

Autore: Irene Facci

Nata dalle parti di Mantova quando a Mantova c'erano solo zucche e zanzare, ho da sempre una grande passione per la leggerezza e quindi per i gatti, massimi esperti della materia. Sono un'inguaribile ottimista e penso che autoironia e humour siano strumenti imprescindibili di resistenza umana. Cerco di trasmettere tutto questo ai miei figli che, come tutti i bambini, tendono a prendere le cose molto sul serio. Nel 2017 è uscito il mio primo romanzo, Alla rivoluzione in tram, sono diventata Life & Career Coach e ho iniziato a collaborare con Accademia della Felicità. Mi puoi trovare sul mio sito www.irenefacci.it

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