Esopo: leadership e decision making

Hai mai avuto la sensazione che, sul lavoro, qualcuno stesse prendendo una decisione anche per te?

Ti è capitato di rinunciare a prendere una decisione per evitare conflitti e critiche, e per assecondare i desideri del gruppo di lavoro?

Ti è mai successo che questa tua scelta si sia poi rivelata strategicamente sbagliata?

Tutte le volte che al lavoro, volontariamente o no, ci sottraiamo dall’assumerci la nostra responsabilità, non stiamo esercitando correttamente la nostra leadership. Un leader non teme di dover prendere decisioni, a volte scomode, per il pieno raggiungimento degli obiettivi di business.

Prova a immaginare cosa potrà mai accadere in futuro, se permetterai ancora che persone (o situazioni) interferiscano sul tuo piano professionale, decidendo in tua vece… Ecco per te qualche spunto di riflessione, per fare meglio.

Esopo e la leadership

Esopo con la sua favola “Il contadino, suo figlio e l’asino” ci regala un insegnamento significativo da cui avviare la riflessione sul peso del saper prendere decisioni per esercitare pienamente la leadership: “cerca di soddisfare tutti e finirai per non piacere a nessuno”.

C’erano una volta un contadino e il suo giovane figlio. Il padre e il figlio un giorno si misero in cammino verso il mercato e decisero di portare anche il loro asino in modo che, montandolo a turno, potessero alleviare la fatica del percorso. Mentre il padre sedeva in groppa all’asino e il figlio procedeva a piedi, i passanti, vedendoli, li schernivano: “Ecco! – dicevano – un vecchietto moribondo e inutile, mentre risparmia la sua salute, fa ammalare un ragazzino!” Il contadino si vergognò tanto che in un attimo saltò giù e ordinò a suo figlio di salire al suo posto, suo malgrado, e si rimisero in viaggio. Durante il percorso, un altro gruppo di viandanti non tardò a borbottare: “Ecco, un ragazzo in salute, mentre indulge nella sua pigrizia, ammazza il padre decrepito!”. Il figlio, vinto dalla vergogna, si sentì in colpa e costrinse il padre a salire sull’asino insieme a lui. I viandanti continuarono a borbottare indignati, perché un asinello così piccolo sicuramente sarebbe stato vinto dalla fatica di portare due persone in groppa! Padre e figlio, sentendosi ancora una volta in colpa, decisero di procedere ambedue a piedi, liberando così l’asinello dal loro peso. Scherno e risa da parte dei passanti non tardarono nemmeno questa volta ad arrivare: “Due asini, non risparmiano se stessi, per alleviare la fatica dell’animale!” Al che il contadino, stanco di tutte queste critiche, disse saggiamente: “Vedi figlio: nessuna azione potrà mai avere l’approvazione di tutti: torneremo a comportarci secondo quanto crediamo sia meglio per noi”.

Costruire un buon rapporto di lavoro con il proprio team non significa necessariamente assecondare ciascun membro in tutto. Verrebbe a mancare, in questo caso, la credibilità del ruolo di coordinatore: per dirla con Victor Hugo “è molto facile essere buoni, difficile è essere giusti” .

Farsi influenzare dalle decisioni altrui significa non saper decidere. Non saper decidere significa non essere in grado di agire. Non essere in grado di agire significa non riuscire a guidare efficacemente il team di lavoro. E non riuscire a guidare efficacemente il team porta a due conseguenze significative: da un lato, ammesso che ci siano, i risultati potrebbero non essere quelli attesi dall’organizzazione; dall’altro, la squadra sarà comunque quasi certamente insoddisfatta.

Uno studio, condotto nel 2003 da Eagly, Johannesen-Schmidt e Van Engen, ha approfondito 45 stili di leadership: avanzare con rispetto e gentilezza le proprie ragioni, ispirando i propri colleghi e collaboratori a dare il meglio di sé in ogni situazione, credere fermamente nei propri principi e nei propri valori, essere assertivi sono alcune delle caratteristiche che rendono leader un manager.

La ricerca ha inoltre evidenziato che anche la capacità di prendere decisioni (decision making) è appannaggio dei grandi leader, poiché appartiene a chi, per naturale propensione, è in grado di analizzare in profondità le situazioni non solo di business e di competere in modo costruttivo, senza perdere di vista l’importanza della collaborazione.

Leadership e decision making

Erroneamente si potrebbe pensare che “tenere il focus sul decision making” sia sinonimo di “avere capacità di problem solving”. In realtà, i due concetti hanno un significato sostanzialmente diverso, per quanto ambedue importanti nell’esercizio della leadership: “avere problem solving” fa leva sulla capacità di identificare un problema; “essere un decision maker” vuol dire essere in grado, invece, di individuare la soluzione. Il decision making, in altre parole, è il processo mentale che porta un leader a prendere la decisione strategica per raggiungere l’obiettivo, e mette in conto, per questo, forti componenti emotive da gestire.

L’attitudine a prendere una decisione, come qualsiasi percorso di sviluppo e/o processo attivo, può essere migliorata attraverso l’esercizio dell’esperienza. In che modo?

  • Innanzitutto, definendo un arco temporale entro cui analizzare tutti gli elementi che coinvolgono la decisione che dovrai prendere;
  • Condividendo l’iter che condurrà alla decisione finale ed esercitando l’ascolto attivo, per accogliere i feedback del gruppo spesso utili a migliorare il processo: il team, in questo modo, si sentirà totalmente coinvolto e sarà quindi motivato a esprimere il proprio punto di vista, senza forzature;
  • Individuando le due alternative più importanti e provando per ognuna a elencare tutti gli scenari possibili;
  • Analizzando vantaggi e svantaggi che si è disposti ad accettare;
  • Agendo.

A questo punto, sei pronto a fare il primo passo verso il raggiungimento del tuo obiettivo: sentiti però costantemente responsabile della decisione presa e, soprattutto, agisci con la consapevolezza dell’effetto che la tua scelta potrebbe avere sulle persone, prima ancora che sui numeri dell’organizzazione.

Margaret Capozzi

Autore: Margaret Capozzi

Appartengo al mare cristallino del Sud Italia, ma Milano mi ha adottata da qualche anno. Ed appartengo alla musica jazz, perché per me è l’espressione del tempo. Non posso fare a meno della cioccolata, mi piace ridere, e ritengo fondamentale confrontarmi continuamente con tutto ciò che è altro da me, per costruire e non smettere mai di imparare. Ho 39 anni, nel 2004 ho conseguito a Bari la Laurea in Letteratura Teatrale Italiana e, subito dopo, il Master in Risorse Umane e Organizzazione ISTUD. Nel 2017 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità. Da quindici anni mi occupo di HR ed oggi faccio l’Head Hunter, che in italiano suona “cacciatore di teste”, benché io preferisca definirmi “scopritore di talenti”: sono certa, infatti, che ciascuno di noi abbia le potenzialità per fare tutto ciò che desidera, e mi piace l’idea di aiutare l’altro da me a tirarle fuori dal cassetto.

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