Grandi speranze

Mi sono laureata ad aprile 2001.

Ho ricevuto, in un mese, diverse buone proposte di lavoro. Tutte a tempo indeterminato, ovviamente, al massimo qualche stage con la certezza quasi matematica della conferma.

Ne ho scelto uno, un po’ a caso, in una società di consulenza informatica, ma prima ancora di finire i tre mesi di stage avevo deciso che la mia vita sarebbe stata quella della libraia. In contratto a tempo determinato di un anno, con uno stipendio ridicolo.

Come vedete, NON faccio la libraia. Ma nemmeno la consulente informatica.

È la grande paura di chi vorrebbe fare il salto, e addirittura terrorizza chi ci è già passato una volta.

Parlo del cambiare lavoro, con prospettive di miglioramento da qualche punto di vista – economico, di ruolo, di work-life balance – e ritrovarsi dopo tre mesi a rimpiangere il vecchio posto.

Tra i lavoratori dipendenti l’unica situazione che non porta questo tipo di ansia è quella in cui il vecchio posto di lavoro è francamente intollerabile. Se ti fanno mobbing o ti pagano la metà di quanto offre il mercato, è difficile immaginare di poter cadere “dalla padella alla brace”: passi già le tue giornate con una fastidiosa sensazione di calore al fondoschiena, e ti dici che comunque vada, sarà un miglioramento.

La maggior parte dei cambi di lavoro, per fortuna, non avvengono a partire da una condizione di questo genere. In genere le persone che si rivolgono ad Accademia della Felicità per effettuare percorsi di Job Coaching hanno già un lavoro, talvolta quello che la loro mamma definirebbe “un buon lavoro”, ma per qualche ragione non ne sono soddisfatti. E vorrebbero avere una bacchetta magica per trovarne uno migliore, più pagato, con maggiori soddisfazioni.

Quando l’obiettivo è concreto e quantificabile, in realtà, anche il lavoro del coach è agevole: la parte “tecnica”, ossia il portare alla luce le competenze della persona e metterle in evidenza nel suo curriculum vitae, è anche quella più facilmente standardizzabile. Una volta trovato, si spera, il nuovo posto di lavoro, è difficile scoprire dopo tre settimane che si sarà pagati meno del previsto, o che la sede di lavoro sarà diversa da quella concordata all’atto dell’assunzione. Insomma, grandi sorprese è difficile averle. E per quanto riguarda il contenuto del lavoro… rappresenta l’evoluzione di quanto già si stava facendo altrove, quindi non è proprio un nuovo, quanto un “usato sicuro”.

In ogni caso, anche se forse non sarà un ottimo biglietto da visita presentarsi ad un colloquio di lavoro dopo appena cinque o sei mesi trascorsi nella nuova azienda, se non c’è stato uno stacco troppo evidente rispetto alle esperienze precedenti la situazione è gestibile: dire “ mi avevano promesso che avrei lavorato a Milano invece mi hanno spedito a Napoli” è una motivazione accettabile per chi deve valutare la candidatura.

Il caso davvero foriero di ansie è quello di chi vuole fare un grande salto. Per chi, ad esempio, vuole smettere di fare il consulente informatico e fare il libraio. O smettere di fare il libraio e mettersi a fare il consulente informatico.

È importante non fare quello che ho fatto io diciotto anni fa: pensare che una passione o un hobby possa tradursi automaticamente in un lavoro soddisfacente. Per fare una scelta radicale di questo tipo è importante aver valutato bene quali possono essere le competenze richieste dal nuovo lavoro, quali i valori della nuova azienda, quali i requisiti per noi imprescindibili. E la valutazione deve essere sincera, anche se non siamo soddisfatti dell’immagine che lo specchio ci rimanda: se soffriamo a vestirci eleganti, meglio evitare ruoli a contatto con clientela di alto livello; se aspettiamo il weekend per scappare dalla città meglio non scegliere un lavoro che ci impegna tutti i sabati!

Il secondo suggerimento è quello di preparare in anticipo una exit strategy: se questo nuovo lavoro non dovesse andare secondo le previsioni, cosa farò? Tornerò sui miei passi o cambierò, di nuovo, direzione? Qual è il piano B? Come potrò integrare le varie attività svolte in un profilo professionale coerente e rivendibile?

Sono solo un paio di suggerimenti per chi sta pensando di cambiare settore professionale ma ha paura di dover ricominciare da zero: l’importante è che si tratti di una scelta consapevole e che sia un passo, magari non l’ultimo, verso il vero significato della propria vita lavorativa.

Autore: Irene Facci

Nata dalle parti di Mantova quando a Mantova c'erano solo zucche e zanzare, ho da sempre una grande passione per la leggerezza e quindi per i gatti, massimi esperti della materia. Sono un'inguaribile ottimista e penso che autoironia e humour siano strumenti imprescindibili di resistenza umana. Cerco di trasmettere tutto questo ai miei figli che, come tutti i bambini, tendono a prendere le cose molto sul serio. Nel 2017 è uscito il mio primo romanzo, Alla rivoluzione in tram, sono diventata Life & Career Coach e ho iniziato a collaborare con Accademia della Felicità.

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