Global-mente: Collaborare con gli Ungheresi

Silvia Vercelli è giovane, simpatica, giramondo e di mestiere fa la Cross Cultural Coach, è nostra guest blogger sul tema dell’interculturalità ovvero: lavorare in tutti i paesi del mondo, si può davvero fare?

Siete interessati ad approfondire questo argomento? Contattatela!: Silvia Vercelli – Cross Cultural Coaching svercelli@libero.it

Alla mia prima esperienza lavorativa con il mondo Ungherese sono stata colpita in particolare da due momenti della giornata: quello del saluto, in cui i colleghi (locali) di sesso maschile si stringono la mano tra loro ogni mattina e fanno solo un cenno con la testa alla controparte femminile e quello del pranzo, in cui gli stessi escono insieme per andare al ristorante, mentre le donne consumano un breve pasto nella cucina dell’ufficio. Viene spontaneo concludere di essere di fronte ad un evidente caso di maschilismo; approfondendo la conoscenza di questa cultura, invece, ho scoperto che la spiegazione è molto più sottile: la differenza comportamentale è dovuta al fatto che solitamente gli uomini ricoprono posizioni gerarchiche più elevate rispetto alle donne e questo è comunemente accettato da tutti/e. Le colleghe stesse mi hanno confermato di sentirsi a proprio agio senza uomini intorno, soprattutto durante il lavoro. E lo stesso argomento è anche fonte di competizione nonché oggetto di simpatiche gag.  Basti pensare che nella lingua Ungherese non esiste la distinzione tra lui e lei, she or he, c’è solo un “ő” che indica un essere umano qualsiasi. E per indicare l’”essere umano” stesso esiste addirittura una terza parola: ember che etimologicamente non c’entra né con “uomo” (férfi) né con “donna” ().

L’ambiente in ufficio è molto silenzioso e questo deriva invece dall’età media, che è relativamente bassa; le nuove generazioni tendono infatti a comunicare per la maggiorparte via mail anche con chi è seduto alla scrivania accanto. Per certi aspetti, anche se portati all’eccesso la cultura magiara è molto simile a quella italiana. Un chiaro esempio di affinità lo troviamo nell’importanza attribuita alla fiducia, elemento chiave alla base di qualsiasi relazione. Mentre però per noi Italiani il concetto è più soft, nel caso degli Ungheresi, la collaborazione sarà molto superficiale finché non avrete instaurato una relazione autentica. Ai primi incontri è sicuramente apprezzato uno stile cortese, serio e genuino. Qualsiasi forzatura verrà notata e stonerà con il contesto: se sorridete per il solo gusto di farlo, questo causerà solo reazioni di scetticismo nei vostri confronti, così come qualsiasi altro tentativo di aggirare l’ostacolo per poter arrivare più velocemente al vostro obiettivo.

Mentre nella collaborazione con i Nordici, abbiamo parlato di porre attenzione nel cercare il consenso di tutti, nel caso degli Ungheresi, il tempo dovrà essere dedicato alla conoscenza reciproca prima di lavorare insieme in modo efficace, lasciando spazio ad alcune formalità, almeno nella fase iniziale. In ufficio, per conquistare credibilità è fondamentale dimostrare rispetto a tutti i livelli organizzativi, indifferentemente dal ruolo o posizione gerarchica, senza lasciarsi influenzare, come accennato prima, dall’apparente distinzione sessista. Per dimostrare la propria disponibilità ed apertura ad approfondire sarà anche apprezzato lo sforzo di imparare alcune parole in lingua locale. Loro stessi sono consapevoli della difficoltà della propria lingua, molto diversa anche da quella dei Paesi confinanti. Ad esempio, la prima parola che ho imparato io è stata “Egeszségedre” (pron. Eghesheike-dre). Essendo l’ufficio appunto molto silenzioso, dopo averla sentita più volte durante il giorno associata a persone che starnutivano, mi è venuto spontaneo unirmi al coro dei “Salute” suscitando  l’ilarità generale (e così sono riuscita nell’impresa di farli sorridere!). I termini più semplici sono quelli del saluto (Szia a una persona; Sziasztok a più persone) o il grazie (Köszönöm).

