BRAND MAP 5 – Parlare in pubblico

Dopo il post dedicato al coraggio di parlare di sé abbiamo pensato fosse necessario anche dedicare  qualche riflessione a come “parlare in pubblico”.

Anche per chi è molto bravo nella relazione 1a1 e sa parlare di sé con entusiasmo può essere difficile parlare davanti ad una platea  (anche se formata da poche persone).

Vi starete sicuramente chiedendo cosa abbia a che fare il parlare in pubblico con il branding e con la presenza on-line. Sia che vogliate far carriera in una azienda sia che vogliate promuovere la vostra attività o passione e far conoscere il vostro sito/blog vi troverete sicuramente ad affrontare situazioni in cui vi sarà richiesto di parlare in pubblico: una cena di lavoro con dei colleghi, una riunione, un convegno e, perché no, anche una serata con amici.  Per raggiungere il vostro scopo (carriera, vendite, lettori, pubblico, amicizie ecc.)  dovrete far conoscere agli altri il vostro valore, il valore del vostro brand.

Se riconoscete che parlare in pubblico rappresenta per voi un’area critica allora potete provare a mettere in pratica uno dei seguenti suggerimenti o fare vostro qualche nostro spunto di riflessione.

Piccoli bocconi: molte persone del nostro team per lavoro si sono trovate a dover parlare in pubblico quasi quotidianamente tanto da non trovare più, ora, alcuna difficoltà nel farlo. Tuttavia, se indagassimo sul loro passato scopriremmo che sono stati delle giovani fanciulle o fanciulli molto timidi. Come hanno superato la loro timidezza? A piccoli “bocconi”. Pensate di dover mangiare una torta intera, come fareste? Anche i più golosi non riuscirebbero a mangiarla in un unico morso quindi meglio procedere per…piccoli bocconi.

Allo stesso modo quando vi trovate ad un evento mondano/lavorativo in cui l’interazione sociale è importante provate a darvi un piccolo obiettivo. Ad esempio le prime volte potrà essere sufficiente parlare con almeno due persone che non avete mai incontrato prima. Iniziate con un saluto e il resto verrà da sé. La volta successiva potrete invece fare un passo avanti provando a raccontare una vostra storia ad un gruppo di persone e così via. Più ci proverete più diventerà semplice.

Visualizzare: avete in previsione un convegno, un corso o una presentazione aziendale? Provate a visualizzare. Visualizzarsi nell’atto di parlare in pubblico è, infatti, un altro esercizio efficace. E’ però fondamentale immaginare tutto: la sala, il pubblico, il silenzio e il suono della vostra voce. Ancora più importante è visualizzare come vi volete sentire mentre state tenendo il vostro discorso e come vorrete sentirvi alla fine. Queste sono le emozioni che vi devono guidare e devono rimpiazzare l’ansia e il nervosismo.

Provare con lo storytelling: se l’occasione lo consente, potete provare a raccontare una storia o inserire una storia nel vostro intervento. Raccontare storie è forse la forma di comunicazione più semplice, antica, comprensibile ed efficace. Da sempre le storie con la loro morale sono state considerate un modo per suscitare emozioni, creare connessione con la platea e spronare al cambiamento. Uno dei motivi per cui le storie hanno un effetto tanto potente è che la narrazione agisce direttamente sulle emozioni più che sulla mente. Dovete quindi raccontare una fiaba? Sì e no. Il nostro suggerimento, quando la situazione lo permette, è di raccontare un aneddoto della vostra vita, una storia che vi riguardi e che consenta alle persone di immedesimarsi ed entrare in sintonia con voi per imparare qualcosa dalla vostra esperienza.

Molti dei corsi che proponiamo in ADF  sono tenuti da docenti che hanno una storia personale da raccontare riguardo l’argomento del corso, perché ci sono “passati”. Questo non è un caso ma una scelta: in molte situazioni solo chi è passato dallo stesso problema o esigenza di altri ed è riuscito a superare la difficoltà è in grado di immedesimarsi ed aiutare davvero le persone a cambiare. Lo storytelling vi permetterà di farvi sentire più tranquilli perché raccontate qualcosa che sapete,  che sentite, che avete passato: il rischio di errore sarà nullo (voi sapete già cosa dire) e il risultato sarà ottimo.

Se scegliete questa strada la difficoltà non sarà più parlare ma scegliere e sviluppare la propria storia: quale episodio scegliere, quanto entrare in dettaglio? Cosa è meglio omettere e cosa invece va enfatizzato?

Il nostro consiglio è quello di non perdersi nel contenuto e condividere ciò che vi viene spontaneo (magari testandolo prima con qualche amico o collega o supporter). Suggeriamo invece di mettere enfasi nella narrazione: dobbiamo mostrare onestà e passione, autenticità e semplicità. Vi sembra troppo new-age come approccio? Noi invece pensiamo sia molto efficace. Provate a pensare a quante volte avete sentito dei discorsi con fatti, numeri, citazioni e vi siete annoiati e quante altre volte siete invece rimasti affascinati da un semplice esempio di vita vissuta. Certo, lo storytelling non è qualcosa da utilizzare in tutte le occasioni ma molto spesso un breve aneddoto può essere inserito in qualsiasi discorso o presentazione.

Preparazione e pratica. L’ansia la si supera anche e soprattutto con la preparazione. Essere molto preparati rispetto all’argomento di cui si dovrà parlare aiuta ad essere più fiduciosi delle proprie capacità e a ridurre il livello di stress. Documentarsi, approfondire, ipotizzare eventuali domande od obiezioni e relative risposte ma anche fare delle prove davanti allo specchio (o a qualche amico che ci supporti) sono tutti ottimi suggerimenti che vanno assolutamente messi in pratica finché parlare in pubblico non diventerà la normalità.

 

Scegliere un modello. Scegliete una persona che conoscete o una persona anche famosa di cui ammirate la capacità di esporre in pubblico e imparate dal suo modo di fare. Questo non vuol dire fare paragoni o copiare: è essenziale che ognuno di noi abbia il proprio stile e lo coltivi ma spesso avere un modello da seguire è fonte di ispirazione e motivazione.

Accettarsi e celebrare le differenze. L’obiettivo di tutti questi suggerimenti è sviluppare fiducia in se stessi e non è, invece, diventare estroversi se non lo si è. Non dovete lasciare che la vostra naturale riservatezza limiti il vostro potenziale ma non dovete neanche sforzarvi di essere l’opposto di ciò che siete: alcune persone sono più silenziose e riservate di altre ma entrambe possono riuscire a tenere un buon discorso o un’ottima presentazione. Accettare di essere introversi non significa fuggire le occasioni in cui si deve parlare in pubblico ma significa imparare a gestirle. Probabilmente si avrà bisogno di uno spazio di decompressione, un luogo  protetto in cui  ritrovare la quiete dopo la performance pubblica. Imparate ad accettare la vostra natura senza lasciarvi condizionare.

E voi quale tecnica utilizzate per superare il timore di parlare in pubblico? Condividete i vostri suggerimenti: potranno essere di aiuto ad altre persone.

 

 

Autore: Marco Bonora

Introverso, ingombrante, risvegliato a 40anni da coma lavorativo cerca disperatamente persone appassionate di qualsiasi cosa. Offro ironia caustica, soluzione problemi, creatività, cucina gourmande e musica indie/alternative. Astenersi perditempo