Dubbi sul tuo percorso professionale? Ecco le domande da porti

Capita, ad un certo punto della propria vita professionale, di chiedersi se si sta percorrendo veramente la strada giusta.

L’idea però di mettere in atto un cambiamento è decisamente scoraggiante, ci sono tante incognite e non sempre “l’erba del vicino è più verde”. Inoltre, se si decide di cambiare percorso professionale, potrebbe essere necessario dover fare un passo indietro e prendersi del tempo per sviluppare le competenze necessarie per ricoprire un nuovo ruolo.

Il tempo e le energie necessari per la transizione verso il giusto percorso di carriera possono destare in effetti preoccupazioni di un certo rilievo, ma non dovrebbero impedirci di seguire un percorso professionale che ci potrebbe dare maggiori soddisfazioni.

Che domande porsi quindi per valutare se è opportuno fare “il grande salto”?

1. Sto sviluppando un reale vantaggio competitivo?

Nel libro The Start-up of You (Reid Hoffman, Ben Casnocha), i due autori sostengono che per diventare competitivi nel mercato globale odierno, è fondamentale capire le proprie risorse (in cosa si è bravi), le proprie aspirazioni (cosa si vuole fare) e la realtà del mercato (per cosa la gente ci pagherà).

Quando si prende in esame la propria storia lavorativa, è utile pensare a queste tre aree come pezzi di un puzzle. Averne solo uno o due non è abbastanza. È necessario avere tutti e tre i “pezzi” per sviluppare un vero vantaggio competitivo.

È molto nota la massima attribuita a Confucio “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita”. Questo potrebbe essere valido per alcuni, ma seguire ciecamente e unicamente la propria passione può anche portare a un percorso di carriera insostenibile. È quindi sicuramente utile conoscere le proprie risorse e le proprie aspirazioni alla luce delle realtà del mercato e cercare un percorso che massimizzi tutti e tre gli aspetti.

2. Quanto spesso penso al lavoro al di fuori del lavoro?

La domanda potrebbe sembrare bizzarra e di poca importanza, ma in realtà non lo è. È la domanda chiave per capire se amiamo davvero la nostra professione. Idealmente, ma anche praticamente, si dovrebbe trovare un lavoro che si ama a tal punto da pensarci ogni momento, anche quando non si è obbligati a pensarci.

Per avere successo non c’è naturalmente bisogno di ossessionarsi per il proprio lavoro 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ma se ci si trova a pensare al proprio lavoro solo dalle 9.00 alle 18.00 dal lunedì al venerdì, potrebbe essere un segnale del fatto che ci si sta trovando sulla strada sbagliata.

3. Che aspetto ha il mio percorso di carriera da qui a 10 anni?

È utile pensare alle persone della propria azienda o del proprio settore che hanno una maggiore anzianità professionale rispetto alla nostra. Fra 10 anni, si vorrebbe veramente fare il tipo di lavoro che stanno facendo loro?

Questa visione a lungo termine sulla propria carriera è fondamentale perché molte professioni cambiano in termini di mansioni e competenze man mano che aumenta l’anzianità nel ruolo. Quindi, anche se non si ama il proprio attuale lavoro, potrebbe essere necessario sviluppare competenze che ci aiuteranno a raggiungere il punto di carriera a cui si vuole arrivare.

Se non si hanno le idee chiare su come potrebbe essere il nostro futuro percorso professionale, si può pianificare un colloquio informativo con qualcuno di più esperto. Questi incontri informali sono un ottimo modo per scoprire cosa ci si può aspettare in futuro. Va presa in considerazione anche la possibilità di chiedere alle persone ciò che amano di più del loro lavoro, i tipi di progetti su cui lavorano e quali consigli possono dare a qualcuno nei nostri panni.

Decidere se cambiare percorso professionale non è un compito da poco, ma porsi le tre domande che ho condiviso può aiutare a prendere una decisione ponderata. Le risposte a queste domande potranno anche aiutare a capire se è opportuno raddoppiare gli sforzi nel proprio attuale lavoro oppure iniziare a capire come muoversi per cambiare rotta.

Benedetta Bortoluzzi

Autore: Benedetta Bortoluzzi

Figlia dei favolosi Anni ’70, veneziana di nascita e milanese d’adozione, ho un marito, due figli e due gatti (in rigoroso ordine di apparizione!). Amo, fortunatamente ricambiata, la Grecia e le sue isole. Ho vissuto in 7 città diverse nei primi vent’anni della mia vita, sviluppando così un invidiabile senso dell’orientamento, una grande adattabilità e un certo orecchio per i dialetti di tutta Italia. Mi sono laureata passando per ben due Politecnici ed ho lavorato per quasi due decenni in una grande multinazionale. Da sempre (e soprattutto per mia madre) sono “la dama di compagnia”, ovvero colei a cui tutti rivolgono le proprie confidenze. Proprio per coniugare questa mia attitudine con la mia esperienza professionale, ho deciso di frequentare l’edizione 2017 del Master in Coaching di AdF, e sono Coach abilitata.

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  • Grazie per avermi fatto riflettere. Valuterò le nuove opportunità con un occhio differente e spero di riuscire a fare la scelta giusta