Se avete la possibilità, prolungate la vostra trasferta per un periodo di almeno due settimane e accettate eventuali richieste ad uscire per cena o eventi sociali. Scoprirete quanto ciascuno si adopererà per mettervi a proprio agio durante il tempo libero e farvi esplorare la città. E non sottovalutate queste occasioni: ne beneficerà anche la vostra relazione lavorativa. Tra gli argomenti di conversazione preferiti c’è lo sport, in particolare il calcio, e qui noi Italiani partiamo già con dei punti di vantaggio. Interessarsi anche alla loro situazione politica e storica viene solitamente molto apprezzato. Lasciate comunque che siano loro ad affrontare l’argomento per primi. In particolare evitate di confondere Bucarest con Budapest o confrontare Rumeni con Ungheresi, vista che la perdita della Transilvania non è stata presa molto serenamente. Allo stesso modo, ricordate che a differenza dei vicini Cechi o Croati, i magiari non sono Slavi! Come conseguenza del loro excursus politico tormentato, gli Ungheresi sono molto orgogliosi per natura, in particolare gli appartenenti alle generazioni passate; come tali non amano riferimenti o affermazioni sul fatto che il modo di lavorare di altre nazioni sia giusto o migliore rispetto al loro. In questo senso è molto divertente assistere ad un confronto tra un Inglese (che come vedremo parte dal presupposto che il proprio punto di vista, così come il lato di guida, sia quello giusto) ed un Ungherese. Se presentate una nuova idea nel corso di un meeting tenete perciò conto di quanto detto sull’orgoglio e sullo scetticismo. Il vostro discorso dovrà essere diretto al punto, tenuto seriamente e supportato da informazioni oggettive e dettagliate. Rispetto al Nord Europa, la lingua inglese non è qui altrettanto  diffusa al di fuori dell’ambito lavorativo. Se l’argomento è particolarmente sentito, inizierete a vedere gruppetti di persone che iniziano a confabulare tra loro nella lingua locale. Questo è da interpretare positivamente perché significa che c’è un effettivo interesse e partecipazione; se il tempo lo consente, lasciate perciò un breve spazio alla discussione in lingua, chiedendo poi ad un rappresentante di tradurre i concetti principali al resto dell’audience straniera.

La comprensione del dettaglio è molto vincolante nel processo decisionale; rimanete disponibili a raccogliere ulteriori domande anche successivamente e programmate riunioni di follow up in cui fornirete chiarimenti aggiuntivi, o meglio ancora coinvolgete i partecipanti stessi o piccoli gruppi nella stessa attività. In ogni caso non vedrete nemmeno l’ombra di una decisione finché non si saranno vagliate tutte le opzioni o possibilità che qualcosa possa andare storto. Prima di arrivare allo sfinimento, è utile proporre un periodo di prova su un ‘campione’ specifico cosicché gli stessi possano prendere confidenza con l’esecuzione vera e propria. Sarà in ogni caso lo staff senior a dare l’ok formale all’avvio dei lavori. L’attenzione alla scala gerarchica è qui molto forte. Il leader preferito è attento al contributo di tutti gli interessati ad un progetto e pone regole precise da seguire nel rispetto di tutti i ruoli; in questo senso funzionano molto i giochi di gruppo e le attività extra-lavorative; la città stessa offre molte alternative in tal senso, a prova del fatto che gli Ungheresi amano gli eventi sociali: troverete un’estrema varietà di ristoranti, pub, caffè, pasticcerie, per tutti i gusti e tutte le tasche.

Breve riepilogo per una collaborazione di successo con i colleghi Ungheresi.

Orgoglio e fiducia. Lo stile di comunicazione Ungherese tende ad essere indiretto, riservato e formale specialmente con le nuove conoscenze. Costruite una relazione basata sulla fiducia e non intaccate l’orgoglio di nessuno.

Differenza di sessi. Non fatevi prendere dal “pregiudizio a prima vista”; l’apparente differenza tra i sessi è accettata e condivisa serenamente da ambo le parti.

Senso della gerarchia. Rispettate i ruoli e assicuratevi che lo staff senior sia sempre coinvolto quando sono necessarie decisioni di qualsiasi tipo.

Individualismo e spirito competitivo. Consapevoli di queste caratteristiche, fate leva sulla competitività per stimolare la generazione di nuove idee dai singoli ma fate in modo che vengano poi realizzate in gruppo.

Inglese. Per alcuni rimane ancora un punto debole; assicuratevi che tutti riescano a stare al passo.

Punti di forza di noi Italiani. Orientamento a costruire una relazione personale, capacità di mediazione per raggiungere un obiettivo comune e  creatività nel portare tutto il team alla realizzazione vera e propria.

Curiosità

Solidarietà. È qui considerato naturale aiutarsi reciprocamente per qualsiasi problema; durante l’ultima alluvione del Danubio lo scorso giugno 2013, tutti hanno partecipato nel rafforzare gli argini con sacchi di sabbia.

Eventi sociali. Sono frequenti le uscite di gruppo tra colleghi/e, durante le quali il clima è molto amichevole e rilassato, al contrario a quanto assistete in ufficio.

 

 

Francesca Zampone BLOG ADF

Autore: Francesca Zampone

Talent Manager, Formatrice, Career Counselor, Personal e Business Coach. Dopo anni di carriera in ambito aziendale nel 2011 insieme a Marco Bonora ho fondato Accademia della Felicità, una realtà che ha al centro le persone e i loro desideri. Siamo una società di formazione e coaching: il nostro principale obiettivo è aiutare le persone a trovare la loro felicità, in ambito personale e professionale. Sono appassionata di comportamento umano, musica indie, cinema e letteratura.