La speranza al lavoro

In questo mese di maggio ho dedicato molto tempo a studiare e a scrivere di un tema assai presente quando si parla di coaching, ma sempre un po’ sottotraccia; la parola italiana – speranza – tende ad essere associata ad una vaga aspettativa ottimistica sul futuro.

“Spero di trovare lavoro”, “Spero che il mio business decolli”, “Spero che vada tutto bene”.

In realtà l’ottimismo è solo una parte della speranza: quest’ultima presuppone che la persona che spera pensi anche di poter fare qualcosa – direttamente o indirettamente –  per far avverare quello che desidera.

“Spero di trovare lavoro” è una frase senza senso, se passo la giornata a casa a guardare tutte le stagioni del Trono di Spade mangiando patatine.

“Spero che il mio business decolli”, lo dico alle dieci di sera, dopo che per una giornata ho studiato, scritto, creato prodotti e servizi di valore, sapendo che il mattino dopo dovrò iniziare da capo.

“Spero che vada tutto bene” lo posso pensare prima di andare sotto i ferri del chirurgo. Certo, l’esito non dipenderà dalla mia volontà, ma il mio corpo dovrà comunque collaborare con i medici affinché l’operazione abbia successo.

Ci sono situazioni in cui trovare ragioni di speranza è davvero difficile, ma per fortuna non è quasi mai così quando si parla di lavoro.

Se avere trent’anni, una laurea in ingegneria e la padronanza di tre lingue può rendere più facile ottenere colloqui e offerte di lavoro, anche chi vive situazioni oggettivamente più critiche ha sempre la possibilità di migliorare.

Nuovo lavoro o nuova visione?

Mi capita spesso di ironizzare sul fatto che la maggior parte dei nuovi coachee, dopo aver raccontato le loro peripezie lavorative, concludono con “sono un caso senza speranze”. In realtà, se ripenso a tutti loro, gli unici che hanno concluso il percorso come lo hanno iniziato – cioè ritenendosi senza speranze – sono quelli che nel loro intimo non avevano nessuna intenzione di mettersi in gioco seriamente; speravano che il coaching fosse una qualche pratica miracolosa che avrebbe materializzato il lavoro dei loro sogni.

Attenzione!, non sto dicendo che tutti i miei coachee trovano un nuovo lavoro in due mesi (sì, sarebbe una bella iniziativa di marketing ma sarebbe anche pubblicità ingannevole). In alcuni casi, ritrovare la speranza significa passare per altre vie:

  • l’accettazione della situazione presente e delle circostanze che ci hanno portato ad avere un lavoro che non ci soddisfa;
  • il perdono per coloro che hanno contribuito; siano i nostri genitori che non ci hanno spinto a seguire la nostra vocazione, un capo che non riconosce i nostri talenti o noi stessi, che non siamo riusciti ad “indovinare” per tempo la nostra strada;
  • la rivalutazione delle nostre esperienze, non solo lavorative; se continuiamo a pensare di aver “perso tempo” perché ci siamo laureati tardi, o abbiamo lavorato per troppo tempo in un’azienda che ora ci sta stretta, non riusciremo mai a cogliere i lati positivi di quelle esperienze. Perfino quell’anno fuori corso trascorso nei peggiori pub di Milano potrebbe averti lasciato qualcosa in termini di intelligenza sociale, e non c’è miglior problem solver di chi deve ritrovare la strada di casa dopo un bicchiere di troppo.

Questi passaggi sono, secondo me, indispensabili per tutti coloro che desiderano cambiare lavoro; anche il nostro ingegnere trentenne di cui sopra potrebbe beneficiarne, in modo da non ritrovarsi intrappolato a cinquant’anni in un abito lavorativo da cui poi sarà molto più difficile uscire.

Autore: Irene Facci

Nata dalle parti di Mantova quando a Mantova c'erano solo zucche e zanzare, ho da sempre una grande passione per la leggerezza e quindi per i gatti, massimi esperti della materia. Sono un'inguaribile ottimista e penso che autoironia e humour siano strumenti imprescindibili di resistenza umana. Cerco di trasmettere tutto questo ai miei figli che, come tutti i bambini, tendono a prendere le cose molto sul serio. Nel 2017 è uscito il mio primo romanzo, Alla rivoluzione in tram, sono diventata Life & Career Coach e ho iniziato a collaborare con Accademia della Felicità. Mi puoi trovare sul mio sito www.irenefacci.it

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