La comunicazione non verbale nel collega stressato

Spesso durante la giornata di lavoro viviamo delle situazioni conflittuali senza che vi sia una causa oggettiva che le abbia provocate, e a cui non sappiamo dare una spiegazione. Una di queste potrebbe essere che viviamo a contatto con uno o più colleghi molto stressati o addirittura sul precipizio del burnout. Capire se è così ci può aiutare a prevenire o ad evitare quelle situazioni che potrebbero aumentare tensione e stress.

Per prima cosa è necessario porre l’attenzione su quegli aspetti della comunicazione non verbale che potrebbero farci pensare che il nostro collega stia vivendo una situazione molto stressante, che lo induce a comportamenti aggressivi e fuori luogo rispetto al contesto lavorativo.

Per prima cosa definiamo meglio che cos’è la comunicazione non verbale. Detta anche comunicazione corporea, ha luogo ogni volta che una persona influenza un’altra attraverso l’espressione del volto, il tono della voce, lo sguardo, la gestualità, la disposizione del corpo nello spazio, la postura, il contatto corporeo (Argyle, 1992). Questo tipo di comunicazione può essere intenzionale o non esserlo. Paul Ekman sostiene che dal punto di vista emotivo non sia possibile esercitare un completo controllo sull’espressione del viso e sulla gestualità poiché in esso qualcosa traspare sempre. Il volto costituisce il canale principale nell’espressione delle emozioni.

Ecco una serie di domande da porsi mentre si interagisce con il collega per imparare ad interpretare il linguaggio del corpo:

  • Il linguaggio del corpo è in linea con ciò che sta dicendo? Se vi sono delle incoerenze potrebbe indicare che non è sicuro di ciò che dice o che sta mentendo;
  • Che cosa comunicano nel loro insieme i segnali non verbali? Sono coerenti con quello che sta dicendo? È importante considerarli nell’insieme e non leggere il singolo gesto perché potrebbe indurci in errore;
  • Che cosa ci dice invece il nostro istinto? Il linguaggio del corpo appartiene più alla sfera dei sentimenti che alla ragione, quindi è importante lasciarsi guidare dalle proprie sensazioni;
  • Di che qualità sono i segnali non verbali?
  • Il contatto visivo è presente? È adeguato al tipo di rapporto o è troppo intenso o al contrario è sfuggente?
  • L’espressione del viso è interessata o è tesa, inespressiva?
  • Il tono di voce è alto e trasmette tensione?
  • La postura e i gesti sono rilassati e naturali oppure sono rigidi e carichi di tensione?
  • Il contatto fisico è presente e appropriato alla situazione o provoca disagio?
  • Il ritmo del discorso è veloce e incalzante?

È utile anche conoscere quali sono i segnali dello stress come: stringere i pugni, serrare le mascelle, mangiarsi le unghie, digrignare i denti, assumere una posizione curva, tormentare la pelle del viso, toccarsi i capelli, parlare troppo forte e velocemente, porre domande senza dare il tempo all’ interlocutore di riflettere per rispondere, irritabilità, impazienza, irrequietezza, aggressività.

Con un po’ di esercizio è possibile affinare la propria capacità di interpretare i segnali della comunicazione non verbale comprendendo al meglio il linguaggio del corpo dell’interlocutore.

Un’ultima riflessione. Spesso riconosciamo negli altri qualcosa che ci appartiene. Quindi è giusto domandarsi: non è che il famoso collega stressato siamo noi?

Autore: Annalisa Friggi

Ho 48 anni, sono sposata e da 20 anni sono infermiera. Ho sempre assistito pazienti in condizioni critiche o in situazioni d'urgenza. Nel 2015 ho frequentato il Master in Coaching di ADF, ed ero in pieno burnout. Ero sempre stanca, nervosa, soffrivo di male di testa e mal di stomaco, dormivo poco e la mia mente era offuscata da mille pensieri negativi riguardo al lavoro, ero sempre sotto pressione e mi sentivo in colpa perché non riuscivo più ad essere felice di fare questo lavoro che avevo scelto e che amo. Volevo cambiare ma avevo paura. Oggi la mia situazione è cambiata, il senso di colpa ha lasciato il posto ad una piacevole consapevolezza che posso occuparmi degli altri senza trascurare me stessa. Mi occupo di benessere e burnout.

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